Italian Tech

Intelligenza Artificiale

OpenAI ci aveva promesso una superintelligenza. Per ora ci ha dato i deepfake

OpenAI ci aveva promesso una superintelligenza. Per ora ci ha dato i deepfake

L’azienda guidata da Sam Altman ha lanciato Sora 2, un versione avanzata della sua intelligenza artificiale capace di trasformare un testo o un’immagine in un video realistico con audio sincronizzato. Sora 2 ha prodotto, in pochi giorni, una quantità enorme di deepfake che ha invaso i social. Non era questo il futuro immaginato da OpenAI per l’umanità

4 minuti di lettura

Michael Jackson pensava di poter “guarire” Hitler dai suoi mali.

Nel 2001, in una serie di interviste registrate con l’amico rabbino Shmuley Boteach, Jackson disse che Hitler era “un geniale oratore e un grande showman”. Se avesse trascorso un’ora con lui, aggiunse, sarebbe stato in grado di curarlo: “Avrei potuto farlo - disse l’autore di Bad - Nessuno è completamente malvagio”.

Il Re del pop non poteva immaginare che, sedici anni dopo la sua morte, le persone avrebbero assistito al suo confronto con Hitler. Un incontro inventato, ma incredibilmente realistico.

Michael Jackson vs. Hitler, il confronto impossibile

In un video diventato virale su Reddit, un popolare social network, Adolf Hitler e Michael Jackson sono in piedi, uno davanti all’altro, al centro di uno studio televisivo. Si urlano addosso. “Bugiardo - dice la popstar - ho inventato io i passi”. Un sottopancia informa i telespettatori: “Hitler & Michael Jackson - Discutono su chi ha creato per primo il Moonwalk” [il celebre passo di danza di MJ in cui il corpo sembra avanzare mentre i piedi scorrono all’indietro, creando l’illusione di camminare sulla Luna].

Una nuvoletta stilizzata con la scritta Sora 2, che compare di tanto in tanto ai margini del video, ci ricorda - a scanso di equivoci - che la scena davanti ai nostri occhi non è reale, ma il prodotto degli algoritmi di OpenAI, la società di San Francisco che ha creato di ChatGpt.

Eppure tutto sembra credibile. È come se una macchina del tempo avesse catapultato nel talk show di Maury Povich, ex star della televisione statunitense, la popstar di Thriller e il leader della Germania nazista.

Nulla di ciò che stiamo vedendo può essere vero, tuttavia la scena crea una dissonanza cognitiva estrema: sappiamo che è un’elaborazione artificiale ma ogni dettaglio - le espressioni, le voci, la luce dello studio - appare così autentico da ingannare i sensi. È in questo scarto tra consapevolezza e percezione che nasce lo spaesamento prodotto dall’IA generativa: per un istante, l’impossibile sembra davvero essere accaduto.

Sora 2, la macchina dei deepfake

Il 30 settembre OpenAI ha presentato Sora 2, l’evoluzione del suo modello di intelligenza artificiale capace di trasformare un testo - o un’immagine - in una breve clip con audio sincronizzato. Il nuovo aggiornamento è stato accompagnato dal lancio di un’app che consente agli utenti di generare i propri video e di esplorare quelli realizzati da altri.

In appena cinque giorni, l’app di Sora 2 - al momento accessibile solo su invito, limitata al Nord America e disponibile per dispositivi iOS - è stata scaricata oltre un milione di volte, raggiungendo il primo posto nella classifica delle app gratuite per iPhone negli Stati Uniti. Un’ascesa persino più rapida di quella che, a suo tempo, aveva premiato l’app di ChatGpt.

Gli utenti hanno trovato Sora 2 così appetibile soprattutto per la libertà creativa che offre: la funzione “cameo”, in particolare, permette a chiunque di creare il proprio avatar da inserire in scenari reali o immaginari. Un’altra ragione del successo dell’app deriva dal fatto che i guardrail - i limiti e le restrizioni alla generazione delle clip - non sono eccessivamente rigidi: in molti casi l’app accetta richieste con personaggi famosi o situazioni surreali, pur imponendo controlli su nudità, violenza estrema o contenuti dannosi.

Il motivo per cui i filtri e i meccanismi di censura di Sora 2 non risultano particolarmente stringenti è piuttosto evidente - la ricerca del profitto a ogni costo in una corsa all’IA altamente competitiva - ma a chiarirlo apertamente è stato Varun Shetty, responsabile delle partnership media di OpenAI: “Siamo in un contesto in cui vediamo altre aziende consentire lo stesso tipo di generazioni - ha spiegato -. Non vogliamo trovarci in una posizione di svantaggio”.

E così, negli ultimi giorni, i social sono stati inondati da deepfake targati Sora.
Lo stesso Altman si è messo in gioco per il lancio di Sora 2, in un lungo video generato dall’IA di cui è protagonista il suo “cameo”. Ma l’intelligenza artificiale di OpenAI, finora, non ha aumentato soltanto la creatività degli utenti o degli artisti, che con un semplice prompt possono dare vita a un’idea che altrimenti sarebbe costata tempo e denaro. Sora 2 ha anche aperto il rubinetto della disinformazione e dei pregiudizi.

Sul social X sono state condivise, per esempio, una serie di clip misogine in cui atlete olimpiche competono in specialità domestiche: vince chi corre più velocemente in pista con l’aspirapolvere, o chi impiega meno tempo a lavare i bagni o i piatti. Ma ci sono tantissimi altri video offensivi. Alcuni utenti si sono concentrati su Stephen Hawking, immaginando il famoso fisico e cosmologo, deceduto nel 2018, strapazzato su un ring da Albert Einstein oppure in fuga dalla polizia.

OpenAI e l’AGI: una missione offuscata

Ma non è solo una questione di cattivo gusto. Se nel caso di Michael Jackson e Hitler, oppure di Hawking e Einstein, riconosciamo subito l’assurdità dell’incontro, in altri contesti - una protesta, un discorso politico, un evento di cronaca manipolati con l’IA - la linea tra realtà e finzione può diventare invisibile. Lo stesso Sam Altman, in una delle clip generate con Sora 2, sembra verosimilmente autore di un piccolo furto in un supermercato.

L’iperrealismo delle immagini create dall’IA può così manipolare la percezione collettiva, alimentare disinformazione e minare la fiducia nelle prove visive, da sempre considerate il fondamento della verità documentale. Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 2015, OpenAI ha messo l’AGI - un’intelligenza artificiale “generale” che possa superare l’essere umano in compiti cognitivi - al centro della propria missione. Nel documento Planning for AGI and beyond pubblicato nel 2023, nonché nel manifesto di OpenAI condiviso per la prima volta nel 2018, l’azienda afferma di volere creare un’AGI sicura a beneficio dell’umanità.

Sam Altman, CEO dell’azienda, ha affermato - a gennaio scorso - che OpenAI “sa come costruire l’AGI”. Tuttavia, la stessa definizione di questa superintelligenza resta così vaga e controversa da rendere impossibile stabilire con precisione quando – e se – un’IA potrà davvero essere considerata di livello umano.

La promessa dell’AGI, dunque, appare oggi sempre di più come un’ideologia guida, una sorta di bandiera con cui giustificare l’espansione delle aziende che sviluppano sistemi intelligenti.

Ciò che stiamo ottenendo finora - anziché una superintelligenza - è un’esplosione di contenuti generativi sempre più realistici ma potenzialmente ingannevoli: deepfake audio e video, sintesi di immagini e voci che minacciano la fiducia nel reale.

L’uso massiccio di tecnologie simili può alimentare disinformazione, polarizzazione e attacchi alla credibilità delle fonti. E può persino minare le fondamenta delle democrazie, alterando percezioni e decisioni degli elettori nei momenti più delicati della vita di un Paese.

Non era questa la promessa di OpenAI. Nel futuro ipotizzato più volte da Sam Altman l’intelligenza artificiale avrebbe dovuto illuminare la conoscenza umana, non offuscarla dietro un velo di illusioni perfette.