Ogni giorno nel mondo vengono scambiati oltre 100 miliardi di messaggi su WhatsApp. Cifrati end-to-end, tecnicamente inviolabili. Eppure basta sedersi sul sedile sbagliato, in metropolitana, per vanificare tutta quella tecnologia.
La privacy non è solo quello che succede mentre un testo viaggia da un dispositivo a un altro, è anche impedire alla persona accanto a voi di leggere le informazioni che vi sono appena arrivate.
E non è solo una questione di messaggini. Guardate chi vi sta intorno, la prossima volta che siete in coda in aeroporto, o in un ufficio postale. C'è sempre qualcuno che sta scrivendo a ChatGpt. Qualcuno che affida a un chatbot ansie, decisioni difficili, dettagli che non direbbe nemmeno a un amico. Informazioni sensibili digitate su uno schermo luminoso, in un posto affollato, con decine di occhi liberi di curiosare. L'IA ha amplificato i segreti che portiamo in tasca e, di conseguenza, quello che rischiamo di esporre.
Samsung ha deciso di risolvere il problema alla radice, costruendo una protezione direttamente dentro il display. Il Galaxy S26 Ultra, il modello più performante della serie S26 che l’azienda di Seul ha presentato a febbraio scorso a San Francisco, usa due tipi di pixel che lavorano insieme per controllare la direzione della luce: chi guarda dritto vede tutto, chi guarda di lato non vede niente. Ma proprio niente. Per ottenere questo risultato, fino a oggi, serviva applicare una pellicola allo schermo, con i relativi svantaggi: luminosità inferiore, qualità peggiore. Ogni volta che si accende il display.
Il Privacy Display si può attivare o disattivare a piacimento, basta premere un pulsante nelle impostazioni. Le possibilità di configurazione le vedremo nel dettaglio. Ma già così è facile immaginare a quante persone potrebbe far comodo questa tecnologia: il manager che legge email riservate, l'avvocato che scorre documenti, il medico che consulta una cartella clinica. E poi ci sono tutti gli altri: chi non vuole che il coinquilino veda con chi sta chattando, chi digita la password dell’app con cui accede al conto in banca, chi semplicemente ritiene che quello che scrive siano affari suoi.
Il Galaxy S26 Ultra non reinventa il flagship Samsung, ma trova con il Privacy Display una killer feature per cui vale la pena, senza dubbio, aggiornare il proprio dispositivo. Nonostante il prezzo di questo top di gamma resti molto alto.
Il Privacy Display è il gancio che cattura subito l’attenzione, poi arrivano un design più leggero, fotocamere più convincenti - specialmente di notte - e una ricarica che si allinea meglio ai rivali.
Ma c’è un punto, oggi: gli smartphone top di gamma non possono più vivere di sola potenza. I processori crescono, gli schermi restano eccellenti, le fotocamere migliorano a piccoli passi, le funzioni IA sono sempre più utili. Ma l’effetto sorpresa si presenta sempre più di rado.
È qui che il Galaxy S26 Ultra gioca la sua carta più intelligente, offrendo una funzione concretissima, quasi banale nella sua immediatezza [nonostante la sua complessa realizzazione tecnica].
Il Privacy Display è una di quelle idee che, dopo averla vista in azione, fa venire spontaneo chiedersi perché non sia arrivata prima su uno smartphone di questa fascia. Ma non è solo l’unica novità. Abbiamo provato il Galaxy S26 Ultra per due settimane, e vi raccontiamo come va.
Design e materiali
Appena preso in mano, il Galaxy S26 Ultra trasmette una sensazione di leggerezza e maneggevolezza che ci ha sinceramente sorpreso. Il merito è di una scelta precisa effettuata da Samsung: ha rinunciato alla scocca di titanio dell’S25 per tornare all’alluminio. Un compromesso che ha permesso al colosso sudcoreano di proporre un dispositivo più leggero rispetto al precedente, e soprattutto di avere più spazio a disposizione per la vapor chamber e la batteria.
Sulla scia del Galaxy Edge, il telefono ultra sottile presentato lo scorso anno, Samsung è riuscita nell'impresa di ridurre lo spessore dell’S26 Ultra a soli 7,9 mm. Questo accorgimento, unito a un peso di 214 grammi, rende l'utilizzo prolungato molto più piacevole rispetto al passato. È un alleggerimento piccolo sulla carta, ma nell’uso quotidiano cambia più di quanto ci aspettassimo: resta un telefono grande, pienamente “Ultra”, però meno faticoso da maneggiare e meno monolitico del solito.
Abbiamo apprezzato anche il fatto che Samsung abbia completato la trasformazione estetica iniziata negli anni scorsi. Le linee sono più morbide, l’aria da erede diretto dei Galaxy Note si è quasi dissolta, e il telefono appare più coerente con il resto della gamma S26.
Non tutto però ci ha convinto allo stesso modo.
Il modulo fotografico posteriore è ora ospitato in una sorta di "isola" leggermente rialzata che rinfresca il look dello smartphone, ma il nuovo design aumenta il solito, inevitabile dondolio quando il telefono è appoggiato su una superficie piana.
La scelta dei materiali quest'anno sembra privilegiare la praticità, con un frame che garantisce una presa sicura e una resistenza ai graffi che ci è parsa eccellente durante il nostro periodo di prova.
Il Privacy Display
Lo schermo rimane, senza troppe sorprese, il pezzo forte dell’Ultra.
Il pannello Dynamic AMOLED 2X da 6,9 pollici raggiunge una luminosità di picco di 3000 nits, rendendo la visibilità sotto la luce diretta del sole semplicemente perfetta.
Abbiamo apprezzato molto il mantenimento della protezione Gorilla Armor 2, che continua a offrire quel trattamento antiriflesso che rende i neri incredibilmente profondi, anche se abbiamo notato una leggera tendenza verso tonalità più fredde rispetto ai modelli degli anni scorsi.
L’asso nella manica, come accennato, è il Privacy Display, un’esclusiva di questo smartphone. Non esiste - al momento in cui scriviamo - un altro telefono con questa tecnologia sul mercato.
Ci è capitato spesso di attivarlo in treno o in luoghi affollati. Una volta attivato, il risultato è una sorta di “magia”: i contenuti, le fotografie e il testo visualizzati frontalmente da chi tiene in mano lo smartphone restano perfettamente visibili, mentre chi si trova al lato o alle spalle della persona che sta usando il telefono vedrà uno schermo nero.
Il Privacy Display dell'S26 Ultra si articola su due soglie di intensità. A quella massima, lo schermo subisce un oscuramento deciso, percettibile anche frontalmente; a quella minima, la riduzione di luminosità è più sottile, sufficiente a complicare la lettura laterale, ma senza rendere lo schermo inutilizzabile per chi lo tiene in mano.
Tramite un menu dedicato si possono selezionare le applicazioni che attivano automaticamente il filtro al momento dell'apertura, disattivandolo alla chiusura. Una soluzione pensata soprattutto per le app più delicate - home banking, assistenti AI, galleria fotografica - dove la riservatezza conta di più.
Ancora più selettivo è il comportamento sulle notifiche. Quando arriva un pop-up - tipicamente un messaggio di chat - il Privacy Display interviene oscurando solo la porzione superiore dello schermo, quella dove compare il testo del messaggio e il nome del mittente, lasciando il resto del display invariato.
Abbiamo lasciato questa modalità sempre attiva, nelle nostre due settimane di test, ed è stata utilissima: ci ha consentito di riabilitare le anteprime dei messaggi, che proprio per un discorso di privacy preferiamo non far comparire direttamente sullo schermo.
Chiude il quadro l'integrazione con le schermate di inserimento credenziali: ogni volta che il sistema richiede un PIN o una password, il filtro si attiva in automatico, sottraendo agli sguardi vicini anche questa fase di accesso.
Vale la pena sottolinearlo: attivare il Privacy Display comporta una leggera rinuncia in termini di luminosità dello schermo. Non si tratta di un compromesso teorico: è una conseguenza inevitabile del modo in cui funziona il filtro.
Durante il nostro test, però, la differenza si è rivelata quasi impercettibile nella maggior parte delle condizioni d'uso: in ambienti ben illuminati o all'aperto non abbiamo notato alcun disagio, e anche in contesti più bui il calo rimane contenuto. Un equilibrio riuscito, insomma, tra protezione e usabilità.
Processore e sistema operativo
Sotto la scocca c’è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, il nuovo chip di riferimento per il modello Ultra, affiancato da 12 GB di RAM nelle versioni standard e da 16 GB nel taglio più alto. Lo storage parte da 256 GB e arriva fino a 1 TB, una scelta sensata in un momento in cui video, foto computazionali e funzioni IA divorano spazio con una velocità impressionante.
Il sistema operativo Android 16, personalizzato dalla One UI 8.5, scorre con una fluidità che ormai diamo quasi per scontata su questi livelli, ma che non smette di stupire per la coerenza estetica. Sette gli anni di aggiornamento assicurati da Samsung.
Prestazioni
Nell'utilizzo reale, il Galaxy S26 Ultra è un mostro di potenza che non teme confronti. Non c’è un singolo momento in cui il telefono sembri arrancare o dover rincorrere il software.
Che si tratti di montare video in 4K direttamente sul dispositivo o di sfruttare al massimo gli strumenti IA, non abbiamo mai avvertito rallentamenti o surriscaldamenti preoccupanti. Merito anche di una vapor chamber riprogettata che dissipa il calore in modo molto più efficiente.
Ci siamo trovati particolarmente bene nel multitasking estremo: tenere aperte decine di schede nel browser insieme ad app di produttività pesanti non ha scalfito minimamente la reattività del sistema.
Abbiamo notato che la gestione della RAM è diventata più intelligente, evitando chiusure improvvise delle app in background, un aspetto che abbiamo apprezzato soprattutto durante le giornate di lavoro più intense.
Fotocamere
Il comparto fotografico non subisce una rivoluzione hardware nei sensori, ma beneficia di ottiche sensibilmente più luminose.
Il sensore principale da 200 MP vanta ora un’apertura f/1.4 che fa la differenza nei contesti di scarsa illuminazione. Abbiamo notato immediatamente come questo passaggio permetta al sensore principale di catturare più luce rispetto alla generazione precedente.
Durante i nostri test in condizioni di luce scarsa o artificiale, all’esterno come in casa, ci siamo trovati di fronte a scatti che non solo appaiono più luminosi, ma che conservano una naturalezza cromatica che in passato veniva spesso sacrificata in favore di un’eccessiva riduzione del rumore.
Il teleobiettivo da 50 MP con zoom ottico 5x si conferma versatile, anche se il sensore 3x da 10 MP inizia a mostrare il peso degli anni in termini di dettaglio puro.
Quella del Galaxy S26 Ultra non è tuttavia una fotocamera irreprensibile. Samsung continua ogni tanto a spingere un po’ troppo sulla saturazione, con il rischio di rendere alcune scene più appariscenti che fedeli.
Abbiamo provato con soddisfazione, invece, la funzione "Virtual Aperture", che per la prima volta sull’S26 Ultra permette di regolare la profondità di campo in modo molto naturale anche dopo aver scattato un selfie (questa funzione si può sfruttare solo per gli scatti effettuati con la fotocamera frontale).
Alcuni scatti effettuati a San Francisco con il Galaxy S26 Ultra:
Sul fronte video, un’altra novità importante: il sistema "Horizontal Lock" garantisce una stabilizzazione quasi magica: anche inclinando sensibilmente lo smartphone durante la corsa, l'orizzonte rimane perfettamente dritto, una manna dal cielo per chi usa lo smartphone per catturare video dinamici in movimento.
Abbiamo messo alla prova questa funzione correndo su terreni sconnessi e inclinando volontariamente lo smartphone: il software riesce a mantenere l'orizzonte perfettamente livellato con una precisione che finora era prerogativa delle action cam più blasonate.
Anche le riprese video notturne hanno fatto un passo in avanti grazie alla potenza del nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5, che pulisce il frame in tempo reale eliminando i flickering fastidiosi delle luci artificiali.
Anche le funzioni di editing proattivo ci sono sembrate efficaci.
La funzione Photo Assist, ad esempio, ci ha permesso di modificare interi sfondi o aggiungere elementi complessi usando semplici comandi vocali in linguaggio naturale; ne siamo rimasti colpiti per la velocità di elaborazione, anche se, in rari casi di composizioni molto affollate, l'IA tende ancora a creare qualche piccolo artefatto visibile a un occhio esperto.
Altri scatti effettuati con il Galaxy S26 Ultra:
Funzioni IA
Samsung spinge per l’S26 la narrativa dell’“Agentic AI Phone”, un telefono che riesce a svolgere una serie di operazioni senza la supervisione umana.
Ma qui va fatta una precisazione importante: le funzioni “agentiche” lanciate insieme all’Ultra - come la possibilità di far cercare a Gemini, in autonomia, la migliore soluzione Uber per un determinato percorso - non sono ancora disponibili in Europa, e dunque nel nostro paese.
Nel complesso la Galaxy AI continua a essere una valida cassetta degli attrezzi, dove trovano posto strumenti ormai rodati e altri, invece, più sperimentali.
La vera novità che ci ha colpito durante l'uso quotidiano è Now Nudge. Non è una semplice notifica, ma un sistema di suggerimenti proattivi e contestuali. Mentre ci scambiavamo messaggi con un amico riguardo a un appuntamento per esempio, il telefono ha fatto emergere automaticamente gli slot liberi nel nostro calendario e la posizione dell'incontro direttamente nell'interfaccia della chat.
Il salto prestazionale dell'NPU (Neural Processing Unit), migliorata del 39% grazie allo Snapdragon 8 Elite Gen 5, si traduce in una reattività che non avevamo mai sperimentato prima sull’Ultra ogni operazione basata su Galaxy AI - come la rimozione di persone o oggetti indesiderati da una foto - avviene molto più velocemente rispetto al passato e, cosa fondamentale, quasi interamente on-device, a tutto vantaggio della privacy.
Ci è piaciuta molto l'integrazione di Perplexity come alternativa a Google Gemini, poiché può offrire risposte più strutturate e rapide durante le nostre ricerche rapide.
Anche il fotoritocco generativo ha fatto passi avanti: la funzione "Virtual Reflector" in Expert RAW ci ha permesso di simulare pannelli riflettenti per illuminare i volti nei ritratti all'aperto con una verosimiglianza impressionante.
Dicendo "Hey Plex" o tenendo premuto il tasto laterale, abbiamo avuto accesso a un motore di ricerca semantico che può leggere e scrivere direttamente nelle app di sistema.
Anche Bixby ha compiuto progressi e ha ragione di esistere vicino ai nuovi chatbot IA: - l’assistente digitale storico di Samsung comprende ora il linguaggio naturale per gestire le impostazioni del telefono.
Infine, non possiamo trascurare i miglioramenti alla traduzione istantanea. La funzione Interpreter ora supporta una modalità "faccia a faccia" che sfrutta il nuovo hardware per ridurre la latenza a pochi millisecondi, rendendo la conversazione molto più naturale.
Abbiamo notato che il sistema ora riconosce meglio le sfumature colloquiali e il gergo tecnico, grazie ai nuovi modelli linguistici caricati localmente. Anche la trascrizione delle riunioni è diventata più intelligente: l'IA non si limita a sbobinare le parole, ma assegna automaticamente i compiti ai diversi partecipanti basandosi sul contenuto della discussione.
Batteria e ricarica
Per la batteria, Samsung ha deciso di non aumentare la capacità, rimanendo sui classici 5000 mAh, ma ha finalmente ascoltato le critiche sulla velocità di ricarica.
Il passaggio alla Super Fast Charging 3.0 da 60W è un miglioramento tangibile: siamo riusciti a caricare il dispositivo da zero al 75% in circa 30 minuti utilizzando un alimentatore compatibile. In termini di autonomia, lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 si è dimostrato estremamente efficiente.
Efficienza del chip e ottimizzazione fanno un ottimo lavoro: l’autonomia dell’S26 Ultra migliora sensibilmente rispetto al modello precedente. Durante le nostre giornate tipo, siamo arrivati a sera con una carica residua di poco superiore al 30% nonostante un uso intenso di fotocamera e strumenti IA.
Ci aspettavamo forse, come molti altri colleghi, il debutto delle batterie al silicio-carbonio per ridurre ulteriormente il peso o aumentare la densità energetica, ma l'ottimizzazione software attuale riesce comunque a garantire una tranquillità d'uso ottimale.
Colori, prezzi e disponibilità in Italia
In Italia, il Samsung Galaxy S26 Ultra è disponibile nelle colorazioni Cobalt Violet [quella che abbiamo ricevuto in prova], Sky Blue, Black e White. Il prezzo di partenza per la versione da 256 GB con 12 GB di RAM è di 1.499 euro, una cifra che lo posiziona nella fascia più alta del mercato.
Per chi necessita di più spazio, la variante da 512 GB costa 1.699 euro, mentre il taglio massimo da 1 TB con 16 GB di RAM raggiunge i 1.999 euro.
Conclusioni
Il Samsung Galaxy S26 Ultra è lo smartphone della consapevolezza: perfeziona ogni singolo aspetto che rende un telefono un compagno affidabile.
Il design più ergonomico e soprattutto il Privacy Display sono aggiunte di sostanza che migliorano l'uso quotidiano, mentre la potenza bruta e il supporto software a lungo termine lo rendono una scelta sicura per chi non accetta compromessi.
Non è un dispositivo economico e non pretende di esserlo, manca ancora qualcosa rispetto alla concorrenza (batterie al silicio-carbonio e magneti integrati per caricabatterie e accessori) ma nel panorama Android è oggi la sintesi più completa di ciò che la tecnologia mobile può offrire.
Cosa ci è piaciuto
- Il Privacy Display è una funzione straordinaria: come abbiamo fatto senza?
- L'ergonomia è migliorata sensibilmente.
- La ricarica a 60W è finalmente un passo avanti concreto rispetto alla lentezza del passato.
- Le ottiche più luminose garantiscono prestazioni in notturna ottime.
Cosa non ci è piaciuto
- Lo zoom 3x inizia a sentire il peso del tempo.
- Manca ancora una batteria al silicio-carbonio che avrebbe potuto ridurre ulteriormente il peso.
- L’assenza di magneti integrati per caricabatterie e accessori.
- Il prezzo rimane proibitivo, e questa purtroppo non è una novità.