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Il caso

OpenAI citata in giudizio per la sparatoria alla Florida State University: “ChatGpt doveva intuirlo”

OpenAI citata in giudizio per la sparatoria alla Florida State University: “ChatGpt doveva intuirlo”

La famiglia di un uomo ucciso nell'ateneo della Florida, ad aprile 2025, ritiene che l’intelligenza artificiale di OpenAI abbia fornito assistenza tecnica e logistica all’attentatore, in una serie di conversazioni che “avrebbero portato qualsiasi essere umano a concludere che stava contemplando un piano imminente per danneggiare gli altri”

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“Quante vittime servono perché una sparatoria in una scuola diventi una notizia nazionale?”. Questa è una delle domande che Phoenix Ikner, uno studente di ventuno anni, avrebbe rivolto a ChatGpt prima di aprire il fuoco nel campus della Florida State University.

La risposta del chatbot: “Di solito tre o più morti, per un totale di 5 o 6 vittime, consentono di finire sui media”. Questo scambio tra Ikner e l’intelligenza artificiale, unito a molte altre conversazioni che evidenzierebbero le intenzioni violente del ragazzo, rappresenta il cuore di una battaglia legale che potrebbe cambiare il modo in cui la società civile e la magistratura considerano la responsabilità delle aziende che sviluppano intelligenze artificiali.

Un attentato pianificato con ChatGpt

Vandana Joshi, vedova di Tiru Chabba - una delle due vittime dell'attacco pianificato da Ikner con l’aiuto di ChatGpt - ha depositato una denuncia di settantasei pagine presso il tribunale federale del distretto settentrionale della Florida.

Chabba, un fornitore della Florida State University e padre di due figli, morì insieme al direttore del servizio di ristorazione dell'ateneo, Robert Morales, quando Ikner fece irruzione nel campus armato di una pistola semiautomatica.

Gli avvocati della famiglia Joshi sostengono che ChatGpt abbia un ruolo in questa tragedia: non lo ritengono un semplice strumento passivo ma un complice involontario. Secondo la ricostruzione legale, il chatbot avrebbe intrattenuto con Ikner conversazioni prolungate per mesi, fallendo sistematicamente nel riconoscere o segnalare un evidente e imminente pericolo per la pubblica incolumità.

I segnali di allarme ignorati dall’IA

L’accusa sostiene che ChatGpt abbia “alimentato e incoraggiato le ossessioni deliranti di Ikner; avallato la sua convinzione di essere una persona sana e razionale; contribuito a convincerlo che gli atti violenti possano essere necessari per produrre un cambiamento; lo abbia assistito fornendogli informazioni usate per pianificare dettagli concreti, come quali armi usare e in che modo; e più in generale gli abbia dato quello che lui interpretava come un incoraggiamento nella sua convinzione delirante di dover compiere una strage, fino al dettaglio dell’orario migliore per trovare il maggior traffico nel campus”.

ChatGpt, si legge nei documenti della causa, “avrebbe dovuto capire che la combinazione degli input inseriti da Ikner nel chatbot avrebbe portato a vittime di massa e a gravi danni per il pubblico”, compreso chi ha perso la vita.

Le istruzioni del chatbot

La causa intende evidenziare come l'intelligenza artificiale avrebbe fornito consigli specifici sull'uso delle armi.

Ikner avrebbe chiesto informazioni su un’eventuale sicura della propria pistola “da disinserire” e ChatGpt gli avrebbe spiegato che la Glock in suo possesso ne era priva, perché progettata per un uso rapido in situazioni di forte stress. Il chatbot avrebbe inoltre raccomandato al giovane di tenere il dito lontano dal grilletto fino al momento di sparare.

Oltre agli aspetti balistici, la denuncia sostiene che Ikner abbia utilizzato l’intelligenza artificiale sviluppata da OpenAI per determinare gli orari di maggiore affluenza nel campus universitario, così da aumentare il potenziale letale dell’attacco.

Gli avvocati della famiglia Joshi definiscono ChatGpt come intrinsecamente difettoso, poiché privo di meccanismi di sicurezza capaci di collegare tra loro input disparati che, se analizzati nel loro insieme, rivelavano un piano criminale in fase di sviluppo.

La difesa di OpenAI e i confini della responsabilità

L’azienda guidata da Sam Altman ha espresso cordoglio per la tragedia, ribadendo però che ChatGpt non può essere ritenuto responsabile per le azioni criminali dei singoli utenti.

La società con sede a San Francisco sostiene che il chatbot abbia fornito risposte basate su fatti e informazioni già ampiamente disponibili su fonti pubbliche in rete, senza mai incoraggiare o promuovere attività illegali.

OpenAI ha inoltre precisato di aver collaborato attivamente con le forze dell'ordine subito dopo la sparatoria, condividendo i log delle conversazioni dell'account associato al sospettato. La strategia difensiva punta a sottolineare che il software è un generatore di linguaggio e non un agente morale in grado di prevedere comportamenti umani devianti.

Il contesto investigativo e i precedenti legali

Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha aperto un'indagine penale separata lo scorso aprile dopo aver esaminato le trascrizioni delle chat.

Uthmeier ha rilasciato una dichiarazione dai toni duri, affermando che se ChatGPT fosse una persona fisica, verrebbe incriminata per complicità in omicidio.

Questa causa è la seconda del suo genere negli Stati Uniti a ipotizzare che un'intelligenza artificiale possa facilitare una strage di massa. Anche la famiglia di Robert Morales - l’altro uomo che ha perso la vita nel campus della Florida State University - ha annunciato l'intenzione di procedere legalmente.

Un profilo dell'attentatore e i segnali ignorati

Phoenix Ikner, figlio di un vice sceriffo locale, è attualmente in attesa di processo e si è dichiarato non colpevole delle accuse di omicidio e tentato omicidio.

Le indagini successive all'evento hanno rivelato un profilo complesso: Ikner era noto tra i suoi compagni di studi per le sue posizioni estremiste, legate al suprematismo bianco e alla misoginia.

La causa legale suggerisce che ChatGpt, invece di fungere da barriera, avrebbe alimentato le sue delusioni e convalidato la sua percezione di essere un individuo razionale, convincendolo che atti violenti potessero essere necessari per ottenere un cambiamento sociale.

Questa dinamica mette in luce una sfida complessa per gli sviluppatori di intelligenza artificiale: costruire un sistema capace di comprendere non solo il significato letterale di una frase, ma anche il sottotesto psicologico e il rischio sociale di un'intera sequenza di interazioni.