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Spid, grandi manovre per salvare l’identità digitale dal caos

Spid, grandi manovre per salvare l’identità digitale dal caos
Sono 86 mila gli utenti che da marzo hanno attivato il Sistema pubblico dell'identità digitale. La ministra Madia assicurava 3 milioni entro fine anno. Adesso è rincorsa per raggiungere i numeri promessi per questa colonna fondamentale dei programmi digitali del governo
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I NUMERI raggiunti prima della pausa estiva inchiodano lo Spid, il Sistema pubblico dell'identità digitale, a un rischio di flop. Sono 86 mila e 102 gli utenti che hanno attivato questo account universale pensato per accedere a tutti i servizi della pubblica amministrazione via internet e anche a quelli di alcune aziende private. Ma tanto universale finora Spid non si è rivelato: limitati i servizi (648) e le amministrazioni (292) che vi hanno aderito. E nessun privato.

Ecco perché cavallo della pausa estiva il governo è costretto a un'accelerazione. La rincorsa è cominciata già a luglio, con numerose iniziative arrivate a raffica per sbloccare i numeri di Spid. Tra l'altro l'attivazione, forse tardiva, di un call center per aiutare gli utenti ad avere Spid. A settembre si attendono le mosse finali per rispettare gli annunci: secondo la ministra alla PA Marianna Madia dovevano essere 3 milioni gli italiani dotati di Spid entro il 2016.

Una sfida da vincere assolutamente, perché Spid è stato il principale progetto dell'Agenda digitale su cui il Governo abbia puntato a livello di immagine. Il premier Matteo Renzi in persona in più occasioni, già dal 2015, ha parlato di Spid come chiave di volta per sbloccare i ritardi digitali dell'Italia. Ancora qualche giorno fa, gli ultimi numeri di Audiweb segnalano che siamo ultimi in Europa per diffusione di internet, su appena il 50,7 per cento della popolazione. Una quota, per altro, che sembra inchiodata da mesi.

Secondo quanto ribadito anche da Renzi, avere un ''pin unico'', al posto di tante password diverse, per accedere a tutti i servizi digitali ne avrebbe semplificato l'uso. Al tempo stesso, avrebbe incentivato il lancio di nuovi servizi digitali da parte di PA e aziende private. Insomma poteva essere l'asso nella manica per salvare l'Italia da un destino di arretratezza digitale. Può esserlo ancora, ma a questo punto bisogna correre.

Le ultime mosse. Il call center dedicato - a cura dell'Agenzia per l'Italia Digitale - è una presa di coscienza che attivare Spid può essere troppo complicato. L'altro problema è che ''finché saranno pochi e poco interessanti i servizi disponibili, accessibili con questa identità unica, saranno pochi anche gli utenti'', dice Eugenio Prosperetti, avvocato esperto di diritto digitale. Serve raggiungere una massa critica, ovviamente, per scatenare ''l'effetto valanga'' che traini domanda e offerta di servizi digitali.

Nessun privato finora ha voluto sopportare l'investimento necessario per adottare Spid. Nemmeno le aziende che lo forniscono (Poste, Tim e Infocert, a cui si aggiungeranno a breve due altri, Aruba Pec e Sielte) finora hanno reso i propri servizi compatibili con Spid. Per entrare nella nostra pagina personale Tim, per gestire la Sim, dobbiamo usare il solito account dedicato, per esempio. Idem se vogliamo mandare (per esempio) una raccomandata online con Poste.

''Aspettiamo anche che la massa dei Comuni e delle scuole - che gestiscono molti servizi di immediata utilità per gli utenti - adottino questo sistema'', dice Prosperetti. In compenso, da gennaio 51 siti Unesco e 18 città culturali avranno una rete wi-fi a cui gli utenti potranno accedere via Spid, grazie a un accordo tra l'Agenzia, Mise e Mibact. Va detto comunque che per le attuali norme non sarebbe obbligatorio usare una autenticazione per il wi-fi; sembra insomma una mossa finalizzata proprio alla promozione di Spid.

Anche alcune università l'hanno adottato di recente. Altra notizia di luglio è il supporto da parte di 99 Camere di Commercio. In autunno, dovrebbe arrivare la svolta, secondo gli annunci dell'Agenzia: trasformerà in Spid tutti gli altri account già attivati dalle PA (per esempio quelli associati alle carte regionali dei servizi). Così, assicura, sarà rispettato l'obiettivo dei 3 milioni di utenti Spid attivi. Il momento della verifica, per Spid e per la tenuta dell'Italia digitale, è vicino.