Un'inchiesta di Fast Company ha svelato il mistero: sull'app di dating più famosa del mondo esiste un sistema interno di classificazione battezzato Elo score. Tutto, o quasi, dipenderebbe dal quel voto mutuato dal lessico degli scacchi: in quell'ambito serve a classificare la forza relativa di un giocatore. Non è ovviamente un sistema di rating visibile agli utenti. Insomma, non c'è modo di conoscerlo. Ma esiste. E, questo l'aspetto più grave e complesso della faccenda, sovrintende l'incrocio dei destini giostrando come un burattinaio ciò che gli utenti ritengono frutto, oltre che delle proprie straordinarie qualità, anche della combinazione.
Incontri online, otto app da conoscere
L'indagine, firmata da Austin Carr, ha messo in evidenza l'esistenza di questa sorta di marchio (ricorda un po' il vecchio Klout, che valutava la popolarità sui social network) che viene attribuito a ciascun utente in base a una serie di parametri. Ma che, di fatto, ne rappresenta il suo livello di attrattiva, desiderabilità, fascino. Chiamiamolo come vogliamo. Il punto è che questa classifica sostiene il lavoro dell'applicazione facilitando gli incontri in base a similitudini e compatibilità.
LA POLEMICA "Non è romantico far l'amore con Tinder”
Cosa significa? Che in buona sostanza i desiderabili finiranno per incontrare i desiderabili quanto loro con buona pace di chi, per una ragione o per l'altra - dall'aspetto fisico ad altri elementi come il modo in cui ha compilato il proprio profilo - è rimasto incastrato in punteggi molto bassi. In una specie di 'apartheid digitale', potrebbe essere condannato a incrociare solo utenti col suo stesso punteggio. Brutti? Sì, magari brutti. Oppure poco abili a gestire la propria presenza su Tinder a prescindere dall'aspetto fisico che si possa ricavare da uno scatto consultato su uno smartphone.
Al di là delle faccende legate alla privacy e alla trasparenza (Tinder dovrebbe rendere pubblico questo punteggio? E noi, siamo sicuri che vorremmo conoscerlo?) pare che questo voto non sia ricavato esclusivamente dalla foto impostata ma da una serie di altri elementi. Lo ha confermato lo stesso Sean Rad, Ceo di Tinder: "Non si tratta solo di quante persone manifestino interesse nei tuoi confronti - ha spiegato al magazine statunitense - è un'operazione molto complicata. Ci sono voluti due mesi e mezzo per costruire l'algoritmo visto che tiene conto di molti fattori". Quali potrebbero essere? Difficile dirlo ma certo sarà considerato il 'tasso di risposta', chiamiamolo così, da parte degli altri. Cioè quanti si dicono disponibili a farsi contattare dopo un right swipe (il termine che indica l'apprezzamento o meno verso un altro utente). Oppure le informazioni incluse nel proprio profilo. Magari il tempo trascorso sull'app e il numero di interazioni collezionate. O ancora l'abilità nell'aver intrigato utenti con un punteggio molto più alto del nostro. Insomma, il campionato del rimorchio digitale. Dove, tuttavia, le partite sembrano, se non truccate, almeno sensibilmente pettinate.
"Ogni volta che apprezzi una persona con uno swipe verso destra o ne scarti un'altra stai fondamentalmente dicendo che la prima è più desiderabile della seconda - ha aggiunto Chris Dumler, un analista di Tinder - ogni swipe è un voto, qualsiasi sia la ragione per cui l'hai fatto".
How Hot, l'algoritmo per una foto più efficace
Si va da "Hmmm...", che è il livello minimo, a "Godlike", Divino, che è il massimo. L'algoritmo di valutazione facciale How Hot, messo a punto dall'applicazione di dating svizzera Blinq, finirà presto all'interno del programmino. Sarà una funzione di filtro per valutare la desiderabilità delle proprie foto e aiutare così gli utenti a fare incontri più "soddisfacenti". Probabilmente anche Blinq, come molti altri siti di dating, dispone infatti di un sistema di rating interno attraverso il quale sovrintende agli incroci di chi si serve di queste app per gli incontri. Quello che sembra un fenomeno sostanzialmente libero, legato solo a una foto e al caso, è di fatto gestito da queste classifiche che tendono a far incontrare i belli con i belli (o meglio, i "desiderabili" con i loro pari) e a escludere chi, per una ragione o per l'altra, non riesce a migliorare il proprio score. Nel nostro caso l'algoritmo ci ha assegnato un confortante "Nice" nel primo caso - sbagliando però l'età di due anni - nel secondo addirittura un "Hot" (saranno stati gli occhiali da sole, non a caso l'età è giusta), nel terzo, con la barba più corta e nello scatto che personalmente ritenevamo migliore, ha invece rimediato un deludente "Ok" e nel quarto un nuovo "Hot". Sbagliando però in entrambi i casi la stima sull'età. A conti fatti, e volendo inscriverci a un servizio del genere, sapremmo con esattezza su quale foto puntare
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Non è l'unico caso in cui algoritmi e intelligenza artificiale entrano in gioco in un simile impasto di potenziali flirt digitali. Un'altra applicazione che utilizza questo genere di classificazione è la svizzera Blinq. Che tuttavia sembra volersi lanciare oltre: ha appena rilasciato una funzione di machine learning al contrario, per aiutare cioè i propri utenti a pubblicare solo fotografie in cui si mostrino al loro meglio. Significa utilizzare un algoritmo di riconoscimento facciale che analizzi gli elementi dello scatto e li allinei alla media di ciò che viene apprezzato sulla piattaforma. Il messaggio? Se vuoi rimorchiare di più, questa foto è meglio dell'altra. Una valutazione che ciascuno fa autonomamente quando compila o modifica il proprio profilo, spesso sbagliando, potrebbe presto automatizzarsi per garantire i "migliori risultati" in termini d'interesse altrui.
La funzione già esiste ma non è integrata in Blinq. Bisogna collegarsi al sito howhot.io per testare il livello di desiderabilità dei propri scatti. Lanciato la scorsa settimana, in un paio di giorni il sito ha raccolto due milioni di visitatori unici. "Integreremo quell'algoritmo nell'app di Blinq - ha detto il cofondatore Jan Berchtold a TechCrunch - gli utenti avranno così la possibilità di caricare alcune immagini prima di definire il proprio account e farsi dire dal sistema quale funzionerà meglio". Un sistema testato e "allenato" su oltre 100mila immagini e 20 milioni di voti dal database dell'applicazione ma anche attraverso le immagini dell'Internet Movie Database e di Wikipedia. Per rimorchiare di più dovremo somigliare tutti a qualche attore?
Dallo Speed date al breakfast date, passando per le chat: fenomenologia di un incontro
Passata la moda delle chat e degli incontri sul web, con gli speed date si possono guardare le persone negli occhi affidandosi al proprio istinto, alla chimica del primo incontro, al proprio "sesto senso", all'affinità di pelle. È sempre un cosiddetto appuntamento al buio (blind date) ma a tempo. Lo inventò il rabbino Yaacov Deyo per favorire gli incontri fra gli ebrei di Los Angeles, organizzando nel 1998 il primo speed dating della storia al Pete's Café di Beverly Hills ed è arrivato dentro una puntata del dottor House. Lo speed dating è diventato un vero e proprio "social game" che facilita gli incontri fra single,ed è stato adottato negli ultimi anni anche in altri ambiti come l'arte (speed date al museo) o le startup (speed date con i finanziatori) o il lavoro (cinque minuti per farti assumere).