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Julio Velasco, così ha rilanciato l’Italia di Egonu 28 anni dopo la Generazione dei fenomeni

Julio Velasco, 72 anni (foto volleyballworld) 
La vittoria della Nations League è arrivata poco più di un mese dopo la prima partita ufficiale. I principi del ct partono dall’epoca di Zorzi & C. per arrivare a quella che lui chiama “la rivoluzione delle donne”. Con precise indicazioni tecniche, e un caposaldo: “Non siamo tutti uguali”
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Julio Velasco, dove eravamo rimasti? Nei ricordi della Generazione dei fenomeni, e invece adesso bussa alla porta il futuro. La storia di quattordici ragazze che nell’arena colorata e urlante di Bangkok concedono solo un set tra Usa, Polonia e Giappone. Vincendo la Nations League, salendo al primo posto del ranking mondiale, riproponendo Paola Egonu come Mvp globale e non più come un problema. Tornando tra le favorite delle Olimpiadi di Parigi dopo un inverno in castigo. Quarte agli Europei, fuori nel preolimpico, poi affidate all’uomo delle mille suggestioni. Quello che è stato leggenda con un gruppo di ragazzi anche quelli un po’ abbacchiati a fine anni Ottanta, per poi vincere due Mondiali e una sequenza di trofei lunga così. Quello che ora ha scelto le donne, perché «è in corso una rivoluzione pacifica e silenziosa, le donne certe cose non le aspettano, se le prendono» ha detto in un’intervista a Repubblica. Quello che «voglio le mie giocatrici autonome e autorevoli». E visto che …

Julio Velasco, dove eravamo rimasti? Nei ricordi della Generazione dei fenomeni, e invece adesso bussa alla porta il futuro. La storia di quattordici ragazze che nell’arena colorata e urlante di Bangkok concedono solo un set tra Usa, Polonia e Giappone. Vincendo la Nations League, salendo al primo posto del ranking mondiale, riproponendo Paola Egonu come Mvp globale e non più come un problema. Tornando tra le favorite delle Olimpiadi di Parigi dopo un inverno in castigo. Quarte agli Europei, fuori nel preolimpico, poi affidate all’uomo delle mille suggestioni. Quello che è stato leggenda con un gruppo di ragazzi anche quelli un po’ abbacchiati a fine anni Ottanta, per poi vincere due Mondiali e una sequenza di trofei lunga così. Quello che ora ha scelto le donne, perché «è in corso una rivoluzione pacifica e silenziosa, le donne certe cose non le aspettano, se le prendono» ha detto in un’intervista a Repubblica. Quello che «voglio le mie giocatrici autonome e autorevoli». E visto che c’era, anche vincenti, subito vincenti, perché il successo di Bangkok non se lo aspettavano nemmeno in federazione, ha fatto intuire il presidente Giuseppe Manfredi: «L’ultima vittoria è sempre la più bella» congeda il passato Velasco, 28 anni dopo l’addio alla squadra maschile: è tempo di fare la rivoluzione.

Velasco: “Chi è speciale non fa come gli pare”

Buona, buonissima la prima. Ma prima di parlare di Parigi, prima di ricordare la storia di un tecnico icona che ha allenato di tutto, pure l’Iran, convinto che 72 anni sia l’età perfetta per fare una nuova esperienza, bisogna tornare a quel che diceva ai Fenomeni. Quando Andrea Zorzi gli chiese come diventare uno dei migliori attaccanti del mondo, lui rispose: «Sei uno schiacciatore? Impegnati per schiacciare meglio». Semplice, e complicato allo stesso tempo. Ogni time-out è l’occasione per una definizione tecnica di quel che va migliorato. «Ogni volta ci ammazzano con la diagonale, non chiudiamo il muro per forza» è stato l’input severo durante il terzo set perso col Giappone. “Non siamo tutti uguali” è un altro caposaldo di Velasco, che smentisce il luogo comune del tecnico che loda tutti senza fare distinguo. Sottolineando in primis la prestazione di Paola Egonu, per poi citare tante protagoniste di «questo gruppo straordinario di ragazze che ha reso tutto facile». Essere speciali non significa «che ognuno fa come gli pare», è stato il messaggio a qualsiasi star della squadra. Ma al tempo stesso una come Egonu va alleggerita, dotandosi di più soluzioni offensive per non caricare tutto il peso del gioco su di lei. L’unicità va incastonata in una squadra, «ognuna di noi ha un ruolo ben preciso, sa cosa fare in ogni momento del match» ha spiegato Carlotta Cambi. Se poi a chiedertelo è un uomo diventato leggenda, tutto diventa più credibile.

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