Un progetto pilota. Un’applicazione che consente di verificare l’età degli utenti online in modo riservato. Senza dover condividere dati personali con altre piattaforme. Quella in fase di test da parte dell’Unione europea (cinque i Paesi coinvolti, tra cui Italia, Francia e Spagna) è un’app pensata per aiutare i servizi digitali a rispettare gli obblighi del Digital Services Act. Legge che richiede strumenti affidabili per limitare l’accesso dei minori a contenuti non adatti.
Come funziona il sistema pensato dell’Ue e per quali siti è pensato
Il sistema funziona attraverso un meccanismo in due passaggi. Un utente che desidera accedere a contenuti riservati agli adulti, per esempio, si identifica una sola volta presso un ente autorizzato. Questo ente verifica l’età sulla base di un documento ufficiale. Ma non comunica alcuna informazione dettagliata a terzi.
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Invece di farlo rilascia un token, cioè un piccolo certificato digitale che attesta una semplice informazione: che l’utente ha superato una certa soglia d’età, i 18 anni. Questo token viene poi inviato alla piattaforma online che richiede la verifica. La piattaforma riceve solo la conferma dell’età minima, senza conoscere né il nome, né la data di nascita, né l’identità dell’utente.
La separazione tra chi verifica e chi riceve la conferma
Questo sistema si basa su una separazione tra chi verifica i dati e chi riceve la conferma, per impedire che le attività dell’utente possano essere tracciate tra più siti. Una separazione rigida, nelle intenzioni. Ogni token, ogni certificato digitale, ha un solo utilizzo e non è riutilizzabile. Un accorgimento pensato per evitare la costruzione di profili digitali.
La tecnologia Zero Knowledge Proof
Alla base di questa architettura c’è una tecnologia crittografica chiamata Zero-Knowledge Proof (ZKP), che in italiano potremmo tradurre ‘prova a conoscenza zero’. Si tratta di un metodo che permette a qualcuno di dimostrare di conoscere un’informazione – ad esempio, di avere più di 18 anni – senza dover rivelare l’informazione stessa, come la data di nascita.
In altri termini è un modo per rispondere “sì” alla domanda “hai l’età giusta per accedere al sito?”, ma senza dire altro. Questa tecnologia è considerata una delle soluzioni più promettenti per rafforzare la privacy online, perché consente controlli rigorosi senza accumulare dati sensibili.
Un tassello del portafoglio digitale unico europeo
Anche se l’app è ancora in fase sperimentale, la Commissione Europea la considera un passo intermedio verso il futuro portafoglio europeo di identità digitale, previsto per la fine del 2026. L’Italia da questo punto di vista, con l’It Wallet, è già piuttosto avanti. In qualche modo ha anticipato i piani dell’Ue, pertanto siano destinati a convergere in un unico portafogli europeo.
I Paesi coinvolti nella sperimentazione potranno adattare l’interfaccia e l’integrazione del sistema alle specificità locali, mantenendo però gli stessi principi di base. Se il progetto darà buoni risultati, potrebbe rappresentare un nuovo standard europeo per la verifica dell’età online: sobrio, sicuro e rispettoso della privacy.