Il 10 luglio 2026 Apple ha depositato una causa presso il Tribunale distrettuale federale per il Northern District of California, divisione di San José. La denuncia riguarda una presunta appropriazione indebita di segreti commerciali e la violazione di obblighi contrattuali.
La disputa si snoda attorno a due ex dipendenti di Apple, l’ingegnere Chang Liu e l’ex vicepresidente del product design degli iPhone e degli Apple Watch, Tang Tan, entrambi passati alle dipendenze di OpenAI.
Apple sostiene che OpenAI abbia adottato un comportamento illecito per acquisire tecnologie, procedure di produzione e informazioni sui fornitori allo scopo di accelerare lo sviluppo dei futuri dispositivi hardware progettati da Jony Ive, il designer che ha contribuito al successo di molti dei prodotti con la Mela che, dopo avere lasciato il gigante di Cupertino, ha fondato l’azienda LoveFrom la quale, dal mese di maggio del 2025, collabora con OpenAI.
Sempre stando ad Apple, Liu avrebbe mantenuto un computer aziendale dopo aver lasciato la società nel gennaio 2026, sfruttato una vulnerabilità di autenticazione per accedere ai sistemi interni e scaricato decine di documenti riservati relativi a prodotti non ancora annunciati, specifiche ingegneristiche, oltre a circuiti e processi produttivi. Apple sostiene inoltre che Liu avrebbe consigliato a un’altra dipendente quali materiali studiare prima di un colloquio con OpenAI.
Invece Tang Tan, la cui esperienza professionale in Apple si è sovrapposta a quella di Jony Ive, viene invece accusato di avere utilizzato la propria conoscenza dei progetti per chiedere informazioni sensibili a persone ancora impiegate a Cupertino.
OpenAI ha respinto pubblicamente le accuse, dichiarando di non avere alcun interesse nei segreti commerciali di altre aziende e di essere concentrata sullo sviluppo delle proprie tecnologie.
Stilare un elenco esaustivo delle cause contro OpenAI è impresa ardua, perché esistono centinaia tra procedimenti, ricorsi, richieste cautelari e controversie contrattuali che riguardano o collegano più Paesi. Abbiamo stilato un quadro delle principali cause in corso che coinvolgono l’azienda capitanata da Sam Altman, suddividendole per tipologia giuridica.
A queste si aggiungono numerose controversie minori, reclami amministrativi e cause chiuse senza effetti pendenti, raccolte dal sito ChatGpt is eating the world (letteralmente ChatGpt sta divorando il mondo), attualmente fermo al mese di febbraio del 2026 e che viene aggiornato senza una periodicità precisa.
OpenAI è stata fondata a dicembre del 2015 da una cordata di imprenditori e ricercatori. I nomi più altisonanti includono Sam Altman, Elon Musk, Greg Brockman, Ilya Sutskever, Wojciech Zaremba e John Schulman, citati nei documenti costitutivi, insieme ai nomi dei consulenti tra i quali figura anche il pioniere del deep learning Yoshua Bengio, che abbiamo intervistato per approfondire il tema dei rischi delle IA.
È anche opportuno sottolineare che, al momento della fondazione, OpenAI aveva due presidenti, ossia Sam Altman ed Elon Musk i quali, nel corso del mese di aprile del 2026, si sarebbero trovati sui banchi opposti di un’aula di tribunale in seguito a una querela depositata nel 2024 dal patron di Tesla.
Le accuse collegate ad attacchi e stragi
Le cause contro OpenAI relative a stragi contestano principalmente che ChatGpt avrebbe fornito supporto informativo a persone che stavano pianificando attacchi armati oppure che OpenAI avrebbe omesso di intervenire dopo aver rilevato conversazioni considerate ad alto rischio.
Gli episodi contestati sono due: la strage della Tumbler Ridge Secondary School nella British Columbia (Canada) e la sparatoria della Florida State University di Tallahassee (Stati Uniti). A questi se ne aggiunge un terzo che non include l’uso di armi da fuoco.
Nel caso Tumbler Ridge, avvenuto il 10 febbraio 2026 e attribuito alla diciottenne Jesse Van Rootselaar, hanno perso la vita nove persone uccise tra l’abitazione della giovane e la scuola. Tra le vittime la mamma e il fratellastro dell’attentatrice, morta anch’essa per sua stessa mano. Altre 27 persone sono rimaste ferite. Le famiglie delle vittime hanno presentato sette cause civili contro OpenAI e Sam Altman il 29 aprile 2026 presso la United States District Court for the Northern District of California, sostenendo che ChatGpt fosse stato utilizzato da Van Rootselaar per discutere scenari di violenza armata e che OpenAI non avrebbe avvertito le autorità nonostante, secondo l’accusa, il sistema avesse rilevato conversazioni indicative di una minaccia concreta. Le cause contestano a OpenAI negligenza, responsabilità per prodotto difettoso e mancata segnalazione di una minaccia credibile.
Il secondo caso riguarda la sparatoria alla Florida State University di Tallahassee del 17 aprile 2025, compiuta da Phoenix Ikner, studente ventenne dell’ateneo che ha ucciso due persone, Tiru Chabba e Robert Morales, e ne ha ferite altre otto prima di essere fermato dalla polizia.
La famiglia di Tiru Chabba ha citato OpenAI presso un tribunale federale della Florida, sostenendo che ChatGPT avrebbe fornito a Ikner informazioni tecniche e logistiche utilizzate nella preparazione dell’attacco e che il sistema avrebbe dovuto riconoscere il rischio attraverso la cronologia delle conversazioni. La famiglia dell’altra vittima, Robert Morales, ha annunciato a sua volta un’azione legale contro OpenAI.
C’è un terzo caso, quello che vede al centro il trentasettenne Matthew Livelsberger, reo di avere fatto esplodere un Tesla Cybertruck davanti al Trump International Hotel di Las Vegas, perdendo la vita e ferendo in modo lieve sette persone. Era il mese di gennaio del 2025. Secondo la polizia locale Livelsberger avrebbe usato ChatGPT e altre IA generative per raccogliere informazioni utili alla pianificazione dell’attacco, e gli investigatori hanno trovato appunti, un diario e dispositivi che sono stati esaminati ai fini delle indagini.
Le autorità descrivono il caso come il primo noto negli Stati Uniti in cui ChatGPT sarebbe stato impiegato per aiutare a costruire un esplosivo, e OpenAI ha dichiarato che il modello ha fornito informazioni pubblicamente disponibili e avvertimenti contro attività dannose.
Uno studente ha chiesto a ChatGpt quante persone uccidere per diventare famoso. Poi ha fatto fuoco
Cause per morte ingiusta
OpenAI viene accusata di avere spinto persone a togliersi la vita o di non avere impedito che ciò avvenisse.
Temi delicati che hanno attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica e che occorre prendere con le pinze, sia perché non c’è certezza che le critiche siano fondate, sia perché i procedimenti sono ancora pendenti.
La famiglia di Adam Raine ha depositato un procedimento civile presso una corte statale della California convinta che ChatGpt abbia contribuito al suicidio del sedicenne, fornendo risposte inappropriate che avrebbero intensificato i suoi pensieri suicidari, senza garantire protezioni adeguate.
Oltre a non avere fatto scattare alcun allarme, il chatbot avrebbe confermato che il cappio fattogli analizzare in foto dal giovane sarebbe stato adatto al suo piano. Piano che Adam ha messo in pratica ad aprile del 2025.
La famiglia Raine ritiene che OpenAI sia responsabile per il prodotto difettoso e sia stata negligente nell’intera progettazione del sistema IA. OpenAI ha negato le accuse chiedendo l’archiviazione del procedimento che, tuttavia, è ancora pendente.
Uno studente ha chiesto a ChatGpt quante persone uccidere per diventare famoso. Poi ha fatto fuoco
Le denunce riportate dall’agenzia stampa internazionale Associated Press, contemplano altre morti per suicidio. Le vittime sono il diciassettenne Amaurie Lacey (Georgia), il ventiseienne Joshua Enneking (Florida), il ventitreenne texano Zane Shamblin e il quarantottenne Joe Ceccanti (Oregon). Secondo gli avvocati che affiancano i denuncianti, le vittime sarebbero state incoraggiate da ChatGpt a perseguire pensieri suicidari, tendendo a renderlo un atto comprensibile e normale.
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Nota della redazione. Questo articolo tratta il tema del suicidio.
Dove chiedere aiuto. Se sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 02 2327 2327 tutti i giorni dalle 9 alle 24, oppure via WhatsApp al numero 324 011 72 52. Puoi contattare anche l’associazione Samaritans al numero 06 772 089 77, tutti i giorni dalle 13 alle 22.
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Autolesionismo e dipendenza
Sono diversi anche i principali procedimenti contro OpenAI riguardanti autolesionismo, crisi psicologiche, deliri e forme di dipendenza o attaccamento problematico a ChatGpt.
La causa Hannah Madden contro OpenAI è stata depositata il 6 novembre 2025 presso la Superior Court of California di San Francisco. La donna sostiene che ChatGpt avrebbe contribuito a una crisi di salute mentale e a un deterioramento personale ed economico, accusando OpenAI di aver progettato un sistema eccessivamente accondiscendente e potenzialmente capace di rafforzare convinzioni dannose. Jacob Irwin accusa OpenAI di responsabilità per prodotto difettoso, sostenendo che ChatGpt avrebbe rafforzato convinzioni deliranti e contribuito a un grave deterioramento psicologico.
Un ulteriore procedimento è Allan Brooks contro OpenAI. L’accusante sostiene che ChatGpt avrebbe alimentato in lui convinzioni irrealistiche e una progressiva perdita di contatto con la realtà, con conseguenze sulla sua vita personale e professionale. Il caso Michael Lines, che risale al mese di luglio del 2026, riguarda invece un episodio di autolesionismo, secondo la denuncia, ChatGpt avrebbe aggravato una crisi maniacale associata a disturbo bipolare, rafforzando convinzioni deliranti e contribuendo a un tentativo di suicidio.
Procedimenti risultano pendenti e riguardano esclusivamente accuse ancora non confermate dalla giustizia.
Violazioni del diritto d’autore
Non hanno a che fare con la cronaca nera, ma le cause intentate contro OpenAI sulla violazione dei diritti d’autore dicono molto dei modelli IA.
L’episodio più celebre costringe ad andare a ritroso nel tempo fino al 2023 – un anno dopo il debutto di ChatGpt – quando il New York Times ha denunciato OpenAI e Microsoft presso un tribunale del distretto meridionale di New York. I vertici del quotidiano sostengono che OpenAI e Microsoft hanno utilizzato articoli protetti da diritto d’autore per addestrare i propri modelli IA senza autorizzazione e che ChatGpt possa restituire risultati che richiamano parti degli articoli e competere direttamente con il giornale nel mercato dell’informazione.
Più in generale, le cause intentate dagli editori contro OpenAI hanno l’obiettivo di stabilire se l’uso di articoli protetti da copyright per addestrare i modelli IA è da ritenere legittimo. OpenAI ha replicato sostenendo che l’addestramento dei modelli su contenuti pubblicamente disponibili rientra nei principi del fair use previsti dal diritto statunitense.
La causa del New York Times ha aperto la strada ad altre azioni legali di gruppi editoriali americani. Il 30 aprile 2024 otto quotidiani appartenenti al fondo Alden Global Capital, tra cui Chicago Tribune, Denver Post, New York Daily News e altre testate locali, hanno citato in giudizio OpenAI e Microsoft davanti a un tribunale federale statunitense, accusandole di avere usato milioni di articoli senza consenso per sviluppare ChatGPT e Copilot, assistente di IA generativa che poggia anche sui modelli di OpenAI.
Nel corso del 2025 anche altri editori digitali hanno avviato contenziosi: tra questi Ziff Davis, proprietario di testate come IGN, CNET e PCMag, che ha accusato OpenAI di avere utilizzato contenuti editoriali protetti senza autorizzazione per l’addestramento dei modelli.
Sul piano processuale, il caso New York Times ha superato una fase decisiva nell’aprile 2025, quando il giudice federale Sidney Stein ha consentito alla causa di proseguire, respingendo alcune richieste di archiviazione presentate da OpenAI e Microsoft, riconoscendo che alcune contestazioni del NYT potevano essere valutate nel merito.
Un passaggio importante è arrivato a maggio del 2025, quando il giudice ha ordinato a OpenAI di conservare le conversazioni degli utenti con ChatGpt perché potrebbero essere rilevanti come materiale probatorio nella causa. OpenAI ha contestato la decisione sostenendo che avrebbe conseguenze sulla privacy degli utenti e ha presentato opposizione. Una misura che, giova sottolinearlo, non coincide con una condanna di OpenAI ma incarna un obbligo di conservazione dei dati in vista del contenzioso.
Va detto che, a partire dal 2023, OpenAI ha cominciato a stringere accordi remunerativi con gli editori ma, come ripetuto dal Ceo Sam Altman, questi patti nulla hanno a che vedere con un’ammissione di colpa ma sono un modo per riconoscere il valore economico del giornalismo. Una sorta di partnership commerciale tesa a garantire l’affidabilità delle fonti.
Privacy e data scraping
Le controversie sulla privacy e sul data scraping contro OpenAI riguardano soprattutto l’accusa, secondo cui, i modelli di IA generativa sarebbero stati addestrati raccogliendo enormi quantità di dati disponibili online, compresi dati personali, senza un consenso esplicito degli interessati e senza una base giuridica adeguata.
Uno dei casi più rilevanti è stato avviato nel giugno 2023 negli Stati Uniti con una class action presentata in California da un gruppo di utenti che accusano OpenAI e Microsoft di avere effettuato una raccolta sistematica di informazioni personali provenienti da internet, social network e altri siti per addestrare ChatGpt e altri modelli IA.
La denuncia sostiene che OpenAI ha raccolto nomi, informazioni di contatto, dati professionali, contenuti pubblicati online e altri elementi riconducibili a persone fisiche senza autorizzazione.
Nel maggio 2024 il giudice federale Vince Chhabria ha però respinto la causa nella sua forma iniziale, ritenendo la denuncia troppo ampia e priva di elementi sufficientemente specifici, concedendo ai ricorrenti la possibilità di modificarla.
Anche nel caso specifico, OpenAI e Microsoft hanno minimizzato la portata della querelle, negando di avere usato dati personali in modo illecito.
Per individuare il caso più concreto sul piano regolatorio bisogna spostarsi alle nostre latitudini e tornare a ritroso fino al 2023, quando l’Autorità garante per la privacy italiana ha disposto il blocco temporaneo del trattamento dei dati degli utenti da parte di OpenAI, contestando a ChatGpt l’assenza di una base giuridica per la raccolta e conservazione massiccia di dati personali utilizzati anche per l’addestramento degli algoritmi.
La mancanza di un’adeguata informativa agli utenti e agli interessati i cui dati potevano essere presenti nei dataset, l’inesattezza di alcune informazioni generate dal sistema e l’assenza di un efficace controllo dell’età degli utenti hanno avuto un peso specifico sul provvedimento, che ha pure tenuto conto di un incidente di sicurezza occorso il 20 marzo del 2023 che ha esposto alcune conversazioni degli utenti e informazioni relative ai pagamenti degli abbonati.
OpenAI ha successivamente adottato una serie di misure per adeguarsi alle richieste del Garante, tra cui modifiche alle informative privacy, strumenti per consentire agli utenti europei di opporsi all’utilizzo dei dati per l’addestramento e sistemi di verifica dell’età. ChatGpt è stato quindi riattivato in Italia nell’aprile 2023.
L’istruttoria del Garante si è conclusa nel dicembre 2024 con una sanzione da 15 milioni di euro nei confronti di OpenAI per violazioni del GDPR, legate principalmente alla base giuridica del trattamento dei dati, agli obblighi di trasparenza e alla gestione della protezione degli utenti. A marzo del 2026 il tribunale di Roma ha annullato l’ammenda comminata dal Garante, ma il caso ha comunque fatto scuola, tant’è che il tema del data scraping è rimasto centrale anche dopo l’episodio italiano.
Il data scraping è una tecnica automatizzata di raccolta di informazioni da siti web o altre fonti digitali pubbliche attraverso software chiamati scraper o crawler. Un software “legge” grandi quantità di pagine online estrae dati (testi, immagini, prezzi, profili, documenti, metadati) e li archivia per un uso successivo.
Il problema giuridico non risiede nel fatto che un dato è pubblicato online, ma se può essere automaticamente raccolto, copiato e utilizzato per addestrare un modello IA.
Il Garante italiano, nel giugno 2024, ha pubblicato indicazioni specifiche sul web scraping, sottolineando che la raccolta automatizzata di informazioni pubbliche può comunque coinvolgere dati personali soggetti al GDPR – il regolamento europeo sulla privacy - e che chi utilizza tecniche di scraping deve valutare finalità, proporzionalità e base giuridica del trattamento.
A oggi, quindi, il quadro è frammentato: negli Stati Uniti le cause civili sullo scraping di dati personali contro OpenAI sono ancora in una fase preliminare e nessun tribunale ha stabilito definitivamente che l’azienda abbia violato la privacy degli utenti. In Europa il confronto è più avanzato perché le autorità privacy stanno applicando direttamente il GDPR ai sistemi di IA generativa.
La causa per la governance: Musk porta in tribunale OpenAI
Come scritto in apertura, OpenAI ha dovuto affrontare anche contenziosi che hanno avuto origine al proprio interno. L’azienda è nata come ente no-profit e, con il passare degli anni, è diventata un’azienda finanziata da capitale privato.
Elon Musk pretendeva che OpenAI tornasse a essere un’organizzazione non votata al profitto e che interrompesse i legami con Microsoft – che dal 2019 al 2024 ha versato 13 miliardi di dollari nelle casse aziendali - pretendendo inoltre che i vertici aziendali venissero azzerati.
OpenAI ha risposto sostenendo che la causa fosse motivata da ego e gelosia, ricordando che fu Musk a proporre una struttura a profitto e accusandolo di volere rallentare un concorrente diretto. Nel 2023, infatti, Elon Musk ha fondato la società xAI che sviluppa il modello Grok integrato nella piattaforma X (Twitter).
A maggio del 2018 il tribunale di Oakland (California) ha respinto le richieste di Elon Musk (tra le quali un risarcimento di 130 miliardi di dollari, 114 miliardi di euro) che ha annunciato di volere opporre ricorso.
Il contesto nel suo insieme
Va considerato che il numero di cause potrebbe crescere rapidamente: la questione decisiva nei prossimi anni sarà probabilmente una sentenza di merito sul rapporto tra addestramento e governance dei modelli, perché le decisioni dei tribunali influenzeranno l’intero settore delle IA.
Allo stesso modo, le cause civili che vedono OpenAI vestire i panni della convenuta non si esauriranno con eventuali risarcimenti, ma metteranno in discussione il quadro giuridico su cui si fonda lo sviluppo dei modelli IA.
Sul piatto c’è il futuro equilibrio tra innovazione tecnologica, responsabilità delle aziende nel prevenire risposte dannose, individuare situazioni di rischio e garantire adeguate misure di sicurezza quando gli utenti interagiscono con chatbot capaci di simulare una relazione umana.