La startup italiana che rimuove il carbonio per Google e Stripe
di Gabriella RoccoSi chiama Limenet e ha appena stipulato un accordo da mezzo milione di euro con il consorzio delle big tech Frontier: come funziona la pratica del pre-acquisto
L'anidride carbonica prodotta dalle attività umane è il principale fattore del riscaldamento globale. Il problema più importante del nostro tempo. In questo scenario, il consorzio delle tech company Frontier - nato con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di tecnologie per la rimozione di carbonio su scala planetaria - ha appena firmato un accordo da 500.000 dollari con la startup italiana Limenet: per conto di Google, Stripe e Shopify, per la rimozione di CO2 dall’atmosfera.
Come funziona la soluziojne di Limenet: rimozione per oltre 10 mila anni
Limenet è una startup deep tech che ha brevettato una tecnologia innovativa per la produzione di calce green, utilizzata per rimuovere e stoccare in modo permanente – superiore a 10 mila anni – l’anidride carbonica immagazzinandola in mare in forma di bicarbonati di calcio. Fondata da Stefano Cappello (CEO & Founder), ingegnere e ricercatore, insieme a Giovanni Cappello (CTO & Cofounder), ed Enrico Noseda, è oggi una delle poche imprese innovative al mondo a proporre una tecnologia per la decarbonizzazione del settore della calce utilizzando il mare come bacino per lo stoccaggio.
“Dopo anni di ricerca ed esperimenti, siamo entusiasti che un player come Frontier ci abbia scelti – racconta a Italian Tech il Ceo Stefano Cappello -. Si tratta di un passo estremamente importante, perché ci consente di entrare a far parte di un network dal potenziale elevato. Non solo, questa operazione ci permette di continuare a sviluppare la nostra tecnologia. Un traguardo che non abbiamo raggiunto da soli, ma insieme a chi ha condiviso con noi il percorso di ricerca. A rafforzare la validità del nostro approccio ci sono infatti i risultati positivi ottenuti da due ricerche: una condotta a La Spezia con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’altra in Sicilia in collaborazione con l’IRBIM-CNR di Messina. Entrambe le analisi, i cui risultati completi saranno pubblicati a breve, confermano che stiamo andando nella direzione giusta”.
Frontier, il consorzio d’avanguardia delle big tech
Fondato nel 2022, Frontier rappresenta una delle iniziative più ambiziose e strutturate nel panorama della rimozione del carbonio. Nato su impulso di alcune delle più influenti tech company e multinazionali globali, il consorzio ha come obiettivo di facilitare lo sviluppo di tecnologie innovative per accelerare la rimozione del carbonio su scala globale. Tra i membri fondatori e sostenitori figurano nomi di primo piano nel mondo delle big tech come: Google, Meta, Shopify, Stripe, Alphabet, JPMorgan Chase e Salesforce. L’impegno dichiarato del consorzio è estremamente ambizioso: investire almeno 1 miliardo di dollari in crediti di rimozione del carbonio entro il 2030.
La coalizione, composta da oltre 700 aziende, ha finora investito su startup e aziende più mature che abbiano dimostrato tecnologie dirompenti in questo settore. Ecco perché la stipula di questo accordo rappresenta una pietra miliare per l’attività di Limenet.
Limenet, prima azienda italiana a entrare nel portafoglio Frontier
Si tratta della prima azienda italiana a entrare nel portafoglio di Frontier, la sesta in Europa a ottenere un accordo di acquisto anticipato, e la seconda startup ocean-based europea mai selezionata da Frontier. Secondo i termini del contratto, Limenet venderà 330 tonnellate di rimozione di carbonio, per un valore di 500 mila dollari. Questa quantità di CO2 equivale alle emissioni generate da 150 voli andata e ritorno tra Roma e New York.
“Limenet sta sviluppando un forno di calcinazione elettrico innovativo per produrre calce green, che potrebbe rappresentare una svolta fondamentale per scalare diversi approcci di CDR (Carbon Dioxide Removal), inclusa l’alcalinizzazione degli oceani – spiega Frauke Kracke, Science Lead di Frontier. Il team di Limenet ha dimostrato ottima execution per realizzare il progetto, e siamo entusiasti del potenziale di questa tecnologia per decarbonizzare una catena di approvvigionamento strategica per l’industria della rimozione del carbonio”.
Tanto per dare un’idea dell’impegno nel settore, Frontier solo nel 2024 ha investito circa 279 milioni di dollari per l’acquisto di crediti da sette importanti aziende: Vaulted, Stockholm Exergi, 280 Earth, CarbonRun, Terradot, CO280. Mentre nell’ ultimo annuncio del consorzio, datato 14 luglio 2025, sono stati destinati 1,7 milioni di dollari all’acquisto di crediti da tre startup, selezionate per la potenzialità disruptive delle loro tecnologie: Karbonetiq (Stati Uniti) sta sviluppando soluzioni di mineralizzazione attraverso materiali derivati da scarti industriali e residui minerali; Limenet (Italia) specializzata nell’aumento dell’alcalinità delle acque marine tramite l’impiego di calce green e carbonati naturali, al fine di migliorare la capacità di assorbimento di CO2; pHathom (Canada) lavora sulla progettazione di reattori a ciclo chiuso per la cattura e conversione del carbonio in forma solida stoccabile.
I risultati raggiunti finora da Limenet
La selezione da parte di Frontier segue l’importante traguardo raggiunto da Limenet sul fronte scientifico. A inizio giugno sono stati infatti diffusi i primi risultati positivi di studi scientifici che confermano la sicurezza della tecnologia di stoccaggio della CO2 nel mare della società e la sua compatibilità con la protezione degli ecosistemi marini.
Il primo dei due studi è stato condotto nel 2024 a La Spezia in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca. I risultati emersi da questa prima sperimentazione mostrano che trattamenti come quello sviluppato da Limenet – basati su soluzioni a pH equilibrato – possono contribuire a rendere più stabili e resilienti le comunità di fitoplancton, soprattutto in ambienti portuali, supportando il sequestro del carbonio e contrastando l’acidificazione.
Il secondo è stato condotto sulle acque prodotte dall’impianto operativo di Augusta con il supporto dell’Istituto per le Risorse Biologiche e Biotecnologie (IRBIM) del CNR di Messina, a conferma del concreto impegno dell’azienda nella tutela degli ambienti marini. Questa seconda sperimentazione è partita dal test su diversi campioni di acqua, dopo il trattamento con la tecnologia sviluppata da Limenet, per valutarne la possibile tossicità su diverse specie marine. Batterie di saggi eco-tossicologici, realizzate su batteri, crostacei, micro-alghe e mitili sono stati condotti in collaborazione con l’IRBIM-CNR di Messina (i dati completi degli studi saranno pubblicati prossimamente su riviste internazionali di settore). Sebbene i dati siano preliminari, evidenziano chiaramente che l’acqua trattata e rilasciata dal processo Limenet non provoca, nelle concentrazioni analizzate, effetti negativi su nessuno degli organismi indicatori, appartenenti ai differenti livelli evolutivi in studio.
“Fare sistema è cruciale in questa fase storica globale – aggiunge Cappello -. Anche per questo sono grato all’Autorità di Sistema Portuale del Mar di Sicilia Orientale e la città di Augusta, che ci ha ospitati e permesso di avviare il primo progetto in Italia – e tra i primi al mondo – di rimozione della CO2 dall’atmosfera e del suo stoccaggio nel mare tramite i bicarbonati di calcio. Un passo concreto per contribuire alla grande sfida della decarbonizzazione. Siamo quindi fermamente convinti dell’importanza di continuare a unire innovazione e rigore scientifico, con la certezza che la ricerca sia uno strumento essenziale per affrontare la crisi climatica e costruire soluzioni concrete di adattamento e mitigazione”.