Olimpiadi, che cos’è il victory selfie
di Pier Luigi PisaDall'esordio estivo di Parigi 2024 alla neve italiana, gli atleti diventano registi della propria gloria
Sotto il cielo di Milano e tra le vette di Cortina d'Ampezzo, Livigno e Predazzo (le località di questi Giochi invernali “diffusi”), il cerimoniale olimpico ha integrato un gesto che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato una violazione del protocollo: l’autoscatto sul podio.
Il "victory selfie" è un momento che caratterizza le cerimonie di premiazione.
Subito dopo la consegna delle medaglie e l'esecuzione degli inni nazionali, gli atleti premiati ricevono uno smartphone pieghevole per scattare una foto di gruppo che li ritrae in primo piano, con il pubblico in festa a fare da sfondo.
È una pratica che rompe la barriera tra la solennità istituzionale imposta dal Comitato Olimpico Internazionale e l'immediatezza della comunicazione digitale moderna.
La tecnologia pieghevole come strumento narrativo
A differenza dei Giochi del passato, dove l'unico sguardo concesso era quello dei fotografi accreditati posizionati a distanza di sicurezza, il victory selfie sposta l'obiettivo nelle mani dei protagonisti.
Per l'edizione di Milano Cortina 2026, Samsung ha fornito a tutti gli atleti olimpici e paralimpici in gara - in tutto 3.800 - il Galaxy Z Flip7 Olympic Edition, la versione olimpica dello smartphone a conchiglia che l’azienda sudcoreana ha lanciato l’estate scorsa.
Stesse specifiche tecniche dello Z Flip 7 in commercio, insomma, all’interno di un involucro speciale, dorato, con pannello posteriore blu su cui spiccano i cinque cerchi olimpici. In questo caso il pieghevole è un’esclusiva degli atleti e non si può acquistare.
La scelta di uno smartphone pieghevole per le foto sul podio non è casuale: la struttura consente al telefono di di essere impugnato con angolazioni che facilitano l'inquadratura di gruppo, garantendo che tutti i medagliati - rivali fino a pochi minuti prima - appaiano uniti in un unico scatto celebrativo.
L’eredità di Parigi e l’evoluzione invernale
Il debutto assoluto di questa iniziativa risale ai Giochi di Parigi del 2024, dove il progetto ha riscosso un successo virale immediato.
Se in Francia il selfie era limitato principalmente alle gare individuali e di coppia, a Milano Cortina il rito è stato esteso in modo sistematico anche alle competizioni a squadre.
In sport come l’hockey su ghiaccio o il curling, il rito coinvolge ora interi team, trasformando il podio in un set fotografico dinamico.
Una volta scattate, le immagini vengono caricate automaticamente su una piattaforma dedicata, permettendo agli atleti di condividerle sui propri profili social quasi in tempo reale.
Una partnership nata nel secolo scorso
Il legame tra Samsung e il movimento olimpico non è un fenomeno recente, ma affonda le radici in quasi quarant'anni di storia industriale.
Samsung ha iniziato il suo percorso come sponsor locale durante i Giochi di Seul 1988, un evento che ha segnato l'apertura della Corea del Sud al mercato globale.
Nel 1998, con le Olimpiadi invernali di Nagano, l'azienda è diventata partner mondiale delle Olimpiadi nella categoria delle apparecchiature di comunicazione wireless.
Da allora, la collaborazione si è evoluta parallelamente al progresso tecnologico: dai primi telefoni cellulari analogici degli anni Novanta - forniti agli atleti per chiamare le famiglie rimaste a casa - fino alla fornitura di infrastrutture digitali e smartphone dotati di intelligenza artificiale per i Giochi odierni.
Il futuro della comunicazione sportiva
L’introduzione del victory selfie rappresenta una concessione significativa da parte del CIO, storicamente molto rigido sulla gestione dei diritti d'immagine e sull'uso di dispositivi personali all'interno dei campi di gara.
Autorizzando l'uso di uno smartphone sponsorizzato sul podio, l'organizzazione ha trovato un compromesso tra la necessità di mantenere il prestigio dell'evento e l'urgenza di parlare un linguaggio contemporaneo.
Questa strategia punta a ringiovanire l’audience dei Giochi, trasformando il momento della premiazione da una sequenza di immagini statiche a un evento interattivo e social, capace di generare milioni di interazioni ben oltre la durata della cerimonia stessa.