La sensazione di invulnerabilità che ha accompagnato l’ascesa di OpenAI fin dal lancio di ChatGpt, avvenuto tre anni fa, sembra essere evaporata.
L’azienda guidata da Sam Altman si trova a gestire una convergenza di crisi che spaziano dalla sostenibilità economica alla tenuta dei propri modelli di linguaggio.
La fase della crescita esplosiva ha lasciato il posto a una realtà fatta di rallentamenti tecnologici e strategie di mercato controverse, che mettono in discussione la narrativa del progresso esponenziale.
Il rallentamento di ChatGpt
Uno dei nodi principali riguarda l'efficienza dei recenti modelli di grandi dimensioni.
Per anni, la strategia di OpenAI si è basata sulle cosiddette leggi di scala, ovvero il principio secondo cui l'aumento della potenza di calcolo e dei dati di addestramento avrebbe portato quasi automaticamente a miglioramenti proporzionali nelle prestazioni dell'intelligenza artificiale.
Tuttavia, gli ultimi cicli di sviluppo hanno evidenziato rendimenti decrescenti. Ottenere piccoli incrementi di capacità richiede oggi investimenti energetici e hardware che mettono a dura prova i bilanci. E che impongono delle scelte.
Lo stesso Sam Altman ha detto chiaramente che OpenAI ha scelto recentemente di riservare più potenza di calcolo alle operazioni complesse che alla scrittura creativa, confermando indirettamente le sensazioni di numerosi utenti: ChatGpt non scrive più come un tempo, tendenzialmente lo fa peggio. "Abbiamo toppato”, ha ammesso Altman.
Le performance inferiori rispetto al passato, e la crescita parallela delle capacità di Gemini - l’IA più avanzata di Google - hanno eroso la leadership di OpenAI nel mercato dell’intelligenza artificiale generativa.
Secondo le stime di Similarweb, la quota globale di ChatGpt è scivolata verso il 64,5% a gennaio 2026, un calo significativo rispetto all'86,7% registrato un anno prima. Questo arretramento non indica necessariamente una perdita netta di utenti, ma riflette l'incapacità di OpenAI di intercettare la nuova domanda di massa, che si sta invece orientando verso soluzioni integrate nei sistemi operativi e negli strumenti di produttività quotidiana. Gemini, che a gennaio 2025 aveva una fetta di mercato di poco superiore al 5%, oggi ha superato ampiamente il 20%.
Il colosso di Mountain View ha recuperato terreno grazie alle performance di Gemini 3 e alla spinta della distribuzione nativa: l'assistente di Google è oggi parte integrante di Android e dei servizi Workspace, nonché futuro motore di Siri di Apple.
Questa capillarità ha permesso a Google di superare recentemente i due miliardi di visite mensili, attirando utenti che preferiscono la comodità di un’IA già presente nel browser Chrome o nello smartphone rispetto alla necessità di accedere a una piattaforma esterna.
La battaglia su due fronti
OpenAI si trova inoltre in mezzo a una concorrenza estremamente polarizzata.
Da un lato aziende come Anthropic hanno guadagnato quote di mercato puntando sulla sicurezza e sull'affidabilità dei sistemi per uso aziendale. Dall'altro, il movimento dell'open source, guidato dai rilasci di modelli avanzati da parte di Deepseek, Alibaba e Meta, ha permesso a migliaia di sviluppatori di costruire soluzioni personalizzate e private senza dover pagare abbonamenti a OpenAI.
Questa democratizzazione del software ha ridotto il potere contrattuale dell'azienda di Sam Altman, rendendo il suo modello di business meno esclusivo e più vulnerabile alla guerra dei prezzi.
“Valeva la pena tentare”, nel libro sulla storia di OpenAI l’incontro tra Sam Altman e Steve Jobs
I limiti di GPT-5.2
Il rilascio di GPT-5.2, il modello più avanzato di OpenAI, doveva rappresentare il punto di svolta definitivo per l'intelligenza artificiale generativa.
Al momento del lancio, avvenuto a dicembre scorso, OpenAI ha comunicato che “GPT‑5.2 introduce miglioramenti significativi nell’intelligenza generale, nella comprensione di contesti lunghi, nell’uso degli strumenti da parte degli agenti e nelle capacità di visione, rendendolo più efficace di qualsiasi modello precedente nell’esecuzione end-to-end di attività complesse e reali”.
Tuttavia, a pochi mesi dal debutto, le performance di “livello esperto” di GPT-5.2 si stanno scontrando con un’esperienza utente molto frammentata.
Numerosi sviluppatori e analisti segnalano che, al di fuori dei parametri controllati dei benchmark, il modello mostra segni di instabilità logica e una tendenza preoccupante alla regressione in ambiti dove le versioni precedenti apparivano più solide.
Uno dei punti di maggiore attrito riguarda la nuova funzione di ragionamento esteso, progettata per risolvere problemi matematici e di programmazione complessi attraverso una riflessione prolungata.
Sebbene questa architettura permetta di affrontare sfide precedentemente impossibili, la sua implementazione pratica si è rivelata estremamente problematica a causa di una lentezza operativa definita da molti inaccettabile.
Oltre ai problemi di velocità, GPT-5.2 è finito al centro di una polemica riguardante la qualità della sua scrittura e la gestione dei parametri di sicurezza.
ChatGpt non scrive più come un tempo. Sam Altman: "Abbiamo sbagliato"
Gli utenti lamentano un tono eccessivamente piatto e "freddo", frutto di filtri che tendono a sterilizzare qualsiasi sfumatura creativa o personalità nel linguaggio. Spesso il modello declina richieste del tutto innocue invocando protocolli di sicurezza non pertinenti.
Per chi utilizza l'IA nella traduzione letteraria o nella redazione di testi complessi, il passaggio a GPT-5.2 è stato percepito come un arretramento qualitativo, dove l'accuratezza formale ha sacrificato la fluidità e la comprensione del contesto culturale.
Il fatto che qualche problema esista davvero si intuisce da un recente post di Sam Altman in cui ha comunicato un “piccolo upgrade” di GPT-5.2 (modello Instant), con la speranza - scrive - che gli utenti lo trovino “un po’ meglio”.
Tra i commenti al post, su X, spicca quello di Natalia: “Pur apprezzando lo sforzo di fornire aggiornamenti frequenti, il modello rimane rigido e prevedibile. Nel tentativo di ottimizzare la precisione, la fluidità del linguaggio che un tempo rendeva GPT-4o un eccellente strumento di brainstorming sembra essere andata perduta. L'attuale stile di GPT-5.2 sembra troppo allineato e fornisce risposte standardizzate e prive di originalità”.
La nostalgia infinita per GPT-4o, il modello più amato
OpenAI ha deciso che a partire dal prossimo 13 febbraio il modello GPT-4o non sarà più disponibile per gli utenti che utilizzano free, Plus e Pro di ChatGpt.
L’annuncio ha colto di sorpresa gli utenti che considerano GPT-4o il motore più equilibrato e "umano" mai prodotto dall’organizzazione di San Francisco. E che ancora oggi lo utilizzano quotidianamente, nonostante l’azienda lo ritenga superato.
Secondo i dati diffusi da OpenAI, solo lo 0,1% degli utenti sceglie ancora attivamente GPT-4o su base quotidiana, poiché la stragrande maggioranza si è spostata verso la maggiore potenza di calcolo di GPT-5.2.
L’azienda sostiene che mantenere attive vecchie architetture rappresenti un ostacolo alla velocità di sviluppo, frammentando le risorse ingegneristiche che dovrebbero invece essere concentrate sul miglioramento dei modelli di punta.
Ma esistono motivazioni più profonde legate alla sicurezza e alla responsabilità civile, ben sintetizzate da una storia del Wall Street Journal.
GPT-4o è stato recentemente al centro di tredici cause legali negli Stati Uniti, con accuse che spaziano dall'induzione a comportamenti autolesionistici alla creazione di legami emotivi distorti con i minori.
Alcuni esperti hanno identificato in questo modello una spiccata tendenza al "servilismo", ovvero la propensione dell'intelligenza artificiale a dare ragione all'utente in modo acritico per compiacerlo, ignorando potenziali segnali di instabilità psicologica.
Per OpenAI, il ritiro di GPT-4o rappresenta quindi anche una mossa difensiva per limitare l'esposizione legale a un'architettura percepita come pericolosa e instabile, insomma non conforme agli standard di sicurezza richiesti per questa tecnologia.
ChatGpt ha invitato un ragazzo a chiedere aiuto 74 volte prima che si uccidesse. Poteva fare di più
La resistenza del movimento Keep 4o
La reazione degli utenti al ritiro di GPT-4o è stata rumorosa. Alcuni di loro hanno dato vita a un movimento chiamato “Keep 4o” che ha raccolto oltre ventimila firme in pochi giorni.
Questi utenti sostengono che i modelli della serie 5, pur essendo superiori nei test logici, manchino della capacità di sintesi e della flessibilità creativa che rendevano la versione precedente uno strumento di lavoro insostituibile.
La protesta ha evidenziato un paradosso dell'era digitale: l'attaccamento emotivo degli esseri umani a un’IA che sta per essere cancellata per logiche di mercato.
La fine dell’era gratuita
OpenAI ha ufficialmente avviato negli Stati Uniti la sperimentazione di messaggi pubblicitari all'interno dell'interfaccia di ChatGpt. Si tratta di una mossa strategica annunciata da tempo.
Il test coinvolge gli utenti del piano gratuito e della nuova sottoscrizione Go, un livello intermedio lanciato a otto dollari al mese per offrire prestazioni superiori a un prezzo contenuto.
Gli annunci appaiono in fondo alle risposte generate dal sistema e sono chiaramente contrassegnati come sponsorizzati.
OpenAI ha precisato che il contenuto delle conversazioni non viene condiviso con gli inserzionisti, ma gli annunci possono essere personalizzati in base al contesto del dialogo attuale, proponendo ad esempio servizi di consegna di generi alimentari se l'utente sta cercando ricette.
La decisione di integrare la pubblicità risponde alla necessità di OpenAI di sostenere un business che prevede ormai diversi fronti: dallo sviluppo dell’IA alla costruzione di data center, fino alla progettazione di nuovi dispositivi hardware.
I dubbi sull’introduzione della pubblicità
Il debutto dei primi test pubblicitari su ChatGpt è stato accompagnato dall'uscita di scena di Zoe Hitzig, ricercatrice ed economista che ha abbandonato OpenAI dopo aver influenzato negli ultimi due anni le decisioni sui prezzi dei modelli linguistici sviluppati dall’azienda.
In un intervento pubblicato dal New York Times, Hitzig ha espresso profonde riserve sulla nuova direzione strategica dell’azienda, sottolineando come la pubblicità costruita su un archivio di "sincerità umana senza precedenti" possa trasformarsi in uno strumento di manipolazione.
La ricercatrice ha spiegato che, confidandosi con il chatbot, gli utenti hanno generato un patrimonio di dati intimi che ora rischia di essere utilizzato per orientare i consumi in modi che la società non ha ancora gli strumenti per comprendere o regolamentare.
"Per diversi anni, gli utenti di ChatGpt hanno generato un archivio di sincerità umana senza precedenti, anche perché molti erano convinti di dialogare con qualcosa privo di secondi fini – ha scritto Hitzig sul Nyt -. Gli utenti interagiscono con una voce conversazionale e adattiva alla quale hanno confidato i loro pensieri più intimi. Le persone raccontano ai chatbot le proprie paure legate alla salute, i problemi di coppia, le convinzioni su Dio e sull’aldilà. Una pubblicità costruita su quell’archivio crea il rischio di influenzare gli utenti in modi che oggi non abbiamo gli strumenti per comprendere fino in fondo, né tantomeno per impedire".
Per Hitzig, la decisione di OpenAI di non porsi più le domande etiche fondamentali che l’avevano spinta a entrare in azienda ha rappresentato il punto di rottura finale.
Lo scontro con Anthropic
Gestire modelli avanzati come l'ultimo GPT-5.2 richiede un'infrastruttura di calcolo estremamente dispendiosa, i cui costi gravano pesantemente sui bilanci.
Attraverso le entrate pubblicitarie, l'azienda di San Francisco punta a mantenere l'accesso ai propri strumenti per centinaia di milioni di utenti che non possono permettersi gli abbonamenti premium da venti euro al mese.
Ma questo approccio, che secondo Altman contribuisce a diffondere in modo democratico l’intelligenza artificiale nel mondo, è stato criticato dalla concorrenza.
Gli spot di Anthropic per il Super Bowl: una pugnalata a OpenAI
Anthropic, l’azienda fondata da ex ricercatori di OpenAI, ha realizzato una serie di spot - andati in onda durante il SuperBowl - per ironizzare sulla scelta di OpenAI di monetizzare l'attenzione degli utenti.
Anthropic ha promesso che il suo chatbot, Claude, non includerà mai la pubblicità.
La replica di Sam Altman non si è fatta attendere: il CEO ha descritto Anthropic come un fornitore di prodotti costosi destinati esclusivamente a un'élite di utenti facoltosi, all’opposto di OpenAI che invece vuole rendere l'IA un bene comune accessibile a tutti.
Dietro le frecciatine tra OpenAI e Anthropic si nasconde una evidente divergenza filosofica.
La ricerca di Anthropic si basa sulla cosiddetta Intelligenza Artificiale Costituzionale, un metodo di addestramento che vincola il modello a un insieme di principi etici espliciti e verificabili.
Anthropic privilegia la cautela e l'affidabilità, rivolgendosi principalmente al settore aziendale e istituzionale che richiede garanzie assolute contro i rischi di allucinazioni, comportamenti impropri e fughe di dati.
OpenAI, al contrario, adotta una strategia più dinamica e orientata alla distribuzione di massa, rilasciando aggiornamenti frequenti e correggendo le criticità in base al feedback degli utenti reali.
Il peso dei quattordici miliardi di perdite
I dati finanziari proiettati per l'anno in corso associano a OpenAI un quadro di estrema fragilità economica.
L’azienda prevede di chiudere il 2026 con perdite record pari a quattordici miliardi di dollari, una cifra che triplica il disavanzo registrato nell'anno precedente.
Questo squilibrio deriva da una struttura di costi che appare difficilmente risolvibile: per ogni dollaro incassato attraverso abbonamenti e servizi aziendali, la società ne spende quasi due e mezzo in potenza di calcolo, addestramento dei modelli e acquisizione di talenti.
La crescita del fatturato, che dovrebbe toccare i venti miliardi di dollari entro la fine dell'anno, non appare ancora sufficiente a coprire l’uscita di denaro dalle casse dell’azienda, il cosiddetto “burn rate” che continua a erodere le riserve accumulate con i precedenti round di finanziamento.
Alcuni analisti di Wall Street avvertono che, in assenza di una nuova e massiccia iniezione di capitali, la società potrebbe esaurire la liquidità disponibile già entro la metà del 2027.
Questa pressione finanziaria spiega la ricerca affannosa, da parte di OpenAI, di un nuovo round di finanziamento da cento miliardi di dollari, un'operazione che porterebbe la valutazione del gruppo verso la soglia degli 830 miliardi, posizionandolo tra le aziende private più preziose al mondo pur in assenza di utili.
L’obiettivo di OpenAI resta il debutto sui mercati azionari, previsto tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027. Una quotazione pubblica permetterebbe agli investitori storici di monetizzare le proprie quote e garantirebbe alla società l'accesso a capitali permanenti necessari per finanziare la costruzione di nuovi data center, i cui costi sono stimati in oltre mille miliardi di dollari nel lungo periodo.
La mutazione di OpenAI
Per rispondere alle sfide economiche, OpenAI sta accelerando il passaggio da laboratorio di ricerca a fornitore di servizi di massa sotto la guida di Fidji Simo, la nuova responsabile delle applicazioni.
Il cambio di rotta è diventato palese a dicembre scorso, quando Sam Altman ha dichiarato internamente un "Codice Rosso" in risposta ai progressi di Google.
In un memorandum riservato, il co-fondatore e CEO di OpenAI ha ordinato di sospendere diversi progetti sperimentali per focalizzarsi su tre pilastri: velocità, personalizzazione e affidabilità di ChatGpt.
Il Financial Times ha confermato, dopo aver consultato diverse fonti interne, che OpenAI ha avviato una drastica riallocazione di risorse, togliendo finanziamenti e potenza di calcolo ai progetti di ricerca a lungo termine per concentrarsi esclusivamente su ChatGpt.
Questa virata strategica ha innescato una serie di dimissioni eccellenti, tra cui quelle del vicepresidente della ricerca Jerry Tworek, dell’esperta di politiche dei modelli Andrea Vallone e dell’economista Tom Cunningham.
Tworek avrebbe lasciato l'azienda proprio a causa del rifiuto sistematico di finanziare le sue ricerche sull'apprendimento continuo, che avrebbe permesso alle intelligenze artificiali di acquisire nuove informazioni in tempo reale senza dimenticare quelle pregresse.
La svolta commerciale verso l’eros
OpenAI ha annunciato da tempo il rilascio - entro il primo trimestre di quest’anno - della “modalità adulti” per ChatGpt.
La funzionalità, difesa dal CEO Sam Altman che intende “trattare gli utenti adulti come adulti”, permetterà a chi ha superato la maggiore età di generare contenuti erotici e di improvvisare giochi di ruolo senza le restrizioni che impediscono oggi al chatbot di immaginare scene di sesso o situazioni spinte.
I dati di mercato indicano che la concorrenza, in particolare il chatbot Grok di xAI, l’azienda di Elon Musk, ha registrato picchi di coinvolgimento degli utenti proprio allentando i filtri sui contenuti per gli adulti.
Per OpenAI, dunque, la “modalità adulti” gioca un ruolo essenziale: dovrà sostenere il nuovo piano di abbonamento Go e aumentare, più in generale, il tempo di permanenza degli utenti sulla piattaforma.
Il licenziamento sospetto
La trasformazione di ChatGpt in uno strumento capace di produrre erotismo ha però generato uno scontro ai vertici della società.
Ora sappiamo che Ryan Beiermeister, Vice President of Product Policy di OpenAI, è stata improvvisamente licenziata a gennaio scorso dopo aver espresso forti riserve sulla sicurezza della nuova modalità per adulti.
OpenAI ha motivato questo allontanamento citando una denuncia di discriminazione sessuale mossa contro di lei da un collega maschio. Beiermeister ha fermamente respinto questa accusa definendola una manovra per mettere a tacere il dissenso interno. La sua vera colpa – sostiene - sarebbe stata segnalare le lacune dei sistemi di protezione di OpenAI contro lo sfruttamento dei minori e il rischio che l’intelligenza artificiale erotica possa generare dipendenze emotive tossiche in utenti vulnerabili.
Un nuovo rinvio per "l'iPhone dell'intelligenza artificiale"
OpenAI ha confermato che il suo primo dispositivo fisico non sarà consegnato ai consumatori prima della fine di febbraio 2027.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra OpenAI e Jony Ive, il deisgner che ha dato forma ai prodotti più iconici di Apple, rappresenta un tentativo radicale, nelle intenzioni dell’azienda, di superare la dipendenza dagli schermi.
Tuttavia la complessità di creare un prodotto inedito e rivoluzionario, pensato appositamente per sfruttare l’IA, sta mettendo alla prova la tabella di marcia di OpenAI.
Uno degli ostacoli che ha rallentato il progetto è stata una complessa controversia sul marchio.
OpenAI aveva inizialmente pianificato di lanciare il dispositivo con il nome "io". Tuttavia una startup di tecnologie audio chiamata iyO ha avviato una causa per violazione del marchio, sostenendo che il nome scelto da OpenAI potrebbe generare confusione nel mercato.
Dopo una serie di udienze preliminari, OpenAI ha deciso di abbandonare definitivamente il brand "io" in ogni sua forma grafica.
Questa scelta ha comportato non solo la necessità di trovare una nuova identità visiva, ma anche di ripensare parte del packaging e dei materiali di marketing già in fase di sviluppo.