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Archiviazione dei dati,
scatta l'ora degli SSD

Aumenta l'adozione dei nuovi hard disk a stato solido nei dispositivi rispetto ai tradizionali supporti magnetici. Per ora resta alto il costo per gigabyte e si cercano soluzioni "ibride". Ma un aiuto a questa tecnologia potrebbe arrivare dal cloud. Ecco perché di ANDREA FERRARIO*
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Gli SSD sono destinati a sostituire gli hard disk classici, ma il cambio di tecnologia non sarà immediato. La contrazione prevista per quest'anno è dell'11,8%, con un volume d'affari che passa dai 37.1 miliardi di dollari del 2102 a 32.7 miliardi. Complice l'aggressiva diffusione dei dispositivi mobili che usano memoria flash, la stima al ribasso continua nel  2014, anche se con numeri più contenuti.

Le due tecnologie, piatti magnetici e memoria solida, sono oggi complementari. Gli SSD offrono un'elevata velocità e rendono i dispositivi che li adottano più veloci e reattivi, ma il costo rispetto ai dischi classici è molto più elevato. Un SSD da 128 GB costa circa 100 euro, denaro sufficiente per acquistare un disco tradizionale da 2 terabyte. Se usiamo come unità di misura il "costo per gigabyte", la tecnologia degli SSD risulta fino a 15 volte più costosa rispetto a quella tradizionale.

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Gli SSD non sono sufficienti per soddisfare le necessità d'archiviazione moderne, laddove ampie collezioni musicali, fotografie digitali e filmati necessitano di parecchi gigabyte. Ancora fondamentali come supporti ai PC moderni, i dischi classici sono oggi disponibili nel taglio massimo di 4 terabyte, barriera che verrà presto superata grazie a nuove tecnologie in fase di sperimentazione. I prezzi si abbasseranno ulteriormente durante l'anno, come conseguenza della ripresa commerciale della Thailandia, il cuore pulsante dell'industria degli hard disk colpita l'anno scorso da un'inondazione devastante.

Le due tecnologie trovano il loro connubio nei dischi ibridi, hard disk classici (magnetici) a cui è stata aggiunta un piccola quantità di memoria flash (SSD). Hanno l'ambizione di offrire il meglio delle due tecnologie, velocità e spazio d'archiviazione. Purtroppo questa tecnologia non è ancora sufficientemente matura, e la velocità offerta non è paragonabile a quella di un vero SSD.

La soluzione più ovvia e diffusa tra gli appassionati è l'installazione, in un PC, di due dischi: un SSD di piccole dimensioni (64 o 128 GB), su cui verrà installato il sistema operativo e i software più usati, e un hard disk classico, molto capiente, in cui memorizzare tutti gli altri file. Se questa soluzione è l'ideale per un PC, non lo è per un notebook che non dispone di abbastanza spazio per installare due dischi. In questo caso l'SSD è la prima scelta (ecco la guida fai-da-te per procedere all'istallazione), a cui si affianca generalmente un hard disk esterno o il cloud storage.

Quest'ultimo sistema d'archiviazione, la memorizzazione dei dati nel cloud, è un altro tassello che gioca a favore della diffusione della tecnologia SSD. Salvare i dati nella nuvola (cloud storage) significa caricarli, tramite Internet, su un disco posizionato in qualche sala dati (data center) sparsa per il mondo. I vantaggi del cloud storage sono molteplici: spazio virtualmente infinito, sicurezza dei dati (backup) e accessibilità ovunque. Il cloud storage è un'alternativa attraente, ma oggi limitata dal costo delle spazio d'archiviazione e soprattutto dalla connettività. Per caricare file di grandi dimensioni su Internet è necessaria una connessione a Internet molto veloce, e solo poche regioni, nel mondo, dispongono oggi di connessioni ultra-veloci. Attualmente non è quindi una soluzione ampiamente accessibile, e va di pari passo con lo sviluppo delle reti.

Hard disk classici, SSD e cloud storage sono alternative che oggigiorno convivono, e così sarà anche per i prossimi anni. Piccoli SSD per l'installazione base di un computer assieme a grandi dischi magnetici per memorizzare le collezioni multimediali, e un piccolo spazio cloud storage dove salvare i file a cui vorrete accedere sempre, da qualunque dispositivo, smartphone e tablet inclusi.

* Dalla redazione di Tom's Hardware