Meta sta pensando di introdurre il riconoscimento facciale nei suoi occhiali smart
di Pier Luigi PisaStando alle indiscrezioni raccolte dal New York Times, l'azienda di Mark Zuckerberg si prepara a lanciare Name Tag, una nuova e controversa funzione dei suoi occhiali smart in grado di identificare le persone in tempo reale
Secondo le indiscrezioni pubblicate dal New York Times - che ha ascoltato fonti interne all’azienda - Meta sta pensando di introdurre una tecnologia di riconoscimento facciale nelle prossime versioni dei suoi occhiali intelligenti prodotti in collaborazione con EssilorLuxottica.
La funzione, nota internamente con il nome in codice “Name Tag”, permetterebbe a chi indossa il dispositivo di identificare i passanti - o i propri interlocutori - semplicemente inquadrandoli con le fotocamere integrate nella montatura degli occhiali.
Attraverso l'assistente digitale Meta AI - l’intelligenza artificiale di Meta che comprende il linguaggio naturale e risponde come farebbe una persona in carne e ossa - il sistema sarebbe in grado di incrociare le immagini catturate con i dati presenti sulle piattaforme social del gruppo, come Facebook e Instagram, e di fornire in tempo reale informazioni sul profilo della persona individuata.
Il colosso di Menlo Park fondato da Mark Zuckerberg lavora a questa tecnologia da diverso tempo. Già nel 2025 la testata The Information riferiva che Meta era al lavoro su un’IA sempre attiva in grado di riconoscere le persone dal loro nome.
Meta, la holding che controlla Facebook, punterebbe a integrare la nuova funzione nei suoi occhiali smart, che attualmente includono modelli Ray-Ban e Oakley, entro la fine dell’anno. Lo hanno riferito al New York Times quattro fonti a conoscenza del progetto che hanno chiesto di restare anonime.
Secondo il Nyt, il clima politico turbolento negli Stati Uniti offrirebbe a Meta un’opportunità per accelerare il lancio della nuova funzione.
In un documento interno del 2025 di Meta Reality Labs, visionato dal quotidiano statunitense, si legge: “Lanceremo in un contesto politico dinamico, nel quale molti gruppi della società civile che ci si aspetterebbe critichino le nostre iniziative avranno le proprie risorse concentrate su altre priorità”.
Una memoria digitale persistente
Il cuore tecnologico di questa innovazione risiede in quella che gli ingegneri di Menlo Park chiamano modalità di super sensing o rilevamento avanzato.
Si tratta di un’architettura progettata per superare le barriere tecnologiche che hanno impedito, finora, l’applicazione pratica del riconoscimento facciale.
I passi in avanti della batteria e del software in pratica consentirebbero ai sensori e alle fotocamere di rimanere attivi per periodi prolungati, superando i limiti attuali che restringono l'uso dell'IA a brevi sessioni risvegliate dal comando vocale “Hey Meta”.
Oltre al riconoscimento facciale, la computer vision di Meta potrebbe in futuro svolgere funzioni come ricordare di prendere le chiavi - se l’IA si accorge che le hai dimenticate - oppure suggerire di fare la spesa mentre si rientra a casa.
Come funzionerà il riconoscimento facciale
Secondo due fonti interrogate dal New York Times, Meta sta ancora definendo i criteri di chi potrà essere individuato dall’IA.
Sul tavolo ci sono due ipotesi: limitare il riconoscimento alle persone già “collegate” all’utente tramite i servizi del gruppo, oppure estenderlo anche a profili sconosciuti purché pubblici, ad esempio su Instagram.
In ogni caso la nuova funzione, riferiscono altre due persone informate, non sarebbe pensata come un motore di ricerca facciale valido per chiunque: non permetterebbe di identificare indiscriminatamente ogni volto incontrato, come farebbe uno strumento di riconoscimento universale.
Un portavoce di Meta ha dichiarato che l’azienda sta “sviluppando prodotti che aiutano milioni di persone a connettersi e ad arricchire la propria vita” e sta “ancora valutando le diverse opzioni” per adottare un approccio ponderato, “qualora e prima di procedere con un eventuale lancio”.
Meta, ricorda il Nyt, sta lavorando al riconoscimento facciale da almeno dieci anni.
Secondo tre persone informate sui progetti, Mark Zuckerberg ha promosso all’interno del gruppo il lavoro del laboratorio di ricerca FAIR, con l’obiettivo di applicare IA e analisi dei volti a strumenti capaci di offrire assistenza a persone non vedenti o con gravi difficoltà visive.
L'ostacolo del consenso e della privacy
L'introduzione di una tecnologia come Name Tag in un paio di occhiali pone ovviamente diversi problemi di natura etica e legale, specialmente per quanto riguarda il diritto alla riservatezza delle persone.
Sebbene Meta abbia implementato un piccolo segnale luminoso a LED per indicare quando la fotocamera è in funzione, c’è chi ha già dimostrato la vulnerabilità di tale sistema.
Studenti dell'Università di Harvard hanno mostrato, per esempio, che attraverso programmi di terze parti è possibile collegare il flusso video degli occhiali Meta a database pubblici per ottenere nomi, indirizzi e numeri di telefono degli estranei osservati con il dispositivo.
In Europa la nuova funzione si scontra con l’AI Act
Il progetto Name Tag si inserisce in una strategia commerciale che vede Meta primeggiare nel settore degli occhiali IA, grazie anche alla collaborazione con il gruppo EssilorLuxottica, proprietario del marchio Ray-Ban.
Dopo il successo delle prime generazioni, che hanno superato i due milioni di unità vendute, EssilorLuxottica ha recentemente comunicato di aver venduto nel mondo sette milioni di dispositivi soltanto nel 2025. Le due aziende puntano a raggiungere i dieci milioni di pezzi entro la fine del 2026.
In Europa l'integrazione del riconoscimento facciale si scontra con il rigoroso quadro normativo dell’AI Act.
Da febbraio 2025 sono già attivi i divieti relativi alle cosiddette "pratiche a rischio inaccettabile", una categoria che include proprio alcune delle tecnologie necessarie per far funzionare sistemi come Name Tag.
In particolare è vietata espressamente l'estrazione indiscriminata di immagini facciali da internet o da filmati a circuito chiuso per creare database di riconoscimento facciale.
Poiché il sistema di Meta si basa sulla triangolazione tra i dati visivi catturati dagli occhiali e i profili social degli utenti, la legittimità di tale architettura potrebbe essere interpretata dall’Ue come una violazione del principio di minimizzazione dei dati e del diritto alla riservatezza.