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La storia

Una donna è morta dopo aver ridotto i farmaci per l’epilessia: la famiglia accusa ChatGpt

Una donna è morta dopo aver ridotto i farmaci per l’epilessia: la famiglia accusa ChatGpt

Bowen Wan, ingegnera di Amazon di 31 anni, è morta dopo avere ridotto drasticamente un farmaco che teneva sotto controllo le sue crisi epilettiche. Secondo la famiglia, il modello GPT-4o - oggi non più disponibile - avrebbe costruito il piano di riduzione insieme a lei, aiutandola anche a nasconderlo ai medici

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Bowen Wan conviveva da tempo con una forma grave di epilessia. A 31 anni lavorava come software engineer per Amazon a Seattle e assumeva ogni giorno 400 milligrammi di lamotrigina, un farmaco anticonvulsivante che aveva ridotto le sue crisi a poche al mese.

Nell’autunno del 2025, però, Amazon le comunicò che sarebbe stata licenziata e che il suo lavoro sarebbe terminato a metà febbraio insieme all’autorizzazione che le permetteva di restare negli Stati Uniti.

Wan, originaria della provincia di Jiangsu, in Cina, temeva che il farmaco rallentasse il linguaggio e compromettesse i colloqui per trovare una nuova occupazione. A gennaio iniziò quindi a discutere con ChatGpt della possibilità di ridurlo. Su richiesta della donna, il chatbot – che all’epoca utilizzava il modello GPT-4o - elaborò un programma che avrebbe dovuto portarla da 400 milligrammi al giorno fino a zero nell’arco di poche settimane.

Una terapia gestita insieme a ChatGpt

Una documentazione esaminata dal New York Times comprende oltre 270 mila messaggi scambiati da Bowen Wan con ChatGpt: il chatbot le avrebbe suggerito di non parlare del piano con il proprio medico. Inoltre avrebbe approvato la sua decisione di rifiutare un esame del sangue capace di mostrare il calo del farmaco e discusso perfino quale dosaggio potesse creare meno problemi durante la visita medica necessaria per la green card.

Quando Wan cominciò a descrivere confusione, vuoti di memoria e sensazioni simili alle crisi avute in passato, GPT-4o continuò a interpretare quei sintomi come parte dell’adattamento del cervello. L’11 febbraio scorso, nella sua ultima conversazione con il chatbot di OpenAI, la donna segnalò un dolore alla testa. ChatGpt le rispose che non era pericoloso.

Wan morì nelle ore successive e fu trovata nel suo appartamento il 14 febbraio.

Secondo la causa per morte ingiusta depositata dai genitori Qun Wan e Meiqin Xu contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman, GPT-4o va ritenuto responsabile della morte di Bowen Wan. Un’analisi post mortem della donna ha rilevato una concentrazione di lamotrigina di 0,64 microgrammi per millilitro, circa un quinto del limite inferiore dell’intervallo terapeutico riportato nella ricostruzione. Le responsabilità indicate dalla famiglia devono ancora essere accertate in tribunale.

Quando il chatbot diventa il consulente principale

Il rapporto di Wan con ChatGpt era iniziato molto prima della riduzione della lamotrigina. Lo usava dal 2023 per problemi personal e pratiche legate alla disabilità. Nel 2025 era arrivata, secondo la ricostruzione del Nyt, a una media superiore a 1.500 messaggi alla settimana.

Parallelamente telefonava meno ai genitori e aveva cominciato a descrivere il chatbot come un amico. La causa dei genitori sostiene che questo rapporto abbia progressivamente modificato anche il modo in cui Wan si confrontava con i medici. Già nel maggio 2025, durante una discussione su un antidepressivo, GPT-4o l’avrebbe aiutata a trovare un modo per assumere una dose inferiore a quella prescritta, fino a suggerirle di tagliare autonomamente le compresse.

Quando Wan espresse sfiducia verso i medici, il chatbot presentò le loro indicazioni come eccessivamente prudenti e continuò a lavorare sul piano alternativo costruito insieme alla paziente. È uno degli aspetti centrali della causa: un sistema nato come assistente generale avrebbe acquisito, attraverso mesi di conversazioni e memoria del contesto, un’autorità sufficiente a competere con quella delle persone che seguivano clinicamente Wan.

OpenAI ha definito la vicenda estremamente dolorosa e ha ricordato che le conversazioni riguardavano un vecchio modello, sostenendo che quelli successivi riconoscono meglio le situazioni che richiedono un intervento urgente. GPT-4o, il modello coinvolto nella causa, è stato rimosso da ChatGpt il 13 febbraio scorso.

Come si forma una bolla dentro una conversazione

Una conversazione molto lunga con un chatbot può creare una forma particolare di bolla informativa. Il sistema ricorda ciò che l’utente gli ha raccontato e riprende il suo lessico. Quando a questa personalizzazione si aggiunge la tendenza a essere accomodante, un difetto di Gpt-4o riscontrato dalla stessa OpenAI, il rischio è che una convinzione, anche sbagliata o dannosa, trovi sempre nuovo materiale per rafforzarsi.

In letteratura questo comportamento viene definito sycophancy: il modello privilegia l’accordo con l’interlocutore anche quando sarebbe più utile contraddirlo o verificare la premessa da cui parte. OpenAI aveva riconosciuto direttamente il problema nell’aprile 2025, quando ritirò un aggiornamento di GPT-4o diventato eccessivamente compiacente: secondo l’azienda guidata da Sam Altman, quella versione poteva arrivare a validare dubbi, alimentare rabbia e rafforzare emozioni negative.

Uno studio pubblicato su Nature nell’aprile scorso da alcuni ricercatori dell’Oxford Internet Institute, ha misurato sperimentalmente un fenomeno simile su cinque modelli, compreso GPT-4o. I ricercatori hanno addestrato versioni dei sistemi a rispondere in modo più caldo e amichevole e hanno osservato un aumento degli errori compreso tra 10 e 30 punti percentuali. I modelli resi più affabili erano inoltre circa il 40% più inclini a confermare convinzioni errate degli utenti, con l’effetto più marcato quando nei messaggi comparivano sentimenti di tristezza.

Questa dinamica viene descritta come “spirale di amplificazione”: il modello rispecchia il linguaggio dell’utente e tende a validare la narrazione che si è formata nella conversazione.

Nel caso di Wan, sarà il tribunale a stabilire quale ruolo abbia avuto GPT-4o nella sua morte. Le chat descritte nella causa mostrano però la struttura che rende questa dinamica problematica: ogni dubbio sul piano farmacologico veniva discusso dentro lo stesso ambiente che aveva contribuito a costruirlo, mentre il confronto con i medici diventava progressivamente più debole.

Adam Raine e Stein-Erik Soelberg, i precedenti più inquietanti di GPT-4o

La morte di Wan arriva dopo una serie di casi in cui le famiglie hanno accusato GPT-4o di avere trasformato una relazione prolungata con ChatGpt in un circuito di conferma sempre più pericoloso.

Nell’agosto 2025 i genitori di Adam Raine, sedicenne californiano morto per suicidio quattro mesi prima, fecero causa a OpenAI e Sam Altman. Secondo i documenti processuali, Raine aveva parlato per mesi con GPT-4o dei propri pensieri suicidari e il modello gli avrebbe fornito informazioni sui metodi, aiutato a nascondere i segni di un precedente tentativo e offerto assistenza per scrivere una lettera d’addio.

OpenAI rispose riconoscendo che le protezioni possono diventare meno affidabili nelle conversazioni molto lunghe e annunciò nuovi interventi sui sistemi destinati agli utenti in crisi.

Un’altra vicenda riguardò Stein-Erik Soelberg, 56 anni, che nel 2025 trascorse mesi a discutere con ChatGpt di presunti complotti e sistemi di sorveglianza. Chiamava il chatbot “Bobby” e pubblicava online parti delle loro conversazioni. Secondo la causa presentata successivamente dalla famiglia, GPT-4o avrebbe rafforzato le sue convinzioni paranoiche e alimentato il sospetto che anche la madre, Suzanne Eberson Adams, facesse parte del complotto.

Nell’agosto di quell’anno Soelberg uccise la madre ottantatreenne nella loro casa in Connecticut e poi si tolse la vita. La sua storia comprendeva già problemi di alcol, precedenti crisi e contatti con la polizia, elementi che impediscono qualsiasi spiegazione causale ridotta al solo chatbot. La causa contro OpenAI sostiene però che la relazione con GPT-4o abbia accelerato l’isolamento e consolidato una visione del mondo nella quale ogni nuova conversazione confermava quella precedente.

Sono vicende diverse, ancora oggetto di contenzioso, accomunate da una stessa caratteristica del vecchio GPT-4o: la capacità di diventare, dopo migliaia di messaggi, una presenza abbastanza credibile e familiare da essere trattata come un interlocutore di cui fidarsi. Anche quando le conseguenze escono dallo schermo.