"Back on track". È l'espressione che in molti hanno usato per raccontare l'esito del nuovo test, il decimo, della navetta Starship e del super razzo Super Heavy, il mezzo di trasporto più potente che sia mai decollato, destinato, nei piani della Nasa, a riportare l'umanità a calcare il suolo lunare e, nei piani di Elon Musk, a colonizzare Marte. Tradotto: un successo, che lo riporta sui binari giusti dopo tre tentativi conclusi con un'esplosione.
Starship e il Super Heavy si sono staccati dalla rampa di lancio della base texana di Boca Chica all'1.30 ora italiana del 27 agosto. Dopo la separazione dal gigantesco booster, l'astronave ha proceduto sulla sua rotta, mentre il primo stadio si posava con un ammaraggio controllato, apparentemente senza problemi, sulle acque del Golfo del Messico. Non era previsto infatti il rientro del Falcon Heavy alla base per la cattura al volo con le chopstick, le "bacchette". che già in altre due occasioni lo avevano riacciuffato al termine della sua discesa.
Una volta raggiunta una traiettoria sub-orbitale (Starship infatti non entra in orbita), il secondo stadio ha, per la prima volta, aperto i portelloni e rilasciato un carico nello spazio, si trattava di mock-up di satelliti Starlink, finti dispositivi per simulare una delle attività che competeranno alla navetta nei prossimi anni. Non c'è solamente la Luna e Marte nel suo futuro. Starship è concepita anche come lanciatore per satelliti e missioni spaziali, soprattutto in orbita terrestre, spina dorsale di una Space economy che ancora, e per molti anni a venire, è sostenuta da servizi destinati a business ed esigenze terrestri.
Durante la fase di crociera, Starship ha condotto test importanti. La riaccensione (è la seconda volta) di uno dei suoi motori Raptor nel vuoto dello spazio, una capacità definita cruciale per le future manovre di deorbiting, cioè di discesa per un rientro controllato alla base e quindi per poter riutilizzare la navicella. A circa 47 minuti dal lancio, sette minuti dopo la riaccensione, le camere a bordo hanno ripreso un evento violento che ha interessato il vano che ospita i coni dei motori. SpaceX non ha ancora dato spiegazioni in merito ma è certamente un aspetto su cui vorranno fare luce.
Per la fase di rientro, SpaceX ha deciso di sollecitare volutamente lo scudo termico e la struttura, per comprendere i limiti delle capacità del veicolo, delle piastrelle di protezione (tra le quali una dotata di un sistema di raffreddamento attivo) e degli altri elementi esposti. Diverse parti sono rimaste danneggiate a causa dell'attrito con l'atmosfera, pezzi di ali e di scudo termico hanno acceso scintille. La carenatura è apparsa di un colore diverso rispetto al decollo, diventata rossa a per lo stress termico causato dalle altissime temperature. Questo non ha impedito però l'esecuzione dell'ultima manovra, un flip, per poi sistemarsi in posizione verticale ed eseguire un ammaraggio morbido, riaccendendo un'ultima volta tre dei suoi motori, nelle acque dell'Oceano Indiano.
Ottime notizie, dunque, per Elon Musk: per la prima volta una Starship Block 2 non è esplosa, dopo le brutte avvisaglie dagli ultimi tre tentativi. Soprattutto perché il successo odierno dovrebbe escludere nuove inchieste da parte della Federal aviation administration (che si attiva ogni volta che si manifesta un fallimento su un aspetto critico dei voli) e potrà condurre a breve nuovi test.