ROMA - "Sono un verme, mi dispiace". Si intitola così un post scritto sulla piattaforma di auto-pubblicazione Medium da Dave McClure, cofondatore dell'acceleratore e fondo d'investimento 500 Startups, che ha appena annunciato le sue dimissioni. Un'ammissione che segue l'ondata di denunce di sessismo provocata dal caso Uber. Qui l'accusa di un'ex ingegnera della compagnia, Susan Fowler, ha determinato il licenziamento di venti dirigenti e in ultimo le dimissioni del fondatore dell'impresa in persona: Travis Kalanick.
Da allora sempre più donne nella Silicon Valley hanno trovato il coraggio di parlare apertamente di molestie e discriminazioni subìte. E di puntare il dito contro le dinamiche di potere problematiche che affliggono il mondo della tecnologia. Una sorta di effetto Werther, però dalle ricadute positive. Sei dipendenti del fondo d'investimento Binary Capital hanno accusato Justin Caldbeck, cofondatore dell'azienda, di "avances inopportune e indesiderate". Una storia che ha innescato la miccia, come annota il sito dell'emittente televisiva statunitense Cnn. Caldbeck si è preso un periodo illimitato di pausa dal lavoro e ha cinguettato: "Sono incredibilmente dispiaciuto". È il suo ultimo tweet, fissato in alto sulla bacheca.
Anche McClure, 51enne, è finito nel mirino. Secondo quanto riporta il New York Times, McClure ha tenuto un comportamento inappropriato nei confronti di Sarah Kunst, che nel 2014 stava cercando un lavoro alla 500 Startups. Le avrebbe mandato su Facebook un messaggio con su scritto: "Mi stavo confondendo nel cercare di capire se assumerti o provarci". Dopo un'investigazione interna all'impresa, il dirigente è stato sollevato dalle sue mansioni quotidiane. Ma oggi è lui stesso a compiere un passo in avanti, scusandosi pubblicamente: "Ho fatto advances a più donne in contesti lavorativi dove era chiaramente inappropriato - dice -. Le ho messe in situazioni compromettenti e inopportune ed egoisticamente ne ho tratto vantaggio. Il mio comportamento è stato inaccettabile e sbagliato".
Nei giorni scorsi anche Chris Sacca del fondo d'investimento Shark Tank, finanziatore di Twitter e Uber, ha ammesso sempre su Medium di aver contribuito a perpetrare una cultura sessista: "Con i miei comportamenti - spiega -, ho fatto sentire alcune donne a disagio, ansiose, e non prese sul serio. Ora continuerà il mio impegno per supportarle". I presupposti per una svolta rosa ci sono tutti.