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Antisocial mania, arrivano le app per disintossicarsi dal web

Le più famose si chiamano Cloak e Split: riescono a individuare gli "amici" nei paraggi e ci avvisano della loro presenza. Dedicate a chi vuole uscire dal vortice di Facebook & Co. e riprendere in mano la propria vita
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È IL MOMENTO di staccare la spina o, meglio, la connessione. Sembra questa infatti l'ultima tendenza social. Basta con Facebook e Twitter. Ora gli internauti vanno a caccia di "solitudine", che nella giusta misura va letta come un distacco controllato dall'overdose di connettività e come uno slancio a riprendere in mano la propria vita e il proprio tempo che deliberatamente avevamo consegnato ai network per non farci trovare assenti (per mesi e anni, quotidianamente) alla conta del presenzialismo mediatico. Stanchi di raccontare le nostre vite a suon di tweet e post per riprenderci uno spazio personale e reale a darci, per quanto possa sembrare un ossimoro, una mano arriva ancora una volta la tecnologia. Già perché pur sembrando un paradosso sono appena nate delle app come Cloak e Split, già battezzate anti-social che ci aiuteranno a "nasconderci" dall'intrusione della Rete.

Ma prima di parlare del loro funzionamento facciamo un passo indietro. Per capire da dove nasce l'allerta da abuso di social bisogna tornare a qualche mese fa quando sulle pagine dell'Economist si poteva leggere un interessante articolo che titolava: "Facebook nuoce alla salute - Fatevi una vita! - L'uso dei social network sembra rendere le persone più infelici". Il titolo faceva riferimento a uno studio appena pubblicato dalla Public Library of Science, condotto da Ethan Kross (University of Michigan) e Philippe Verduyn (Università di Leuven, Belgio) che mostrava come fosse più insoddisfatto della propria vita chi faceva di Facebook un uso massiccio. A fare eco a questo studio c'era poi un'altra indagine dell'Università del Missouri che passava in rassegna gli effetti dei social media nella vita di coppia. I risultati parlavano chiaro: l'utilizzo di Twitter è "scientificamente" causa di litigi, istiga all'infedeltà e in certi casi porta addirittura al divorzio.

Si capisce chiaramente da questo preambolo qual è l'humus nel quale si incastra il desiderio anti-social. A questo sentimento si ispira l'applicazione Cloak il cui funzionamento è semplice ma efficiente: in pratica rielabora le informazioni fornite dagli account Facebook, Twitter, Foursquare o Instagram e la geolocalizzazione degli utenti (con i quali siamo in collegamento) per avvisarci se nei paraggi c'è qualche contatto (si legga amico) in modo tale da scegliere di evitarlo per far sì che non siano i social a imporre anche i nostri incontri nella vita reale. Come spiega Chris Baker co-inventore di Cloak (e già ideatore della piattaforma virale Buzzfeed): "Siti come Facebook o Twitter sono arene pubbliche dove coltiviamo versioni di noi stessi molto curate, manipolate e il più delle volte false. E dove soprattutto ci viene chiesto di essere sempre 'on'. La gente posta attivamente di tutto e di più sui social network senza neppure avere cura del resto. Tutto ciò che fa Cloak è prendere quel comportamento sui social media e offrire un po' di privacy". Mentre il senso pratico dell'app è riassunto in home page "Cloak spulcia Instagram e Foursquare per farti sapere dove sono in ogni momento tutti i tuoi amici, 'amici', e non amici in modo da non imbattersi in quella persona particolare. Pensatela come l'antisocial network".

A fare eco a queste dichiarazioni c'è la voce Udi Dagan fondatore di Split (praticamente un app gemella di Cloak): "La nostra tecnologia serve a prendere le distanze da altra tecnologia perché abbiamo bisogno di riappropriarci delle nostre vite". Ma se proprio non potete fare a meno della connessione virtuale o siete di quelli che temono il giudizio social, per voi è stato ideato Anomo un social network che permette agli utenti iscritti di rivelare solo piccoli aspetti personali e in maniera graduale, in modo da poter gestire, e nel caso rallentare, il vostro "affaccio" on-line. E recuperare tempo per quella real life che tradotta rende ancor meglio l'idea: vita vera.