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Sarah Fahr: "Io, la Germania e un papà in barca a vela. Conegliano, più facile del previsto vincere senza Egonu"

Sarah Fahr, 21 anni, centrale di Conegliano e dell'Italia 
Intervista all'azzurra campionessa d'Italia con la Prosecco Doc Imoco: "La mia famiglia ha lasciato l'isola d'Elba perché parlavano tutti il tedesco. Se giochi per Conegliano, devi avere il fuoco dentro. Dopo quasi due anni persi per infortuni ho scoperto la psicologia e la studio all'Università"
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Sotto le bollicine, la lava del vulcano. Sbagliato pensare che Conegliano, rullo compressore del volley femminile, campione del mondo e d'Italia al quinto scudetto consecutivo, sia solo una squadra frizzante come lo sponsor e il territorio suggeriscono. Ad animare il gruppo che lunedì ha sconfitto Milano c'è una feroce dinamica finalizzata alla vittoria. Ben sintetizzata dagli occhi spiritati del coach Daniele Santarelli, o dalle parole di una delle protagoniste del titolo, che l'Italia di Mazzanti attende a braccia aperte: Sarah Fahr. Tedesca di famiglia, figlia di un velista del Mar Baltico, ma italiana in tutto il resto. Azzurra precocissima ai Mondiali 2018 e alle Olimpiadi di Tokyo, poi perduta per gli infortuni, infine ritrovata più consapevole che mai.

Sotto le bollicine, la lava del vulcano. Sbagliato pensare che Conegliano, rullo compressore del volley femminile, campione del mondo e d'Italia al quinto scudetto consecutivo, sia solo una squadra frizzante come lo sponsor e il territorio suggeriscono. Ad animare il gruppo che lunedì ha sconfitto Milano c'è una feroce dinamica finalizzata alla vittoria. Ben sintetizzata dagli occhi spiritati del coach Daniele Santarelli, o dalle parole di una delle protagoniste del titolo, che l'Italia di Mazzanti attende a braccia aperte: Sarah Fahr. Tedesca di famiglia, figlia di un velista del Mar Baltico, ma italiana in tutto il resto. Azzurra precocissima ai Mondiali 2018 e alle Olimpiadi di Tokyo, poi perduta per gli infortuni, infine ritrovata più consapevole che mai.

Sarah Fahr, un'azzurra dal cognome tedesco nell'Italia multiculturale del volley.
"I miei genitori sono tedeschi, ma si sono trasferiti in Italia un anno prima che nascessi. Mia madre Julia volle tornare a Kulmbach, vicino a Norimberga, per mettermi al mondo. Ma sono cresciuta a Piombino dove papà Florian, velista a Kiel, lavorava sulle barche a vela. Anzi, eravamo all'isola di Elba, ma l'abbiamo lasciata perché tutti parlavano tedesco e mamma voleva imparare l'italiano. Ora ho un fratello, Gianluca, che a 16 anni è alto 2 metri e cinque".

Cosa significa giocare a Conegliano?
"Che ognuna di noi ha il fuoco dentro, e se non ce l'hai quando sei qua ti viene per forza. Sai che sei in una città che vuole vincere, e devi fare di tutto per riuscirci. Santarelli è una persona fantastica, che vuole sempre il meglio, non è mai soddisfatto, è merito suo se spingiamo sempre sul gas. Per non parlare della moglie: non penseresti mai che sono sposati in allenamento, lei pretende il massimo da se stessa nonostante sia Monica De Gennaro".

Daniele Santarelli, coach di Conegliano 

Eppure in finale avete sofferto.
"Siamo state altalenanti: partite con un 3-2 casa, non eravamo al 100% e sono arrivate le batoste in casa loro e da noi, poi in gara 4 abbiamo fatto vedere il meglio per arrivare a una gara 5 spettacolare, emozionante. Ma non parleremmo di vittoria senza Alexa Gray, che finora non aveva avuto tanto spazio dopo un infortunio alla spalla, ma nella finale scudetto ha dimostrato di essere una vera campionessa".

All'inizio avete sofferto la partenza di Paola Egonu?
"E' stato più facile del previsto. Il nostro sport è uno sport di squadra, lei non può vincere da sola, ed è stata comunque sostituita da una delle migliori del mondo nel suo ruolo, Isabelle Haak. Il livello non si è abbassato, e dal punto di vista umano ci siamo ben "incastrare" una con l'altra".

Sarah Fahr 

A proposito di infortuni, lei viene da un autentico calvario.
"Ho perso quasi due anni. All'Europeo vinto nel 2021 mi sono rotta il crociato. Sono stata operata dal professor Mariani, ho fatto un percorso di riabilitazione rientrando a marzo, ma alla quinta partita mi sono rotta lo stesso crociato. All'inizio vedevo tutto nero, poi in treno ho incontrato un uomo semiparalizzato e mi sono detta: "Sarah, mettiti lì a lavorare"".

Ha funzionato, pare.
"Gli infortuni mi hanno cambiata nel modo di giocare, ho più cattiveria, mentre da giovane ero quella che si divertiva senza aggressività. Ora sì che ho il fuoco dentro, credo si sia visto nelle finali. E ho scoperto la psicologia".

Un sostegno cercato da molti atleti.
"Per me è diventata qualcosa di più. Farmi male è servito a conoscermi come persona, grazie al supporto degli psicologi. È finita che all'Università ho iniziato un percorso di psicologia: quando conosco una persona mi piace capirla più in profondità".