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IFA 2025

Abitare con l’IA vuol dire fare molte domande

Abitare con l’IA vuol dire fare molte domande

A Berlino, in occasione di IFA, Samsung ha mostrato come sta utilizzando l’intelligenza artificiale per migliorare la domotica. Dalle tv alle lavatrici, nell’era dell’IA si ottiene tutto parlando

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“Vogliamo passare da dispositivi che le persone controllano, a quelli che davvero comprendono chi li possiede e si adattano alle loro esigenze”. Alla vigilia di IFA, la fiera dell’elettronica di consumo più importante d’Europa, Samsung ha rinnovato la sua missione più ambiziosa: andare oltre la domotica e una casa semplicemente connessa, verso un “ambiente AI” che manifesti la propria intelligenza al momento opportuno.

“AI” - artificial intelligence - è la parola d’ordine anche a Berlino, la città in cui IFA si svolge da 101 anni. E sul palco di Samsung è stata pronunciata - come ha sottolineato ironicamente il CMO europeo Benjamin Braun - più di cento volte.

Oggi televisori, frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie firmati Samsung sono in grado di comprendere il linguaggio naturale - e rispondere in alcuni casi – con voci sintetiche oppure con del testo. Il dialogo con l’utente – che può, ad esempio, chiedere a una lavatrice come rimuovere una macchia di caffè – ha un obiettivo chiaro: semplificare la vita quotidiana, eliminare passaggi superflui e aggirare quei menu complicati che nessuno ha mai amato. Quegli stessi menu che, un tempo, richiedevano di sfogliare il libretto delle istruzioni. Oggi non ce n’è più bisogno, o quasi.

Così come l’intelligenza artificiale generativa – da ChatGPT a Gemini – ha permesso di sviluppare software anche a chi non possiede competenze di programmazione, allo stesso modo i modelli linguistici di nuova generazione, portati negli elettrodomestici, consentono di avviare un lavaggio perfetto persino a chi non ha mai aperto un oblò.

“Imposta il lavaggio più veloce”, abbiamo chiesto alla nuova lavatrice Bespoke AI di Samsung. E su un display grande circa 7 pollici è comparso il messaggio che ha confermato l’operazione richiesta. Fossimo stati a casa, sarebbe stato sufficiente aggiungere il detersivo - senza preoccuparsi della quantità, anche questo viene dosato in modo intelligente - e avviare il lavaggio.

Non è un cambiamento a cui abbiamo assistito dal giorno alla notte. Le grandi aziende inseguono da anni il sogno di elettrodomestici sempre più “umani”. Nel 2017 l’italiana Candy, proprio a IFA, lanciò Bianca, una lavatrice con cui si poteva comunicare con la voce attraverso un’applicazione installata sul proprio smartphone.

Eppure, ancora oggi, l’intelligenza artificiale fondamentale per un prodotto come la lavatrice Bespoke AI non è la proprietà di linguaggio. Non è quello che dice, e come lo dice. Ma quello che alla fine fa: riconoscere tessuti, livelli di sporco, e persino il tipo di abbigliamento – dai capi tecnici agli indumenti delicati – adattando in automatico acqua, detersivo, temperatura e durata del ciclo. Le persone in questo modo non solo risparmiano tempo, ma anche denaro: Samsung sostiene che la sua nuova lavatrice supera del 65% la soglia minima della classe A. Questo vuol dire che Bespoke AI consuma il 65% in meno di energia rispetto al limite massimo consentito per rientrare nella classe A - la più efficiente - secondo la normativa europea.

C’è un elettrodomestico, tuttavia, che più di altri si prepara a essere influenzato - e anche cambiato - dalla nuova ondata di IA generativa. È la televisione. Sul grande pannello domestico, dove una volta scorrevano solo film, eventi sportivi e serie tv, ora iniziano a comparire assistenti virtuali che si interfacciano in modo naturale con chi ha il telecomando. È il caso di Copilot, l’intelligenza artificiale sviluppata da Microsoft, che è appena comparsa in alcuni modelli delle smart tv Samsung.

Copilot - come ChatGpt e Gemini - è un chatbot basato su un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM), vale a dire una rete neurale addestrata su milioni di dati che imita il funzionamento del cervello umano. Finora ha alimentato le risposte di un chatbot accessibile via browser o app. Ma ora - attraverso il microfono sul telecomando - si può chiamare in causa anche sulle tv Samsung.

Sul grande display, Copilot non sarà più un cursore lampeggiante che genera risposte. Avrà un aspetto definito - una specie di goccia d’acqua con occhi e bocca - che sottolineerà con espressioni più empatiche le sue risposte.

Da settembre prossimo, oltre a offrire informazioni di qualsiasi genere quando viene interrogato, Copilot sarà anche capace di analizzare i contenuti visivi di una tv Samsung - dalla serie Q7 in su - e dunque di rispondere a domande specifiche riguardanti un film o l’episodio di una serie. Oltre alla partnership con Microsoft, Samsung ha annunciato a IFA un accordo simile anche con Perplexity, un’altra IA popolare tra chi effettua ricerche online, senza però specificare il ruolo di questo strumento sulle sue televisioni.

Bixby, l’assistente virtuale di Samsung, e Gemini, l’IA di Google, non spariscono dai televisori dell’azienda sudcoreane, contribuendo a un leggero caos di intelligenze artificiali su uno stesso dispositivo. Le due IA, dicevamo, evolvono nel Vision AI Companion, il nuovo assistente intelligente pensato da Samsung per trasforma la tv in un interlocutore. Grazie all’intelligenza artificiale generativa, diventerà più naturale chiedere direttamente alla televisione informazioni su ciò che si sta guardando. Premendo il tasto dedicato all’IA sul telecomando – riconoscibile dall’icona con le stelline – sullo schermo delle tv Samsung comparirà una dashboard interattiva che combina le immagini in riproduzione (o messe in pausa) con una serie di funzioni intelligenti. Si va dalle schede di approfondimento sul cast di un film, alla traduzione in tempo reale con sottotitoli generati dall’IA, fino alla possibilità di porre domande dirette come ormai siamo abituati a fare con un chatbot.

Non solo: il sistema prova ad anticipare i desideri dello spettatore, suggerendo domande contestuali. Per esempio: “In quale città è ambientata questa scena?” oppure “Chi è il protagonista di questo show?”. Durante una dimostrazione, mentre andava in onda un programma di Jamie Oliver, l’IA proponeva spunti più pratici: “Le sue ricette sono adatte ai principianti?” oppure “Puoi condividere una sua ricetta così da provarla a casa?”. Sono domande che finora abbiamo rivolto a ChatGpt, ma che in futuro potremmo fare sempre più spesso al nostro televisore. Quello che ieri era il “focolare domestico”, domani potrebbe diventare un oracolo.

Nella casa “più intelligente” immaginata da Samsung, mentre gli abitanti conversano con l’IA sul televisore, un robot aspirapolvere penserà a pulire i pavimenti al posto loro. Non si tratta di una vera novità – l’azienda di Seul produce robot domestici da anni, così come numerosi marchi cinesi che affollano un mercato in costante crescita – ma il nuovo Bespoke AI Jet Bot Steam Ultra alza l’asticella.

Oltre a sanificare i panni rotanti con cui lava i pavimenti grazie al vapore a 100°, capace di eliminare fino al 99,9% dei batteri, introduce una funzione innovativa legata alla computer vision: il riconoscimento dei liquidi trasparenti. Per la prima volta, infatti, il Jet Bot è in grado di rilevare la presenza di acqua o altri fluidi invisibili a occhio nudo per i sensori tradizionali. In questi casi, interrompe automaticamente la pulizia e invia una notifica allo smartphone dell’utente.

Un passo avanti significativo, perché finora i robot aspirapolvere non erano in grado di distinguere queste situazioni: passavano sopra al liquido, contaminando i panni e diffondendo lo sporco in altre stanze. La nuova funzione si rivela particolarmente utile in case con animali domestici, dove piccoli incidenti possono verificarsi in assenza dei proprietari, proprio nel momento in cui, di solito, si avvia il robot per le pulizie.

Nelle abitazioni del futuro, la sfida non sarà solo quella di convivere con dispositivi intelligenti, ma di imparare a dialogare con loro nel modo giusto. Così come oggi i chatbot restituiscono risposte di qualità solo quando stimolati con domande precise, anche gli elettrodomestici del futuro tireranno fuori il meglio se guidati da richieste ben formulate. Ma perché questa interazione sia davvero utile, saranno necessarie macchine capaci di tradurre quelle domande in azioni esatte, con lo stesso rigore con cui un buon modello linguistico aderisce a un prompt.

Ed è esattamente questo che cerca Samsung: creare un ambiente in cui la tecnologia domestica non solo comprenda, ma agisca in modo concreto e preciso. Al riparo da allucinazioni. Un testo sbagliato generato da ChatGpt può essere fastidioso. Un capo rovinato, invece, un danno importante.

Capire dove sta andando il colosso sudcoreano nel settore della domotica è cruciale, perché è uno dei pochi brand al mondo che produce davvero tutto ciò che serve in una casa: non solo TV, lavatrici e robot, ma anche condizionatori, luci, frigoriferi, forni, piani di cottura, depuratori d’aria e persino pannelli solari.

Questo portafoglio tecnologico ha segnato per Samsung una svolta strategica, per ora circoscritta al mercato sudcoreano ma dal potenziale globale: se l’azienda possiede già tutti gli elementi della domotica, perché non progettare agli spazi che li ospitano? Da questa visione nasce l’idea di integrare SmartThings Pro – una piattaforma AI sviluppata da Samsung per la gestione intelligente di ambienti commerciali e residenziali complessi – direttamente nelle abitazioni prefabbricate. Il risultato è una casa intelligente fin dalla fabbrica: capace di gestire in modo efficiente l’energia, controllare da remoto dispositivi come condizionatori, frigoriferi e luci, e connettersi in modo nativo con oltre 4.200 prodotti compatibili.
Abbiamo visto uno dei prefabbricati Samsung a Berlino, dove i moduli – prodotti in Corea – sono arrivati via nave. “Per raggiungere la Germania hanno impiegato un mese, mentre assemblarli ci è costato un solo giorno di lavoro”, ci hanno spiegato Chanwoo Park, EVP B2B Solutions di Samsung Electronics, e Bona Lee, Vice President and Head of CX Insight Groupdell’azienda. La struttura che abbiamo visitato era composta da tre moduli che ospitano una cucina, un salotto, una stanza per il gaming e una camera da letto più un bagno. Tutti i sensori e gli elettrodomestici a parete – come i condizionatori sul soffitto o le lampade – sono già integrati. Anche l’impianto di riscaldamento è già installato, sotto al pavimento.

Tre moduli costano all’incirca 180mila euro, comprensivi di tutti i dispositivi elettronici Samsung, che corrispondono al 10-15% del prezzo complessivo. Si possono ovviamente acquistare più moduli, ma volendo anche uno solo. “Forse sarà sufficiente a chi vuole vivere solo con l’IA”, facciamo notare con una punta di ironia. Chanwoo ci guarda interdetto, non si aspettava una simile considerazione. Ci chiede di ripeterla, la interpeta come una domanda e risponde, sorridendo: “Non lo so”. Samsung guarda al futuro. Ma non può avere tutte le risposte.