Volley Milano, la presidente: "Noi accanto a Egonu contro il razzismo. Ma questo è uno sport maschilista"
di Mattia ChiusanoAlessandra Marzari assicura di praticare “il lavoro più bello del mondo”, che non è guidare come presidente la Milano del volley fino alla finale scudetto femminile, ma fare il medico chirurgo al Pronto soccorso del Niguarda, con due turni di notte al mese. Moglie dell’imprenditore Aldo Fumagalli (ex proprietario della Candy), non si entusiasma solo per avere in squadra Myriam Sylla, Alessia Orro e presto Paola Egonu, reduce dalla gigantesca prestazione che ha permesso al VakifBank di vincere la Champions, ma anche per aver creato matrimoni: “Dalla serie D fino alla A ero io a fare la squadra. Prima costruivo quella delle donne, poi contattavo gli uomini che chiedevano chi c’era nella squadra femminile. È finita con molti che si sono sposati tra di loro”. Ma c’è poco di naif e romantico, e molto di strategico nel progetto che la Vero Volley sta portando avanti, trasformando un club di Monza in un brand dello sport m…
Alessandra Marzari assicura di praticare “il lavoro più bello del mondo”, che non è guidare come presidente la Milano del volley fino alla finale scudetto femminile, ma fare il medico chirurgo al Pronto soccorso del Niguarda, con due turni di notte al mese. Moglie dell’imprenditore Aldo Fumagalli (ex proprietario della Candy), non si entusiasma solo per avere in squadra Myriam Sylla, Alessia Orro e presto Paola Egonu, reduce dalla gigantesca prestazione che ha permesso al VakifBank di vincere la Champions, ma anche per aver creato matrimoni: “Dalla serie D fino alla A ero io a fare la squadra. Prima costruivo quella delle donne, poi contattavo gli uomini che chiedevano chi c’era nella squadra femminile. È finita con molti che si sono sposati tra di loro”. Ma c’è poco di naif e romantico, e molto di strategico nel progetto che la Vero Volley sta portando avanti, trasformando un club di Monza in un brand dello sport milanese, sempre più presente all’Allianz Cloud pronta ad accogliere Paola Egonu.
Una città così grande non era mai salita così in alto nel volley femminile.
“L’ingresso all’Allianz per 4 partite è stato molto positivo, abbiamo avuto sold out a metà settimana contemporanei a partite di Champions. Per la prossima stagione abbiamo fatto capire che non potremo giocare tutte le partite a Milano, ma puntiamo al 70 %, che non è poco”.
Avete lasciato Monza anche per la convivenza impossibile con il calcio.
“Il Monza in A ha fatto da acceleratore, abbiamo dovuto spostare 14 gare. Cosa hanno fatto il questore e il prefetto? Hanno messo i tifosi nel parcheggio del palazzetto, dove non possiamo nemmeno entrare. Non gliene frega niente della pallavolo: “Io con l’ordine pubblico faccio quel che voglio” dicono. Ringraziamo il Comune che ci concede il palazzetto, ma non le altre autorità e gli imprenditori locali”.
Che significa Milano per voi?
“Che mi ha telefonato uno sponsor che avevo contattato invano 50 volte. È più attraente sponsorizzare in una città così che a Monza”.
Permette anche di ingaggiare una campionessa che è icona nella società italiana: Paola Egonu.
“La soddisfazione di averla con noi è immensa. Paola è molto giovane, e ha un talento smisurato. C’è gente che sa mille volte di più di razzismo, ma il suo ruolo di campionessa le permette di essere più ascoltata e avere più visibilità. Questo è fantastico, ma se lei ha dei temi che le stanno a cuore, deve essere credibile: non deve tirare in ballo il razzismo se ha giocato male nella semifinale mondiale. Se vuole essere ambasciatrice va benissimo, ma lo deve essere con concretezza. Noi ci saremo per lei, anche per questo: siamo strutturati”.
Come partecipa alla sua avventura suo marito Aldo Fumagalli, celebre imprenditore?
“Quattro anni fa ha venduto Candy, e oggi il 5% delle sue attività è assorbito dal volley. Praticamente è lo sponsor del team femminile, l’upgrade l’abbiamo fatto grazie a lui, ma non c’è un marchio riconducibile alla sua presenza: mio marito ha messo soldi della famiglia”.
Secondo lei c’è maschilismo nel volley?
“Sì, è una situazione vergognosa. Me ne sono resa conto nella Lega maschile, ma anche in quella femminile, quando è venuto per la prima volta mio marito, e da lui ascoltavano tesi ignorate quando a presentarle ero io quattro anni fa. È come accade nelle imprese: nei posti in cui vengono prese le decisioni, siamo un po' scarsine. Nelle assemblee è difficile farsi credere, ascoltare. Ma è possibile che non ci sia una donna presidente di federazione nel 2023? Eppure ci sono in giro dirigenti colte e in gamba, su governance, leghe, media, una su tutte penso a Graziella Bragaglio, presidente del Brescia basket. Nel Master di management sportivo della Fifa ci sono metà donne e metà uomini. Il calcio in qualche modo promuove le donne, è attento agli abusi, alle violenze nello sport come fa la Figc, ma noi niente”.
A Milano avete giocatori simbolo, una fra tutte Myriam Sylla.
“Miri sa che è stata molto desiderata da me: penso che sia una giocatrice straordinaria, favolosa. In futuro sarà più forte, non è ancora arrivata al top, il prossimo anno lavoreremo su alcuni aspetti per migliorare la sua performance: è un generatore, una botte di energia che va incanalata”.
Avete fatto di Alessia Orro la capitana della squadra.
“Lei deve capire che essere capitano è qualcosa di indipendente dalla prestazione sportiva: è un ruolo di relazione, di intelligenza emotiva, lei deve decidere che stile di leadership vuole, democratica o no”.
Lavorate molto con le giocatrici?
“Quest’anno abbiamo lavorato tanto sulla comunicazione, trovando un bellissimo gruppo di psicologi dello sport che fanno capo a Barbara Rossi. Poi altri aspetti, come l’allenatore del servizio, per cercare un metodo per far lavorare bene la squadra: il nostro è un progetto a lunga scadenza”.