L’origine di Bitcon è uno dei misteri più impenetrabili della finanza. Da due decenni giornalisti, scienziati, esperti di crittografia cercano di individuare chi è la mente che ha creato il vertiginoso sistema di equilibrio algoritmico che è dietro la madre di ogni criptovaluta. Un’inchiesta del New York Times ha scavato a fondo nei primi anni di Bitcoin. E ha tirato fuori un nome su cui la testata si dice certa: il crittografico britannico Adam Back. Non un nome nuovo, perché da anni Back è sospettato da molti di essere il creatore di Bitcon.
Ma per il Nyt ora ci sarebbero diversi indizi che quasi fanno una prova. E sarebbe lui lui l’uomo dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Sarebbe lui ad aver creato l’asset digitale a più alta capitalizzazione di sempre. Duemila miliardi di valore in media nell’ultimo anno. E un fenomeno diventato globale che ha creato nuovi ricchi e nuove speculazioni finanziarie. L’inchiesta è frutto di mesi di analisi forensi digitali, testimonianze inedite che hanno scatenato un terremoto nel mondo cyberpunk dietro le cripto. John Carreyrou e Dylan Freedman, gli autori dell’inchiesta, hanno trascorso più di un anno a setacciare migliaia di post su risalenti a decenni fa alla ricerca del creatore di Bitcoin.
Il risultato è un lavoro poderoso. Il New York Times ha presentato quello che definisce un "mosaico di prove inconfutabili" che collegano l’amministratore di Blockstream, Back, alla genesi della prima criptovaluta al mondo. I punti cardine dell’inchiesta partono dalla genesi tecnica di Bitcoin.
Back è un crittografo e informatico. Ha circa un milione di seguaci su X.com. Fama mondiale, Back considerato una delle figure più influenti del movimento Cypherpunk, che raccoglie attivisti e sostenitori dell'uso della crittografia e delle tecnologie per la privacy per promuovere la libertà individuale. Non a caso Back è l'inventore di Hashcash, il sistema di proof-of-work (l’algoritmo che permette di non clonare i bitcoin, evitando la loro doppia spesa) è di fatto il cuore di Bitcoin. Quello che ha fatto in modo che il suo valore di mercato crescesse a dismisura, perché ne garantiva la solidità. Satoshi citò proprio Back come primo riferimento nel celebre white paper del 2008. Primo indizio. Ne seguono altri.
Secondo un’analisi stilometrica condotta dal quotidiano, nuovi algoritmi di analisi linguistica applicati ai messaggi originali di Satoshi e alle prime email scambiate con i pionieri della crittografia avrebbero rivelato una corrispondenza quasi perfetta con lo stile di scrittura, la punteggiatura e le idiosincrasie sintattiche di Back.
Ancora, indizi temporali. L’inchiesta evidenzia come Back sia stato insolitamente silenzioso nei forum di crittografia durante i periodi di massima attività di Satoshi, per poi riemergere pubblicamente proprio quando il creatore di Bitcoin decise di "passare al setaccio" e sparire dai radar nel 2011. Infine, indizi digitali. Il quotidiano sostiene di aver rintracciato alcuni dei server iniziali utilizzati per i test della rete Bitcoin a nodi riconducibili a infrastrutture precedentemente utilizzate da Back per progetti di ricerca accademica.
Nonostante i dati e gli indizi presentati dal NYT, la reazione del diretto interessato non si è fatta attendere. In un'intervista esclusiva rilasciata alla BBC poche ore dopo la pubblicazione dell'inchiesta, Adam Back ha respinto fermamente ogni accusa. "È una ricostruzione fantasiosa basata su coincidenze che chiunque nel settore conosce da anni," ha dichiarato Back. "Ho sempre sostenuto Bitcoin perché credo nella sua tecnologia, ma non sono io Satoshi Nakamoto. Queste speculazioni sono distrazioni pericolose dal vero lavoro di decentralizzazione che stiamo portando avanti”.
Back ha ammesso di aver avuto contatti via email con Satoshi nel 2008, ma solo come consulente tecnico esterno, sostenendo che l'identità del creatore dovrebbe rimanere ignota per preservare la natura "senza leader" del protocollo. Al momento, la comunità crittografica rimane divisa tra chi vede in Back l'unico candidato logico e chi, fedele allo spirito originale, continua a ripetere il mantra: "Siamo tutti Satoshi". Uno per tutti, ma dietro nessuno. Almeno per ora.