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Volley, la brasiliana Carol: “Lo scudetto con Scandicci è possibile. Io vegana, a Firenze me la cavo con la pasta”

Carol con la maglia di Scandicci (fotogramma)
La giocatrice della squadra che contende il titolo tricolore a Conegliano: “Mia moglie Anne Buijs è olandese e gioca a Novara. Con il Brasile ho affrontato l’Italia e Paola Egonu, lei è molto importante per questo paese”
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Ana Carolina da Silva, nome d’arte Carol. Titolare del Brasile, miglior centrale agli ultimi Mondiali. Giustiziera dell’Italia di Mazzanti, che andò in crisi proprio nella semifinale iridata con la Seleção. Non aveva mai giocato in Italia, ha deciso di farlo nell’anno olimpico. Risultato: la sua Scandicci è nella finale scudetto, a far paura a Conegliano: 1-1 dopo le prime due partite, domani gara 3. Carol vive col sorriso dipinto sul volto e racconta l’amore per l’Italia partendo da Firenze, il matrimonio con la giocatrice olandese Anne Buijs, la scelta vegana. E ha un consiglio per Julio Velasco.

Carol, quando ha scelto la Savino Del Bene immaginava di giocare per lo scudetto?

“Dovevo andare a Novara, poi il mio agente mi ha detto che avevo una possibilità di giocare qui e ho accettato. Quando ho visto la squadra ho pensato: ‘Wow, possiamo essere campioni’. Conoscevo la storia di Massimo Barbolini, la sfida era trasformare il talento in una squadra. Tutti dicevano quanto sia diffici…

Ana Carolina da Silva, nome d’arte Carol. Titolare del Brasile, miglior centrale agli ultimi Mondiali. Giustiziera dell’Italia di Mazzanti, che andò in crisi proprio nella semifinale iridata con la Seleção. Non aveva mai giocato in Italia, ha deciso di farlo nell’anno olimpico. Risultato: la sua Scandicci è nella finale scudetto, a far paura a Conegliano: 1-1 dopo le prime due partite, domani gara 3. Carol vive col sorriso dipinto sul volto e racconta l’amore per l’Italia partendo da Firenze, il matrimonio con la giocatrice olandese Anne Buijs, la scelta vegana. E ha un consiglio per Julio Velasco.

Carol, quando ha scelto la Savino Del Bene immaginava di giocare per lo scudetto?

“Dovevo andare a Novara, poi il mio agente mi ha detto che avevo una possibilità di giocare qui e ho accettato. Quando ho visto la squadra ho pensato: ‘Wow, possiamo essere campioni’. Conoscevo la storia di Massimo Barbolini, la sfida era trasformare il talento in una squadra. Tutti dicevano quanto sia difficile battere Conegliano, io rispondevo: ‘Sì, difficile, ma non impossibile’”.

Lei fa parte del Brasile che mise in crisi l’Italia di Mazzanti ai Mondiali 2022. Cosa ricorda?

"Ci siamo divertite, siamo state felici, spero di poter rivivere quei momenti. Abbiamo giocato contro l’Italia, contro Paola Egonu, ed è stata una partita incredibile, un sogno vedere questa nuova generazione brasiliana, con un nuovo carattere, mentalità dopo il ciclo delle due volte campionesse olimpiche. Il mondiale in Olanda è stato come giocare a casa”.

A proposito di Egonu, ora lei vive nel paese in cui Paola è testimonial, tra tante cose, anche della moda.

"Stando qui capisci lo stile italiano, la storia, i brand. Ho sempre detto ai miei amici: “Ovunque tu vada, qui tutti si vestono così bene, la gente è stylish e gentile”. Capisci perché Paola è così, perché è così importante per questo paese. È bello vedere che le persone la sostengono”.

Parlando dell’Olanda ha detto che si è sentita a casa.

"Perché mia moglie è di Westerfoort, vicino ad Arnhem. Ma vado anche a Oostzaan, dove troviamo i genitori. Anne è nazionale olandese”.

Cercate sempre di giocare nella stessa squadra, o nello stesso paese: molto romantico.

“Sì, è bello. Stiamo insieme da sette anni. Abbiamo giocato insieme in Turchia, poi quando lei è stata a Monza e di nuovo in Turchia alla fine mi ha voluto raggiungere in Brasile, al Praia. E ora siamo tutte e due in Italia, lei è a Novara ma ora è con me. Lo desideriamo come coppia, unendo le nostre vite senza dimenticare la nostra carriera. Come le dico sempre, abbiamo tutta la vita per stare insieme. Il tempo passa in fretta, anche quando siamo separate”.

Il volley è un ambiente libero, ma non tutti gli sport lo sono: è così difficile dichiararsi?

"Lo vedo anch’io. Noi viviamo con naturalezza, è solo il nostro amore. Ma abbiamo amici che praticano altri sport, e insomma dipende anche dal paese in cui ti trovi. Gli spettatori potrebbero divertirsi e capire che dietro a un giocatore c’è una vita, un essere umano che cerca di fare del suo meglio, proprio come loro”.

Lei è vegana, come se la cava nella città della fiorentina?

"Premetto che in questa città c’è bellezza ovunque, e ho fatto esperienze meravigliose: ho vissuto l’inverno, perché in Brasile questa stagione è sempre soleggiata. Ho visto gli alberi senza foglie, la natura che cambia. Sono rimasta 25 minuti a bocca aperta davanti al David di Michelangelo. Eppoi ho scoperto come cavarmela nei ristoranti”.

La sua strategia?

"Sono diventata una specialista in pasta al pomodoro. I ristoranti in cui vado non hanno un menu vegano, ma la pasta è davvero deliziosa. Quanto all’essere vegana, dico che credo nell’equilibrio. Se ti piace mangiare carne, puoi non farlo tutti i giorni. Per aiutare non solo noi stessi, la nostra salute, ma anche il mondo e gli animali. Senza negarti il piacere della migliore bistecca alla fiorentina”.

A Firenze gioca accanto a Ekaterina Antropova: al posto di Julio Velasco farebbe giocare alle Olimpiadi lei o Paola Egonu?

"Kate è così giovane, e puoi vedere quanto voglia essere una delle migliori. Si comporta in maniera più matura della sua età, a Velasco direi quel che dice sempre il grande allenatore brasiliano Zé Roberto: ‘Gioca chi è più in forma in quel momento’”.

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