Arctis Nova Elite, le cuffie adatte a ogni situazione
di Lorenzo FantoniIl modello più ambizioso di SteelSeries si propone di essere la cuffia definitiva per chi gioca e lavora, ma tutto questo ha un prezzo
Le Arctis Nova Elite sono il tentativo più ambizioso di SteelSeries di far convivere la cuffia “da gioco” con una vera esperienza d’ascolto, senza cavi e senza compromessi evidenti. Arrivano dopo una linea che ha contribuito a definire il segmento premium nel gaming con un dock multipiattaforma, ANC e software ricco di impostazioni.
Il dato che spicca anche per chi non è un tecnico del suono è la trasmissione Hi?Res Wireless fino a 24 bit/96 kHz sia su 2,4 GHz sia su Bluetooth, abbinata a nuovi driver da 40 mm in fibra di carbonio con anello in ottone per ridurre la distorsione. Tradotto: un wireless che non suona “impastato”, con voci più chiare, effetti che non si mangiano tra loro e bassi presenti ma sotto controllo. Per chi non ha un orecchio assoluto sarà come avere cuffie col cavo.
A livello estetico e costruttivo, Nova Elite è sobria e molto curata: telaio in acciaio e alluminio, colorazioni obsidian e sage/gold, archetto a sospensione comodo e pad in memory che offrono una buona isolazione passiva. Anche dopo ore di utilizzo non si avvertono fastidi, se non quelli che potrebbe dare una cuffia chiusa in una giornata calda, ma per tutte le situazioni normali è comodissima. La rotella del volume ora è in metallo, con piccoli scatti percepibili che aiutano a regolare senza guardare. È una cuffia che nasce per il gaming ma non stona accanto a modelli lifestyle di pari prezzo, senza fronzoli RGB. Il che è un bene se decidete di usarla anche fuori casa.
Il Game Hub è il centro di gravità delle Arctis Nova Elite. Tre USB?C in ingresso, più line?in e line?out, display OLED e controlli fisici.
La novità pratica è che due delle tre USB possono restare attive in contemporanea, con selezione automatica in base all’attività: significa poter utilizzare PC e una console contemporaneamente e avere una terza fonte in attesa che può essere collegata in un attimo, senza dover far convivere più cuffie sulla scrivania. A questo si aggiungono Bluetooth e ingresso aux, per una gestione fino a quattro sorgenti in parallelo con OmniPlay. Il passaggio tra una sorgente e l’altra è istantaneo e non richiede giri nei menu. Per chi ha un setup complesso, ricco di dispositivi differenti è veramente la manna dal cielo e la soluzione definitiva.
La parte di interfaccia è più completa ma resta leggibile: una pressione lunga sul tasto back cambia le viste sul display (livelli dei canali, EQ per ingresso, bitrate, stato connessioni) e mostra persino i metadati da Tidal quando riproduci da lì; una pressione lunga sulla rotella apre un menu per scegliere la fonte USB3 tra Xbox e Standard, cambiare equalizzazione, gain, cancellazione rumore e microfono, selezionare wireless/Bluetooth, regolare la line?out e le impostazioni di luminosità e risparmio energetico. Ci vuole un po’ a ricordare ogni voce del menù ma superata la fase di rodaggio è tutto molto chiaro.
Sul fronte voce, il microfono retrattile ClearCast trasmette in wide-and e usa un’elaborazione AI per tagliare i rumori di fondo; quando rientra nel padiglione subentra un microfono “nascosto”, utile in mobilità.
Il risultato è superiore alla media delle cuffie gaming, pur senza arrivare alla naturalezza di un USB o XLR dedicato.
La cancellazione attiva del rumore è a quattro microfoni, con modalità Trasparenza a portata di tasto. Non è un dettaglio per chi gioca in salotto o in open space e che di solito gioca con una cuffia sola per sentire se qualcuno in casa lo sta cercando.
Capitolo batteria: il sistema a due batterie, che sta piano piano diventando lo standard e che SteelSeries adotta da tempo, continua a essere un’ottima idea. Quando una batteria è in uso l’altra ricarica nel Game Hub, con una longevità di circa 60 ore. E quando la batteria finisce basta sollevare lo sportellino con chiusura magnetica, cambiarla con quella già carica e sei a posto. Lontano dalla base si ricarica via USB-C e con 15 minuti di presa si ottengono diverse ore.
Sul software, su PC c’è l’ecosistema GG/Sonar con equalizzatori, preset per giochi (anche creati con team esports), routing per lo streaming. È potente, ma tende a creare molte “periferiche” virtuali: chi è abituato a cambiare a mano l’uscita audio di Windows può trovarlo dispersivo finché non convoglia tutte le fonti sonore nel Game Hub, come già fa chi fa streaming. Su console e mobile c’è l’Arctis App, che permette di cambiare preset e parametri al volo: non consente di creare profili da zero, ma la libreria è ampia e, nel quotidiano, basta e avanza.
Quanto al suono, Nova Pro Wireless era già un’ottima base. Con i nuovi driver, Elite fa un passo avanti. La certificazione Hi?Res a 24/96 è utile per gli audiofili, ma i giochi in alta risoluzione audio sono rari, ma è rassicurante sapere che la cuffia non farà da collo di bottiglia con servizi musicali che lo supportano.
Il quadro complessivo è quello di una cuffia che prova a fare tutto, e riesce in quasi tutto: qualità audio sopra la media del gaming, microfono credibile, comfort alto, connettività completa e un design sobrio. Chi ha provato modelli planari più pesanti sa che, in termini puramente audiofili, esistono alternative superiori, ma nessuna mette insieme questo livello di suono con una lista di funzioni così “a tutto tondo” e una base che dialoga con PC e console senza frizioni.
Tutto questo ha un prezzo coerente con l’ambizione: 649,99 euro in Europa. Sono cifre da vertice assoluto che collocano Nova Elite nella nicchia di chi vuole “una cuffia per tutto” da tenere accesa tutto il giorno, tra lavoro, gaming e musica. Rispetto ad alternative di fascia alta più tradizionali, il prezzo è sensibilmente più alto; ha senso, ovviamente, se si sfrutta davvero l’hub, altrimenti conviene scendere di gamma.
In conclusione, Arctis Nova Elite non è solo la versione “più pro” della linea SteelSeries: è un hub audio personale che semplifica la vita, passa da una piattaforma all’altra senza sbattimenti e tratta i giochi con la stessa serietà con cui tratta la musica. Per chi non è un tecnico del suono, il beneficio si sente presto: meno tempo a smanettare, ad aspettare che le cuffie carichino e a passare da una cuffia all’altra, più tempo a giocare e ascoltare.