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Egonu alle Olimpiadi, Mazzanti a casa: il ribaltone del volley prima di Parigi 2024

Paola Egonu durante Italia-Turchia

 (afp)
Dal 16 settembre via alle qualificazioni ai Giochi senza l’opposto, che si è tirata fuori. In autunno il bilancio della federazione sul tecnico non più difendibile dopo il disastro all’Europeo. Dal Brasile: quattro azzurre, compresa Paola, volevano la testa del ct
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L’Italia è già alle Olimpiadi di Parigi. Ne è convinta la federazione, studiando tutte le possibili combinazioni del torneo di volley femminile. Anche se le azzurre non si qualificassero nel girone che scatta in Polonia il 16 settembre, e riserva due posti ai Giochi tra le favorite Usa, Polonia e Italia (più difficile per le altre squadre), la situazione del ranking internazionale che completerà il quadro delle partecipanti è talmente positiva che non si riesce a immaginare un’esclusione, nemmeno con un harakiri. Ma allo stesso tempo, quale è stata la migliore nazionale in tempi recenti, quella che è arrivata a un passo dal battere la Turchia futura medaglia d’oro europea e n.1 del mondo? Quella con Paola Egonu in campo, 25 punti senza essere partita titolare. Un disastro invece, a livello di motivazioni, quella andata in campo contro l’Olanda nella finale per il bronzo, senza il mordente che un allenatore dovrebbe dare quando la squadra è abbacchiata, come l’Italia dopo la sconf…

L’Italia è già alle Olimpiadi di Parigi. Ne è convinta la federazione, studiando tutte le possibili combinazioni del torneo di volley femminile. Anche se le azzurre non si qualificassero nel girone che scatta in Polonia il 16 settembre, e riserva due posti ai Giochi tra le favorite Usa, Polonia e Italia (più difficile per le altre squadre), la situazione del ranking internazionale che completerà il quadro delle partecipanti è talmente positiva che non si riesce a immaginare un’esclusione, nemmeno con un harakiri. Ma allo stesso tempo, quale è stata la migliore nazionale in tempi recenti, quella che è arrivata a un passo dal battere la Turchia futura medaglia d’oro europea e n.1 del mondo? Quella con Paola Egonu in campo, 25 punti senza essere partita titolare. Un disastro invece, a livello di motivazioni, quella andata in campo contro l’Olanda nella finale per il bronzo, senza il mordente che un allenatore dovrebbe dare quando la squadra è abbacchiata, come l’Italia dopo la sconfitta al tie-break con le turche. Con questi due pesanti indizi Paola Egonu si è allontanata dalla Nazionale, saltando il preolimpico e prendendosi un periodo di riposo dopo aver trascorso buona parte dell’Europeo in panchina per scelta di Davide Mazzanti. Tornando dalla madre, per ricaricarsi nella casa di famiglia a Manchester.

Paola Egonu simbolo del volley italiano nel mondo

Peggiore situazione non si poteva prospettare per la federazione e il presidente Giuseppe Manfredi, che ha enunciato due principi. Uno: “Siamo tutti in discussione, io come presidente, il tecnico come tecnico, le giocatrici come giocatrici”. Due: “Qualcosa a livello tecnico bisogna cambiare”. Una terza direttiva richiama il gruppo al silenzio sulla questione più scabrosa, ma questo è logico per non buttare altra benzina sul fuoco e concentrarsi sulle qualificazioni. Diverso il discorso “tecnico”. Come nel calcio, c’è sempre un punto debole tra chi decide (il presidente) e chi va in campo (le giocatrici): l’allenatore. Ormai identificato come l’uomo che dopo averla creata ha smembrato la squadra campione d’Europa solo due anni fa, e trionfatrice in Nations League nel luglio 2022. Soprattutto, ha umiliato la giocatrice-simbolo della pallavolo italiana, negli allenamenti in cui era ai margini e nelle partite in cui andava in panchina. Un colpo all’immagine di uno sport pieno di energia e valori, che spesso Paola Egonu, con tutti i suoi difetti difficili da gestire, ha incarnato fino ad uscire dal campo e sconfinare in altri territori: il Festival di Sanremo, il ruolo di testimonial Armani. E l’amicizia con Giovanni Malagò, presidente del Coni sempre smanioso di conoscere tutti gli atleti. Consapevole del disastro mediatico che potrebbe avere l’esclusione di una donna che anche nelle ultime settimane – finale di Champions vinta con 40 punti, semifinale quasi vinta con la Turchia – ha dimostrato il suo valore, la sua classe degna delle migliori 3-4 del mondo. La spedizione a Parigi non può permettersi un altro flop come a Tokyo, con Paola Egonu stavolta a casa.

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Chi al posto di Mazzanti?

Mazzanti non potrà superare il vaglio dei bilanci federali, che verranno fatti fra ottobre e novembre chiusa la stagione delle nazionali. I tentativi di dialogo dello scorso autunno non sono più proponibili. Il blog del media brasiliano O Tempo ha citato una giocatrice non identificata della Seleçao, secondo la quale quattro azzurre avevano chiesto invano a Manfredi la testa del ct. Si tratta di Cristina Chirichella, Caterina Bosetti, Monica De Gennaro e Paola Egonu, le prime tre escluse dalla nazionale, la quarta gestita durante l’Europeo come si è visto. Il problema sarà trovare il sostituto di Mazzanti, ostacolo non da poco visto che la Fipav non contempla il doppio incarico Nazionale-club, e a dieci mesi da Parigi i coach più celebrati sono già impegnati. Daniele Santarelli con la Turchia, Stefano Lavarini con la Polonia e il Fenerbahçe, Giovanni Guidetti con la Serbia e il Vakifbank, Julio Velasco tornato ad allenare a Busto Arsizio dopo aver appena lasciato la federazione. Ma una soluzione si troverà.

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Paola Egonu, Olimpiadi a rischio?

Quando Paola Egonu ha comunicato la sua decisione di fermarsi, e non seguire la nazionale in un nuovo calvario al torneo olimpico, ha trovato un presidente comprensivo. Non distaccato per quella che poteva essere considerata una defezione. Una porta pronta a essere riaperta, quando si avvicina l’esame più importante del quadriennio. Perché è importante la disciplina, la squadra, il gruppo, ma una campionessa non si lascia a casa, soprattutto alle Olimpiadi. Un nuovo disastro di Mazzanti sarebbe una scossa di terremoto anche per la federazione.
 

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