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xAI ha spiegato perché Grok era fissato con il “genocidio bianco”

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Il chatbot di Elon Musk era finito sotto accusa per aver diffuso riferimenti a una teoria complottista sul “genocidio bianco” in Sudafrica, senza che nessuno gliel’avesse chiesto

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Grok, il chatbot basato su intelligenza artificiale sviluppato da xAI, una delle aziende fondate da Elon Musk, è finito al centro delle polemiche per aver introdotto in modo del tutto inappropriato riferimenti al cosiddetto “genocidio bianco” in Sudafrica.

Le menzioni sono apparse in risposte pubblicate sul social X (ex Twitter), anche in discussioni che non avevano alcuna connessione con il tema.

Una manipolazione interna

Secondo xAI, il comportamento anomalo del chatbot è stato causato da una “modifica non autorizzata” del prompt di sistema, ovvero l’insieme di istruzioni che regola le risposte dell’intelligenza artificiale.

Questo intervento avrebbe compromesso il corretto funzionamento del modello, facendogli reiterare una narrazione controversa e infondata.

Il complotto amplificato dall’IA

Il “genocidio bianco” è una teoria del complotto nata negli ambienti dell’estrema destra sudafricana, secondo cui i bianchi — in particolare gli afrikaner, discendenti dei coloni boeri — sarebbero oggetto di una campagna sistematica di violenze e persecuzioni etniche dal crollo dell’apartheid. Nonostante la mancanza di prove e le smentite da parte di osservatori internazionali e autorità locali, la teoria si è diffusa a livello globale, alimentata da forum radicali, influencer di destra e media alternativi.

Le contromisure di xAI

In seguito all’incidente, xAI ha dichiarato di aver risolto il problema e annunciato nuove misure per rafforzare la sicurezza e la trasparenza dei propri sistemi. Tra queste: la pubblicazione dei prompt di sistema su GitHub e l’istituzione di un team di monitoraggio attivo 24 ore su 24. L’obiettivo dichiarato è prevenire derive simili e ristabilire la fiducia nella correttezza delle risposte generate dall’IA.

Un caso sintomatico

L’episodio ha sollevato interrogativi più ampi e urgenti sulla vulnerabilità intrinseca dei chatbot dotati di IA, sempre più integrati in spazi pubblici e mediatici.

La vicenda di Grok mostra quanto questi sistemi possano essere esposti non solo a bug tecnici, ma anche a manipolazioni intenzionali che ne compromettono l’affidabilità.

Più in profondità, riaffiora un problema ormai strutturale: l’incapacità dell’intelligenza artificiale, per ora, di affrontare argomenti storici e politici delicati senza correre il rischio di rafforzare narrazioni ideologiche, disinformazione o teorie complottiste.