Gli speaker wireless domestici hanno ormai raggiunto una certa maturità. Quasi tutti permettono di prendere uno smartphone, aprire Spotify e iniziare ad ascoltare musica in pochi secondi. Molti aggiungono assistenti vocali, sistemi multiroom e qualche forma di calibrazione ambientale. Gran parte dei modelli sul mercato si somigliano eccessivamente.
La vera sfida, quindi, è creare un prodotto che abbia una vera personalità.
Samsung ci è riuscita pensando al suo nuovo speaker come a un oggetto di design.
Il Music Studio 5 è uno di quei prodotti che abbiamo continuato a guardare anche quando era spento. E non è un complimento secondario, perché un dispositivo di questo tipo può rimanere per anni su una libreria, su una credenza o accanto al televisore, senza mostrare i segni del tempo.
La collaborazione con il designer francese Erwan Bouroullec ha prodotto un oggetto che non cerca di sparire, ma al contrario aggiunge qualcosa all'ambiente in cui viene collocato. Non a caso il dispositivo ha ottenuto anche l'iF Design Award Gold 2026.
Un vero pezzo di design
È ciò di cui ci siamo innamorati, uno degli aspetti che ci ha convinto di più del Music Studio 5.
Dopo averlo avuto fisicamente davanti per qualche tempo, ci sembra persino riduttivo definirlo semplicemente uno speaker ben disegnato: è realmente un oggetto d'arredo, uno di quei prodotti nei quali la componente tecnologica sembra quasi arrivare in un secondo momento.
Le dimensioni del Music Studio 5 sono relativamente contenute — 251 x 283,5 x 137 millimetri, per 2,4 chilogrammi — ma le proporzioni e il modo in cui sono raccordate le superfici gli danno una presenza visiva molto particolare.
Guardandolo frontalmente, la prima cosa che abbiamo apprezzato è la pulizia assoluta della superficie. Quasi tutto il lato anteriore è occupato da una griglia metallica microforata, leggermente arretrata rispetto alla cornice bianca, sulla quale risalta soltanto il piccolo elemento circolare nero collocato al centro. È proprio questo contrasto fra una superficie quasi uniforme e quel singolo “punto” scuro a dare identità al prodotto.
Il risultato ci è piaciuto moltissimo perché non sembra esserci nulla di superfluo. La griglia è finissima e, osservata da vicino, forma un pattern estremamente regolare; allontanandosi di qualche passo, invece, quasi scompare e lascia percepire il frontale come una superficie continua. Il piccolo elemento nero centrale diventa così l'unico vero accento visivo.
Visto di lato, lo speaker Samsung sembra quasi una forma scolpita, con una curvatura progressiva che gli permette di apparire leggero pur mantenendo una base sufficientemente ampia da risultare stabile.
Ci ha convinto molto anche il trattamento dei comandi.
Sull'arcata superiore sono integrati i pulsanti a sfioramento, ma sono talmente discreti da essere quasi mimetizzati nella superficie. Le icone sono poco invasive: bisogna quasi cercarle prima di rendersi conto che i controlli sono lì.
È esattamente il tipo di soluzione che vorremmo vedere più spesso sui prodotti pensati anche come elementi d'arredo. I comandi rimangono immediatamente disponibili quando servono, ma una volta smesso di utilizzarli non spezzano il disegno del corpo.
Ci sono i controlli principali per la riproduzione e il volume, il comando multifunzione e quello dedicato al microfono. Samsung permette inoltre di utilizzare Spotify Tap per avviare rapidamente la riproduzione.
La stessa attenzione alla pulizia del design è stata applicata anche alla parte posteriore e inferiore. Da dietro il Music Studio 5 mantiene una superficie quasi completamente continua, con il passaggio inferiore che consente di indirizzare ordinatamente il cavo verso il basso.
Le connessioni vere e proprie sono raccolte nella parte inferiore e quindi rimangono completamente fuori dalla vista di chi ascolta.
Connessioni essenziali, ma attenzione all'assenza dell'HDMI
Oltre al connettore di alimentazione DC 19V troviamo un ingresso digitale ottico, utile per collegare una sorgente esterna, e una porta USB destinata agli aggiornamenti firmware.
È quindi più corretto parlare di due connessioni funzionali oltre all'alimentazione, e non di due “uscite”. La porta USB non serve per riprodurre musica da una chiavetta.
Avremmo invece apprezzato la presenza di HDMI eARC. Il Music Studio 5 ne è privo, mentre il Music Studio 7, il suo fratello maggiore lanciato al Ces dello scorso gennaio, dispone sia dell'ingresso ottico sia dell'HDMI eARC.
È probabilmente una delle differenze più importanti fra i due modelli per chi pensa di usare lo speaker anche come parte integrante dell'impianto del televisore.
Sul fronte wireless, però, non manca quasi nulla. Ci sono Wi-Fi e Bluetooth 6.0, Chromecast, Spotify Connect, AirPlay e Tidal Connect, oltre alla certificazione Roon Ready.
Il Music Studio 5 supporta inoltre Dolby Atmos e audio fino a 24 bit/96 kHz con i contenuti compatibili.
Il setup è immediato
Un design sofisticato serve a poco se poi per ascoltare la prima canzone bisogna trascorrere venti minuti tra password, menu e tentativi di pairing. Fortunatamente non è stato il nostro caso.
Con uno smartphone Android - nel nostro caso un Samsung Galaxy S26 Ultra - il primo avvio è stato quasi disarmante per semplicità. Il telefono ha individuato immediatamente il Music Studio 5 e l'abbinamento è avvenuto all'istante. Da quel momento abbiamo potuto completare la configurazione della rete e personalizzare il funzionamento dello speaker senza particolari ostacoli.
Samsung ha sviluppato una nuova applicazione specifica per questa famiglia di prodotti, Samsung Sound, disponibile sia per Android sia per iOS. Non è semplicemente un'altra schermata di SmartThings, ed è una scelta che abbiamo apprezzato.
Anche le indicazioni vocali sono configurabili. Abbiamo impostato la voce in italiano e il Music Studio 5 può quindi comunicare direttamente il cambio di sorgente e altri stati operativi nella nostra lingua. Dall'app è possibile attivare o disattivare completamente la guida vocale e selezionarne la lingua.
Dopo il primo setup, in pratica, ci siamo dimenticati della configurazione.
L’app Samsung Sound è fondamentale
È lavorando con Samsung Sound che si capisce quanto il Music Studio 5 sia diverso da uno speaker Bluetooth convenzionale.
La prima scelta riguarda il profilo sonoro. Standard punta a mantenere il segnale più vicino possibile all'originale; Music è pensato specificamente per l'ascolto musicale e cerca una presentazione più ampia e avvolgente; Adaptive Sound, invece, analizza il contenuto in tempo reale e modifica il campo sonoro in funzione di quello che viene riprodotto.
C'è poi un equalizzatore con cui intervenire direttamente su bassi e alti. Non è necessario usarlo per forza: noi abbiamo trovato già molto convincente l'impostazione di base, ma la possibilità di dare un po' più di peso alla gamma bassa o di rendere maggiormente presente quella alta è utile soprattutto perché il comportamento di uno speaker compatto cambia parecchio a seconda di dove viene collocato.
Ancora più interessante è SpaceFit Sound Pro. Il Music Studio 5 utilizza il microfono integrato per analizzare l'ambiente e calibrare la risposta sonora, compresi i bassi, in base alle caratteristiche della stanza. È una funzione che abbiamo trovato particolarmente coerente con la natura stessa del prodotto: uno speaker così facile da spostare può finire su una mensola, vicino a una parete oppure in uno spazio molto più aperto, tre situazioni acusticamente molto diverse.
Samsung aggiunge poi Active Voice Amplifier Pro, che analizza il rumore presente nell'ambiente e cerca di mantenere più comprensibili le voci, il volume automatico, la modalità notturna e un'impostazione Virtual che può estendere l'effetto spaziale con materiale Dolby o DTS quando viene utilizzato Adaptive Sound.
Non tutte queste funzioni sono indispensabili per ascoltare un album su Spotify, ovviamente, ma è piacevole avere la possibilità di scegliere. E soprattutto abbiamo apprezzato che Samsung non abbia nascosto tutto dietro un generico pulsante “IA”.
Sul fronte dell'audio spaziale il Music Studio 5 supporta inoltre Dolby Atmos ed Eclipsa Audio, il formato audio 3D sostenuto anche da Samsung. Non significa naturalmente che qualsiasi brano riprodotto da Spotify diventi magicamente Atmos: dipende sempre dalla sorgente e dal formato del contenuto. Ma l'hardware e il software dello speaker sono predisposti per gestire materiale compatibile.
Come suona: piccolo fuori, decisamente potente all'ascolto
Il sistema è un 2.0 composto complessivamente da tre altoparlanti: un woofer da quattro pollici e due tweeter, con una waveguide interna che contribuisce ad allargare l'area d'ascolto.
Numeri a parte, quello che ci ha colpito è quanto poco il suono sembri provenire da un oggetto di queste dimensioni.
Lo abbiamo utilizzato principalmente con Spotify, impostando la qualità di streaming più alta disponibile, e ci siamo divertiti volutamente a passare da produzioni molto pulite a tracce assai più difficili da gestire.
La discografia di Kanye West, ricca di bassi, ci ha aiutato. Siamo partiti da Homecoming, un brano molto utile per capire come lo speaker riesca a gestire contemporaneamente voce, pianoforte, percussioni e un mix piuttosto pieno. Ci è piaciuto il modo in cui il Music Studio 5 riesce a mantenere la voce ben presente senza schiacciare gli altri elementi, restituendo al pianoforte la brillantezza necessaria senza renderlo tagliente.
Con Runaway il test diventa ancora più interessante. L'attacco iniziale, estremamente essenziale, permette di apprezzare immediatamente la pulizia con cui lo speaker riproduce le singole note, ma quando il brano cresce e il mix diventa progressivamente più complesso il Music Studio 5 riesce a conservare una separazione notevole. La gamma bassa acquista peso senza diventare invasiva e, soprattutto, non abbiamo percepito quell'impastamento che spesso emerge sui diffusori compatti quando volume e densità della produzione aumentano insieme.
Anche Street Lights, con il suo utilizzo massiccio di sintetizzatori, voce trattata ed effetti volutamente sporchi, ci ha dato una conferma importante. È una produzione che può diventare rapidamente confusa su uno speaker poco controllato; qui, invece, l'elaborazione e la distorsione rimangono parte del carattere del brano senza trasformarsi in una massa indistinta.
Con Teardrop dei Massive Attack il Music Studio 5 ci ha impressionato soprattutto per la scena sonora. La traccia mette bene in evidenza la capacità dello speaker di costruire un'immagine molto più grande del proprio cabinet: le percussioni mantengono corpo e precisione, la voce rimane sospesa al centro e le diverse texture elettroniche occupano uno spazio chiaramente percepibile intorno ad essa.
Non si ha la sensazione di ascoltare un minuscolo punto sonoro appoggiato sul mobile: la musica sembra espandersi lateralmente e, muovendoci nella stanza, il bilanciamento rimane molto più uniforme di quanto ci aspettassimo.
Abbiamo poi cambiato completamente registro con Iris dei Goo Goo Dolls, e proprio l'introduzione ci ha permesso di apprezzare un'altra qualità del Music Studio 5: la gamma alta.
Le chitarre iniziali hanno una brillantezza e una presenza notevoli, ma non diventano sottili o metalliche. Lo speaker riesce a restituire bene sia il dettaglio delle corde sia la sensazione di spazio che circonda gli strumenti, creando un'apertura molto convincente. Quando la traccia cresce, il fronte sonoro mantiene quella stessa ampiezza e il passaggio dagli elementi più delicati dell'introduzione alle sezioni più dense avviene senza perdere definizione.
Proprio Iris ci ha fatto apprezzare quanto il Music Studio 5 non sia soltanto uno speaker capace di produrre un basso sorprendente per le proprie dimensioni. Anche gli alti sono rifiniti e ariosi, e il bilanciamento complessivo non appare costruito semplicemente per impressionare nei primi trenta secondi di ascolto.
Naturalmente la fisica rimane la fisica. Un woofer da quattro pollici non può generare l'estensione e la pressione di un diffusore molto più grande o di un sistema dotato di subwoofer dedicato.
Chi vuole sentire fisicamente le frequenze più profonde dovrà guardare altrove. Ma il Music Studio 5 non cerca di sembrare qualcosa che non è: invece di produrre un basso enorme ma scomposto, offre un basso presente, veloce e soprattutto controllato.
I rivali Sonos e HomePod
A 279 euro il Music Studio 5 entra inevitabilmente nel territorio degli smart speaker premium.
Il Sonos Era 100 rimane uno dei rivali più evidenti. Anche lui utilizza due tweeter e un woofer, offre Bluetooth e Wi-Fi, dispone di equalizzazione e calibrazione ambientale ed è inserito in uno degli ecosistemi multiroom più maturi del mercato.
Sonos conserva un vantaggio se l'obiettivo principale è costruire una casa multiroom indipendente dal marchio del televisore. Il dispositivo Samsung, però, ci è sembrato decisamente più interessante sul piano estetico. L'Era 100 è un apparecchio ben disegnato; il Music Studio 5 è un oggetto che può diventare intenzionalmente parte dell'arredamento.
C'è poi l'Apple HomePod, che costruisce gran parte del proprio valore attorno all'integrazione con iPhone, Apple Music, Apple TV e Siri. Il vantaggio oltre alla qualità sonora è ovviamente l’integrazione nell'ecosistema Apple.
Il Music Studio 5 sembra rivolgersi a un utente leggermente diverso. È uno speaker con assistenti e funzioni smart — Samsung dichiara Alexa integrata e compatibilità con Google — ma non dà mai l'impressione che l'assistente vocale sia la ragione principale per comprarlo. Il centro del progetto rimangono la musica, il design e la possibilità di inserirlo in un sistema audio più grande.
E, dopo averlo utilizzato, ci sembra la scelta giusta.
Prezzo e conclusioni
Il Samsung Music Studio 5 costa 279 euro in Italia e, dopo averlo provato, dobbiamo dire che ci è piaciuto parecchio.
Non soltanto perché suona bene. A questo prezzo è ragionevole pretendere una buona qualità sonora. Ci ha convinto perché riesce a mettere insieme una serie di elementi che raramente convivono nello stesso prodotto: dimensioni contenute, un suono sorprendentemente ampio, un'applicazione completa, una configurazione quasi immediata e soprattutto un design dotato di una personalità fortissima.
È proprio quest'ultimo elemento a fare la differenza.
Il Music Studio 5 è uno speaker che si sceglie anche perché piace guardarlo. I controlli touch quasi invisibili sull'arcata superiore, la grande forma circolare frontale, le proporzioni e la pulizia della parte posteriore contribuiscono alla sensazione di avere davanti un vero oggetto di design.
Fortunatamente non è soltanto bello. Suona anche bene in situazioni complesse con un controllo della distorsione e delle basse frequenze che non ci aspettavamo da un cabinet così compatto. In più è capace di offrire una sensazione di spazio e immersione che separa un buon diffusore da uno speaker utilizzato semplicemente per avere della musica in sottofondo.
Avremmo voluto HDMI eARC anche su questo modello e chi cerca la massima esperienza cinematografica troverà nel Music Studio 7 una macchina tecnicamente superiore. Ma per l'ascolto musicale quotidiano riteniamo che proprio il Music Studio 5 abbia un equilibrio particolarmente riuscito tra prezzo, dimensioni e prestazioni.
A 279 euro lo consigliamo soprattutto a chi ascolta Spotify, Amazon Music e gli altri servizi di streaming e vuole qualcosa di più di un classico smart speaker. Chi mette Siri o l'automazione domestica davanti a tutto continuerà probabilmente a preferire prodotti costruiti principalmente attorno all'assistente vocale. Chi invece mette musica e qualità di riproduzione al primo posto, senza rinunciare alle funzioni connesse, dovrebbe guardare molto seriamente al Music Studio 5.
Cosa ci è piaciuto
- Design realmente distintivo e riuscito
- Comandi touch fisici praticamente invisibili
- Qualità sonora sorprendente per le dimensioni
- Bassi controllati anche con brani complessi
- Setup estremamente rapido
- App Samsung Sound completa e ricca di regolazioni
- Cavo di alimentazione sufficientemente lungo da facilitare il posizionamento
Cosa non ci è piaciuto
- L'assenza dell'HDMI eARC limita l'utilizzo con la TV rispetto al Music Studio 7
- La porta USB è soltanto Service e non permette la riproduzione diretta di file musicali
- Le frequenze più profonde rimangono inevitabilmente limitate dalle dimensioni del woofer
- Per sfruttare davvero alcune delle funzioni più avanzate bisogna entrare nell'ecosistema Samsung