OceanOne, l'umanoide che rivoluzionerà le esplorazioni subacquee
di VALENTINA RUGGIU
Nato per studiare le barriere coralline verrà impiegato anche per le ricerche archeologiche. La prima missione a largo delle coste francesi, per recuperare un tesoro del 1664. Per le esplorazioni in mare si apre una nuova era
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LA PROFONDITA' degli oceani non sarà più un mistero per l'uomo. Nemmeno i tesori che ancora nasconde. In aiuto di esploratori e ricercatori presto arriverà OceanOne: un umanoide creato per raggiungere gli angoli più remoti dei fondali marini e recuperare oggetti di ogni sorta, dai reperti di navi secolari alla fauna che abita le nostre acque. Nato da una partnership tra la Stanford University e la saudita King Abdullah University of Science and Technology (Kaust), questo “robot sirena” sarà il futuro delle esplorazioni marine. Due le peculiarità che lo distinguono dai robot usati fino a oggi: l'aspetto umano e la telepresenza.
OceanOne: il robot umanoide che rivoluzionerà le esplorazioni subacquee
Anatomia di un robot. Braccia e mani sono completamente articolate e dotate di sensori di forza che restituiscono al pilota il peso degli oggetti. OceanOne poi analizza le informazioni che riceve per fare in modo che la presa sia salda e delicata quanto basta per non danneggiare nulla. La navigazione avviene grazie a telecamere e sensori che misurano correnti e turbolenze e se qualcosa non va il robot si predispone automaticamente per mantenersi stabile. Lo stesso accade per evitare le collisioni. Ma gli ingegneri hanno pensato anche alle soluzioni di emergenza: se il corpo non si stabilizza dei motori si attivano per tenere ferme almeno le braccia e consentire il proseguimento di operazioni delicate. Mentre se l’impatto con un masso è inevitabile, l’umanoide attutisce il colpo con le braccia. Caratteristiche, queste, che lo rendono adatto sia per le esplorazioni di siti archeologici sia per "mettere mani" nel delicatissimo ecosistema delle barriere coralline.
Il progetto iniziale. In origine OceanOne era stato progettato per studiare e monitorare il microcosmo che abita le profondità del Mar Rosso. La Kaust aveva bisogno di una macchina capace di operare con la sensibilità di un uomo, ma non aveva le competenze necessarie per costruirla. E' così che si è rivolta alla Stanford University. Ma poi i programmi sono cambiati e il robot sirena è diventato un archeologo.
OceanOne: l'umanoide che sonda gli abissi
OceanOne è il primo robot umanoide subacqueo. A differenza degli altri usati fino a oggi è in grado di creare un rapporto unico con il suo pilota: grazie ai sensori posti sulle braccia e le mani può avvertire il peso degli oggetti. Per chi lo guida è come trovarsi sott'acqua con lui. Proprio per questa particolarità verrà impiegato per ricerche sulle barriere coralline e il recupero di reperti archeologici a profondità non raggiungibili per l'essere umano. La prima spedizione di OceanOne è stata l'esplorazione di La Lune: una nave di re Luigi XIV affondata nel 1664 al largo della costa meridionale della Francia e da cui ha riportato in superficie un vaso. Per le esplorazioni in mare si apre una nuova era
(Foto: Fréderéric Osada and Teddy Seguin/DRASSM )
La prima missione di OceanOne è stata l’esplorazione della nave La Lune, ex fiore all’occhiello della flotta navale di re Luigi XIV affondata nel 1664 a 20 miglia dalla costa meridionale della Francia e adagiata a circa 100 metri di profondità, da cui il robot ha riportato in superficie un piccolo vaso. La spedizione è stata guidata dal dipartimento di ricerche archeologiche subacquee e sottomarine dell’università di Marsiglia che ha già individuato altri 300 relitti che presto potranno essere raggiunti da OceanOne. Si trovano tra i 300 e mille metri di profondità, proprio a portata umanoide.