Italian Tech

START UP

L'italiano che ha creato Glancee
"Così ci ha comprati Facebook"

Andrea Vaccari, 28 enne veronese, ha venduto la sua applicazione per mettere in contatto tra loro persone con interessi simili. "Mark Zuckerberg mi ha portato a passeggio per il campus. Le nostre idee sul social discovering erano molto allineate e mi ha convinto che Facebook fosse il posto giusto dove svilupparle" di SILVIO GULIZIA
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RINUNCIARE a un posto fisso a Google è già una cosa da pazzi. Andrea Vaccari, 28enne veronese laureatosi al Politecnico di Milano, l'ha fatto due volte. Dopo un master in computer science a Chicago, uno stage a Google e un progetto di ricerca al Mit, nel 2010 ha deciso di creare la propria azienda. Glancee è stata una delle app che più ha attirato l'attenzione durante il South by Southwest (SXSW), uno degli eventi tech più importanti in Usa, dove è esploso il fenomeno del social discovering. L'obiettivo di Glancee è aiutare la gente a incontrare persone con interessi simili, ma non uguali. Per farlo Andrea ha sviluppato, insieme ad Alberto Tretti, conosciuto sulla rotta Milano-Chicago, e al canadese Gabriel Grise, un algoritmo che studia su Wikipedia per suggerire possibili amicizie tenendo conto degli interessi personali e del luogo dove uno si trova. Se qui c'è un amico di Facebook, una notifica push lo segnala. Mark Zuckerberg, conquistato dall'usabilità dell'app e dalla tecnologia di questa, ha deciso di comprare Glancee (la cifra non è pubblica) per chiuderla e portare il team di Andrea a lavorare in Facebook. "Domani è il primo giorno e vorrei essere abbastanza fresco" si scusa Andrea prima di accettare un'intervista via Skype.

Avete lanciato Glancee a marzo dopo un anno e mezzo di lavoro. Cos'è successo poi?
"Non sapevo che avrei venduto fino a quando non ho firmato. Dopo il successo al SXSW ho ricevuto diverse proposte di investimento e allora ho cominciato a parlare con un po' di persone. Ho avuto contatti con Google, Tagged e Facebook e altre grosse aziende del settore. Tramite ex colleghi di ricerca sono stato introdotto al director of product di Facebook Peter Deng e c'è stata subito sintonia. Avevo dei dubbi sull'effettiva possibilità di fare innovazione con così tanti utenti, ma mi hanno fatto capire che a Facebook questa idea di spingersi oltre i limiti e sperimentare è molto apprezzata. Poi Mark ha fatto il resto".

Com'è stato l'incontro con Zuckerberg?
"Io avevo ancora delle perplessità. Ci hanno organizzato un meeting di mezz'ora e Mark mi ha portato a passeggio per il campus. Mi ha messo subito a mio agio. Abbiamo parlato dei miei valori e degli obiettivi che avevo con Glancee. Le nostre idee sul social discovering erano molto allineate e Mark mi ha convinto che Facebook fosse il posto giusto dove svilupparle"

Nella comunicazione di Facebook si dice che lavorerete sulla "scoperta di luoghi". Che cosa vuol dire?
"Lavoreremo con il location team cercando di portare alcune delle idee che abbiamo esplorato con Glancee all'interno di Facebook".

Quando ha deciso che avrebbe venduto?
"Cinque minuti prima di firmare l'ultimo documento. Abbiamo chiuso l'app come ci era stato chiesto e ho firmato".

Dispiace averla dovuta chiudere?
"Nessuno fa una startup con l'idea di vendere. Normalmente un imprenditore vuole costruire un prodotto che cambi la vita delle persone che lo useranno, ma d'altronde il nostro prodotto potrà solo beneficiare da un così grande numero di utenti".

Come ha fatto a far innamorare Zuckerberg?
"Subito con Peter Deng c'è stata sintonia. Hanno apprezzato la visione di Glancee per quello che era e per i progetti che avevo in mente per il futuro. Mark ha poi avuto la forte intuizione che fossi la persona giusta da coinvolgere per queste nuove idee, piuttosto che farle sviluppare dall'interno. Quello che è piaciuto molto è che la nostra app fosse elegante e funzionale, soprattutto che non consumasse troppo la batteria come fanno le app che registrano costantemente la posizione".

Per avere successo occorre andare in America?
"Non credo che sia necessario venire qui per fare startup. La verità è che noi italiani siamo molto bravi a brontolare. Per avere successo bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare. C'è molta gente che frequenta le comunità on line, ma è meglio smettere di postare e cominciare a fare le cose. Spero tantissimo poter dare mio contributo alla comunità di startupper italiani e credo che questo successo mi darà anche un po' più di visibilità e autorità per poterlo fare e di questo sono molto contento. Voglio raccontare come siamo partiti, gli alti e bassi perché ci sono stati entrambi. Il messaggio non è dovete mollare l'Italia e venire qui, ma che servono forte volontà, persistenza, coraggio e voglia di fare".