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L’economia di Animal Crossing, tra tassi di cambio, rape e post-capitalismo

Il taglio degli interessi per i depositi all’interno del gioco ha fatto infuriare gli utenti: non è la prima volta che questo popolare titolo di Nintendo diventa un curioso e coloratissimo specchio della realtà
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Animal Crossing: New Horizon è un gioco che rientra nella categoria dei cosiddetti “non-giochi”, perché non ha un vero scopo prefissato. Quello che si fa è essenzialmente abitare un’isola insieme ad alcuni animali antropomorfi, arredare la nostra casa, raccogliere oggetti di vario tipo ed espandere lo spazio in cui si vive. 

Con la sua ambientazione allegra e colorata, fatta di animali antropomorfi, amicizia e sorrisi, Animal Crossing è uno dei titoli più adatti alla situazione attuale, un antistress che permette di far crescere una comunità in armonia, dedicandosi a compiti semplici come la cura di fiori e frutta, la pesca, la raccolta di risorse e il collezionismo di animali, che raramente lasciano insoddisfatti.

Data la possibilità di invitare altre persone sulle isole, il gioco è diventato anche una sorta di sostituto per incontri fisici. C’è chi lo usa per stare un po’ con la fidanzata lontana, chi ci si è sposato, chi ci ha organizzato riunioni dell’ufficio e proteste a favore di Hong Kong, che hanno ovviamente scatenato le reazioni della Cina. Il MET di New York ha addirittura creato una mostra virtuale e dato a tutti la possibilità di importare alcuni capolavori dell’arte mondiale all’interno della propria sessione di gioco.

Ma Animal Crossing è anche un sistema economico, sia interno che esterno, in cui si ritrovano meccanismi e tendenze simili a quelle del mondo reale. Comprare ed espandere la propria casa prevede la stipula di un mutuo che può essere per fortuna azzerato, secondo le disponibilità del giocatore, ma che impedisce ulteriori espansioni finché non viene saldato. Inoltre, il gioco è pieno di oggetti di ogni tipo che possono essere acquistati, trovati per caso o regalati da altri. Oggetti che hanno solo una funzione estetica e che servono semplicemente a mostrare la bellezza dell’isola o a soddisfare una personale mania di accumulo o ostentazione.

Questo ha generato da subito una fitta rete sociale di amicizia basate sul dono, perché visitando le isole altrui è possibile scambiarsi frutta e oggetti rari, mettendo in scena i comportamenti tribali teorizzati da Marcel Mauss nel suo Saggio sul Dono che evidenzia il rafforzamento di legami e capacità comunicative all’interno dei gruppi sociali dove si instaurano rapporti attraverso gli scambi.

Se però lo scambio non basta, esiste un enorme mercato parallelo di oggetti che possono essere acquistati su siti appositi pagando in valuta del gioco o in biglietti aerei per visitare le isole altrui. Una volta completata la transazione, il donatore si presenterà a casa, pronto a recapitare tavoli da pranzo, fontane, statue, piscine e così via. Questo meccanismo si applica anche agli altri abitanti dell’isola: pagando la somma desiderata sarà possibile visitare un’isola altrui in cui c’è quel personaggio che ci sta tanto simpatico e convincerlo con un semplice dialogo a metter su casa anche da noi.

Ma c’è un altro motivo fondamentale per cui i giocatori di Animal Crossing: Now Horizon visitano le isole altrui: le rape. All’interno del gioco infatti è presente una sorta di “Borsa delle Rape” che funziona con un sistema non troppo diverso da quello dell’acquisto di azioni e futures: ogni domenica un mercante arriva e vende le rape a un prezzo che varia di volta in volta, dal lunedì seguente il negozio acquisterà quelle rape a un prezzo che varia di giorno in giorno e soprattutto di isola in isola. Alla fine della settimana le rape marciscono e vanno ricomprate.

Per evitare investimenti sbagliati, i giocatori si sono da tempo coordinati via internet in piccole comunità in cui ogni lunedì vengono riportate le quotazioni delle rape nelle varie isole, così da poter andare sempre a vendere in quella col prezzo più alto. Alcune comunità hanno anche previsto il pagamento di una piccola tassa al proprietario dell’isola, una sorta di dogana per l’esportazione di denaro dall’ecosistema isolano. Questo ha portato anche l’attore Elijah Wood a visitare l’isola di una fan per poter ricavare qualche soldo in più dalle proprie rape.

Un altro modo per accumulare soldi è commerciare tarantole, insetti rari e pericolosi che si possono rivendere a cifre interessanti. Esistono vere e proprie guide su come farlo e il metodo ricorda vagamente quello adottato durante i fasti del colonialismo: andare su un’isola deserta, spogliarla di tutte le risorse, scacciare gli altri animali, catturare tutte le tarantole che ci sono in giro creando trappole naturali e poi tornare a casa, lasciandosi alle spalle il deserto.

Insomma, di modi per fare soldi su Animal Crossing: New Horizon ce ne sono tanti, e tutti riecheggiano in qualche modo metodi che l’umanità adotta o ha adottato; e non è un caso. Una volta raggiunta una bella somma è perfino possibile vivere di rendita. Nel gioco infatti è presente una banca centrale che a fronte dei risparmi versati è disposta a corrispondere degli interessi secondo un tasso fisso valido per tutti i giocatori, di circa lo 0,5%.

Ebbene, qualche giorno fa i 12 milioni di isolani del titolo Nintendo sono stati avvertiti del fatto che, il tasso di interesse è stato ridotto a 0,05% e che la somma massima che si può maturare è di 9.999 campane (così si chiamano le monete del gioco). Un taglio netto, per dare una scossa al sistema economico del gioco, reso stagnante dalla fortune accumulate che garantivano un flusso costante di denaro, senza che fosse necessario compiere alcuna attività. Insomma, Nintendo, anche se non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, forse non vuole che i suoi giocatori vivano di rendita, ma desidera che tornino al caro vecchio lavoro manuale, alle tarantole e ai viaggi nelle isole altrui a vendere rape.

Secondo molti giocatori questa mossa nasce soprattutto per punire i cosiddetti “viaggiatori nel tempo”, giocatori che per accumulare soldi velocemente modificano l’orologio interno del gioco, sincronizzato con quello della console, per accumulare interessi più velocemente. Insomma, ad alcuni non è bastato un mondo in cui i soldi cadono letteralmente dagli alberi o possono essere trovati colpendo alcune rocce, volevano fare più soldi, più velocemente.

La notizia è stata accolta con toni accesi da buona parte dei giocatori, soprattutto da chi non aveva mai utilizzato metodi fraudolenti e riteneva il tasso di interessa già troppo basso. C’è chi ha fatto notare come la decisione rispecchi quelle del sistema economico giapponese, che viaggia con tassi bassissimi da molto tempo, altri hanno ipotizzato l’idea di ritirare tutti i soldi dalla banca del gioco per protestare contro una decisione che arriva in una condizione di monopolio, visto che c’è un solo ente bancario, e rappresenta una modifica unilaterale su cui i giocatori non hanno alcuna possibilità di scelta, se non quella di smettere di giocare. In una sezione di Reddit dedicato al gioco è pieno di commenti, tra il serio e il faceto, che parlano di crisi finanziaria, di strangolamento dei risparmiatori e di batosta dalla quale sarà impossibile rialzarsi.

L’economista inglese Albert Edwards ci ha scherzato su col Financial Times, dichiarando che a questo punto Tom Nook, il personaggio del gioco che gestisce banche, prestiti, mutui e il principale negozio dell’isola, potrebbe attuare anche un sistema di Quantitative Easing, il che trasformerebbe le console in macchine stampa-soldi. In Quantitative Easing è infatti una politica monetaria espansiva che punta sull’immissione di nuova moneta, riduzione del debito e stimolo agli acquisti.

Per adesso tuttavia non sono previste altre misure e l’utopia post-capitalista di Animal Crossing procederà con la sua pletora di sorrisi, buoni sentimenti, oggetti inutili e rape. L’unica certezza è che anche in questo caso chi ha fatto soldi con trucchetti poco leciti non verrà punito, e chi invece si affaccia adesso al gioco dovrà imparare presto a cacciar tarantole.