Il sesso non c'entra: dopo essere diventata la donna simbolo della discriminazione contro le donne in Silicon Valley, la 45enne Ellen Pao perde la sua sfida almeno in tribunale. La giuria della California dà ragione a Kleiner Perkins Caufield & Byers, la grande società di venture capital di Menlo Park che ha fatto impresa con giganti come Aol, Google, Amazon. Essere donna, dicono 8 giurati su 12, non è la ragione che ha impedito a Pao di fare carriera o che l'ha allontanata dalla società. Ma il caso non è chiuso: la donna che ha fatto causa contro il colosso non otterrà nessun risarcimento milionario, il verdetto è dalla parte dell'azienda. Ma altre Ellen si preparano a sollevare casi di discriminazione: i numeri dicono che il quartier generale dell'innovazione, la Silicon Valley, non è ancora un luogo "per donne". E infatti dopo Ellen contro Kleiner Perkins potremmo vedere presto in tribunale anche Tina Huang contro Twitter e Chia Hong contro Facebook. Se Ellen non ha sfondato il tetto di cristallo, ha fatto breccia nel muro di gomma.
Il caso. Quando Ellen Pao mette piede nella Silicon Valley ha 25 anni, una laurea a Princeton in ingegneria elettronica, e altri titoli dell'Università di Harvard che attestano le sue conoscenze in campo giuridico e finanziario. Nel 2005 Pao bussa alle porte di Kleiner Perkins e viene assunta nello staff di John Doerr, socio senior del fondo di investimenti, con uno stipendio base di 220mila dollari. Sette anni dopo, nel 2012, Ellen fa causa alla società: sostiene che essere donna le abbia impedito di avanzare di carriera, fino al suo allontanamento dalla società. Passano tre anni, intanto Pao è diventata amministratore delegato di Reddit, finché a fine febbraio di quest'anno la causa finisce in tribunale e sui giornali di tutto il mondo. La difesa sostiene sin dall'inizio che l'unico ostacolo alla carriera di Pao siano le sue capacità, i troppi passi falsi sul lavoro. L'accusa invece dipinge un'azienda esclusiva, che non mette le donne sullo stesso piano. La Silicon Valley vista con gli occhi di Ellen è fatta di discussioni sulle porno star durante i voli di lavoro, di libri di poesie erotiche regalati dai colleghi. Di cene di lavoro a cui non si viene invitate, discussioni in cui si rimane inascoltate, e di carriere congelate: a parità di titoli e di impegno - sostiene Pao - gli uomini vanno avanti, le donne no.
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Gender gap. La giuria dà torto a Pao, ma al di là del suo singolo caso i numeri parlano chiaro. Secondo Kleiner, il 20 percento dei partner della sua società è al femminile. Una ricerca del Babson College riferisce che nei fondi di investimento il numero di donne è persino calato dal 10% del '99 al 6% di oggi. Allargando lo sguardo agli altri colossi della Silicon Valley, i dati dicono che la fetta di torta riservata alle donne è molto piccola. Non a caso, dopo Ellen Pao, l'ingegnere Tina Huang si prepara a portare in tribunale Twitter con una class action: il 79% dei ruoli chiave lì è ricoperto da uomini. Contro Facebook si schiera ora Chia Hong. Anche in Microsoft, Google e Apple il rapporto donne-uomini ai vertici è 1 a 4. Quando nell'ottobre 2014 alcune donne posero all'amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella il problema della differenza di stipendio tra maschi e femmine, lui suggerì loro di "affidarsi al karma". Una battuta infelice ma anche l'ennesimo episodio che sollevava il velo sul mito del progressismo nel mondo della tecnologia americano. Certo, non esistono solo ombre, e anche in Silicon Valley ci sono donne in posizioni di rilievo, come Marissa Mayer di Yahoo o Sheryl Sandberg di Facebook (fondatrice anche dell'organizzazione "Lean in" con lo scopo dichiarato di "aiutare le donne a realizzare le loro ambizioni"). Ma nonostante il voto della giuria a sfavore di Ellen Pao, per l'opinione pubblica il caso del gender gap in Silicon Valley è tutt'altro che chiuso.
Il caso. Quando Ellen Pao mette piede nella Silicon Valley ha 25 anni, una laurea a Princeton in ingegneria elettronica, e altri titoli dell'Università di Harvard che attestano le sue conoscenze in campo giuridico e finanziario. Nel 2005 Pao bussa alle porte di Kleiner Perkins e viene assunta nello staff di John Doerr, socio senior del fondo di investimenti, con uno stipendio base di 220mila dollari. Sette anni dopo, nel 2012, Ellen fa causa alla società: sostiene che essere donna le abbia impedito di avanzare di carriera, fino al suo allontanamento dalla società. Passano tre anni, intanto Pao è diventata amministratore delegato di Reddit, finché a fine febbraio di quest'anno la causa finisce in tribunale e sui giornali di tutto il mondo. La difesa sostiene sin dall'inizio che l'unico ostacolo alla carriera di Pao siano le sue capacità, i troppi passi falsi sul lavoro. L'accusa invece dipinge un'azienda esclusiva, che non mette le donne sullo stesso piano. La Silicon Valley vista con gli occhi di Ellen è fatta di discussioni sulle porno star durante i voli di lavoro, di libri di poesie erotiche regalati dai colleghi. Di cene di lavoro a cui non si viene invitate, discussioni in cui si rimane inascoltate, e di carriere congelate: a parità di titoli e di impegno - sostiene Pao - gli uomini vanno avanti, le donne no.
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Gender gap. La giuria dà torto a Pao, ma al di là del suo singolo caso i numeri parlano chiaro. Secondo Kleiner, il 20 percento dei partner della sua società è al femminile. Una ricerca del Babson College riferisce che nei fondi di investimento il numero di donne è persino calato dal 10% del '99 al 6% di oggi. Allargando lo sguardo agli altri colossi della Silicon Valley, i dati dicono che la fetta di torta riservata alle donne è molto piccola. Non a caso, dopo Ellen Pao, l'ingegnere Tina Huang si prepara a portare in tribunale Twitter con una class action: il 79% dei ruoli chiave lì è ricoperto da uomini. Contro Facebook si schiera ora Chia Hong. Anche in Microsoft, Google e Apple il rapporto donne-uomini ai vertici è 1 a 4. Quando nell'ottobre 2014 alcune donne posero all'amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella il problema della differenza di stipendio tra maschi e femmine, lui suggerì loro di "affidarsi al karma". Una battuta infelice ma anche l'ennesimo episodio che sollevava il velo sul mito del progressismo nel mondo della tecnologia americano. Certo, non esistono solo ombre, e anche in Silicon Valley ci sono donne in posizioni di rilievo, come Marissa Mayer di Yahoo o Sheryl Sandberg di Facebook (fondatrice anche dell'organizzazione "Lean in" con lo scopo dichiarato di "aiutare le donne a realizzare le loro ambizioni"). Ma nonostante il voto della giuria a sfavore di Ellen Pao, per l'opinione pubblica il caso del gender gap in Silicon Valley è tutt'altro che chiuso.