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Manfredi, n.1 del volley: “Egonu con Antropova, mi fido di Velasco. Da noi le leghe tifano azzurro”

Paola Egonu ed Ekaterina Antropova (al centro)

 

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Via alla stagione delle due nazionali campioni del mondo, parla il presidente della Fipav: “Mai più un caso Lavia. Egonu, Danesi, Sylla e Orro hanno detto no a Velasco che voleva farle riposare per un’intera estate. Nel gruppo di De Giorgi entrerà il primo azzurro di origini africane. Con la legge sulle palestre scolastiche daremo un campo ai bambini rimasti senza. Pronti per gli Europei in casa, noi italiani organizziamo bene”
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Mai più un caso Lavia. Il no di Egonu e compagne a Julio Velasco che proponeva loro un’intera estate di riposo. Il primo azzurro di origini africane nella squadra di Fefè de Giorgi. Gli Europei maschili in casa, con l’apertura a Piazza del Plebiscito a Napoli. Un’ondata di nuovi impianti, soprattutto nelle zone più carenti d’Italia. Tornano le nazionali di volley campioni del mondo, a Milano comincia il primo raduno delle azzurre di Velasco, e suo malgrado torna in scena Giuseppe Manfredi. Presidente della Fipav che non ama troppo apparire, ma è stato protagonista di alcune scelte chiave di questo ciclo, prima fra tutte quella del ct femminile che in quel momento aveva solo poche partite nel campionato femminile alle spalle.

Il presidente della Fipav Giuseppe Manfredi, accanto al ct Fefè De Giorgi, con la coppa del Mondiale maschile (foto Fipav) 

Presidente Manfredi, è pronto per il grande a…

Mai più un caso Lavia. Il no di Egonu e compagne a Julio Velasco che proponeva loro un’intera estate di riposo. Il primo azzurro di origini africane nella squadra di Fefè de Giorgi. Gli Europei maschili in casa, con l’apertura a Piazza del Plebiscito a Napoli. Un’ondata di nuovi impianti, soprattutto nelle zone più carenti d’Italia. Tornano le nazionali di volley campioni del mondo, a Milano comincia il primo raduno delle azzurre di Velasco, e suo malgrado torna in scena Giuseppe Manfredi. Presidente della Fipav che non ama troppo apparire, ma è stato protagonista di alcune scelte chiave di questo ciclo, prima fra tutte quella del ct femminile che in quel momento aveva solo poche partite nel campionato femminile alle spalle.

Il presidente della Fipav Giuseppe Manfredi, accanto al ct Fefè De Giorgi, con la coppa del Mondiale maschile (foto Fipav) 

Presidente Manfredi, è pronto per il grande azzardo di Velasco, far giocare insieme Egonu e Antropova, quest’ultima nel ruolo di schiacciatrice?

“Velasco è un fenomeno, sa quel che fa, se ha deciso una cosa del genere vuol dire che l’ha studiata mille volte. Lui è così, sa tutto, gira dappertutto, è pronto ad andarsi a vedere una partita di serie B se c’è una giocatrice che lo può interessare. Lui è quello che serviva in un gruppo a cui mancava qualcosa, non certo la qualità: serviva uno che sapesse far crescere”.

Dopo aver vinto il mondiale, il ct annunciò che ci sarebbe stata una fase lunga di riposo per le veterane che giocano a ritmi impressionanti da troppi anni.

“È vero, ma dopo aver accettato di riposare durante la Nations League Egonu, Danesi, Orro e Sylla hanno rifiutato la possibilità di saltare un’intera annata: agli Europei vogliono esserci”.

La vigilia del titolo mondiale maschile fu turbata dal gravissimo infortunio di Daniele Lavia, che si danneggiò una mano in sala pesi innescando la dura reazione del suo club, Trento.

“Un caso Lavia non dovrà mai più esserci. Abbiamo chiesto alle società di fornirci i loro contratti, per modulare i contratti assicurativi che proteggano i giocatori e i club, che non devono rimetterci in caso di incidenti del genere. Non è che non fossimo assicurati, ma adesso andremo ancora più a fondo per risolvere questo problema. Al posto di Trento avrei avuto la stessa reazione: con loro abbiamo trovato un accordo, giocheremo un’amichevole della nazionale nel loro palazzetto”.

È vero che vi state muovendo per tesserare Noumory Keita, fortissimo schiacciatore maliano di Verona?

“La federazione del Mali ha dato il via libera, stiamo attendendo i documenti per capire se lui ha già giocato delle partite ufficiali con quella selezione, ritardando la procedura di tesseramento. Le regole internazionali sono cambiate, ma lui gioca nel nostro campionato da tre anni e diventerà italiano”.

Farete in tempo per gli Europei?

“No, ma per i Mondiali dell’anno prossimo ci auguriamo di sì”.

Sente il valore simbolico di un giocatore di origine africana anche nella nazionale maschile?

“Assolutamente sì, la nazionale femminile è già un simbolo di integrazione da tanti anni, ma nel settore maschile è diverso, non capisco ancora perché i ragazzini di seconda generazione si buttino più sul calcio o sul basket, mentre le ragazzine vengono tutte da noi”.

Si è battuto per la legge che agevolerà la concessione delle palestre scolastiche alle società, come mai ci teneva così tanto?

“Intanto voglio dire che la legge è stata approvata all’unanimità, con un appoggio assolutamente bipartisan in cui si sono impegnati sia Mauro Berruto, segretario della Commissione Cultura, scienza e istruzione del Pd, che il ministro Andrea Abodi, a cui devo riconoscere un appoggio incondizionato. Per far capire il problema, dopo i due titoli mondiali abbiamo avuto una crescita esponenziale di bambini, ma moltissimi sono rimasti in lista d’attesa perché non ci sono abbastanza impianti per i piccoli che vogliono giocare a pallavolo”.

Lei aveva parlato dell’Italia come di un paese “non civile” per quanto riguarda l’impiantistica.

“Per questo stiamo portando a termine un progetto in cui noi, come Fipav, investiremo 10 milioni in palestre di quartiere, proponendo alle amministrazioni locali più bisognose un manufatto uguale per tutti. Il nostro obiettivo sono 15-20 impianti in più. Al nostro impegno si è aggiunto quello di Invimit Italia, la società del Mef per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico: metterà altri 10 milioni”.

Lei crede a una candidatura olimpica di Roma nel 2036 o 2040?

“Non può che farci bene. Gli eventi portano benessere, se fatti in maniera razionale, e noi italiani sappiamo organizzarli bene, basta guardare Milano Cortina. Tutti vogliono venire qui a investire, perché trovano le garanzie per il successo. Gli Europei di volley 2023 sono stati molto positivi a livello di immagine, numeri, interesse, quest’anno li ospiteremo di nuovo, ma solo perché sono sostenibili, ai Mondiali dico no perché costano troppo e io devo invece investire nel nostro sistema”.

Guida una federazione che sta attraversando un periodo d’oro, che consiglio darebbe al calcio in crisi?

“Le problematiche del calcio sono totalmente diverse dalle nostre. Se nel volley abbiamo avuto certi risultati è perché non abbiamo mai lavorato così bene con le leghe, che spingono anche sui settori giovanili. I club gioiscono più di noi per i risultati delle nazionali. In campo vanno tre giocatori italiani, sempre, nei campionati giovanili gioca un solo straniero, ma queste regole le abbiamo potute imporre perché tutto ci sta andando bene: probabilmente questo nel calcio non è possibile, perché ci sono interessi più importanti”.

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