Google usa le nostre foto e registrazioni vocali per addestrare l’IA: ecco come impedirlo
di Giuditta MoscaGoogle introduce una nuova funzione chiamata “Cronologia dei servizi di ricerca” e ne farà uso per affinare i propri modelli IA. Cosa fare per disattivarla e cosa aspettarsi
Google sta gradualmente introducendo una nuova impostazione, chiamata “Cronologia dei servizi di ricerca”, utile a salvare automaticamente le immagini cercate con Lens e le registrazioni audio degli utenti.
Questi contenuti multimediali servono a Big G per sviluppare modelli di intelligenza artificiale e migliorare i suggerimenti personalizzati. Ogni utente può bloccare questa raccolta di dati intervenendo sulle nuove impostazioni della privacy all'interno del proprio account.
Di queste novità, che rappresentano un cambiamento strutturale nella gestione delle rispettive attività online, gli utenti vengono progressivamente informati via email.
Il punto focale di questa metamorfosi consiste nella creazione di una sezione dedicata specificamente alla conservazione delle interazioni multimediali, che in precedenza venivano gestite in modo meno granulare.
Una modifica che sposta l'attenzione sulla raccolta sistematica di file visivi e sonori che ora finiscono in un archivio separato.
Come funziona la “Cronologia dei servizi di ricerca”
Google ha deciso di dividere in due parti il modo in cui salva le informazioni degli utenti che usano i suoi servizi, archiviando in modo separato le ricerche testuali da quelle multimediali.
Nella nuova sezione Cronologia dei servizi di ricerca finiranno le immagini cercate con Lens, le ricerche e le attività vocali. I dati multimediali sono i contenuti che gli utenti forniscono o registrano quando usano le funzioni di ricerca di Google mediante la fotocamera o il microfono.
Nello specifico, oltre alle immagini acquisite o cercate utilizzando Google Lens, Big G fa incetta delle registrazioni audio catturate tramite lo strumento Search Live e tutte le ricerche effettuate parlando al dispositivo.
Una nuova procedura che coinvolge immagini, file, audio e video che vengono utilizzati per cercare informazioni su una serie di servizi specifici, tra i quali Google Search, Maps, Shopping, Voli, Hotel e News. In pratica, ogni volta che un utente usa un contenuto visivo o la propria voce per interagire con questi servizi, i dati multimediali vengono salvati automaticamente in un archivio dedicato.
Google specifica che lo scopo è fornire, sviluppare e migliorare i propri servizi, utilizzando questi dati reali per addestrare e perfezionare i propri modelli di intelligenza artificiale.
Come gestire questa novità
Prima di questo cambiamento, Google metteva tutto (testo, audio e foto) in un unico contenitore chiamato Attività web e app senza fare una distinzione, consentendo agli utenti di disattivarla completamente oppure di farne pieno uso.
Ora la situazione è più complicata e gli utenti devono controllare due impostazioni diverse. Chi vuole proteggere la propria privacy deve accedere alla sezione “Le mie attività” del proprio account Google e individuare la voce relativa alla “Cronologia dei servizi di ricerca” per disattivarla.
In alternativa, è disponibile un comando specifico chiamato “Save media” che consente di bloccare esclusivamente la conservazione dei contenuti multimediali senza interferire con le ricerche testuali.
Nel caso in cui l’utente decidesse di disattivare l'intera cronologia dei servizi, Google gli permetterà di scegliere se sospendere solo la raccolta futura o se procedere anche alla cancellazione dell'attività già memorizzata.
Chi aveva già bloccato in precedenza la raccolta dei dati tramite le impostazioni generali della sezione Attività web e app, troverà questa nuova funzione già disattivata.
Intervenire sulle impostazioni dell'account non elimina necessariamente i dati salvati localmente sul singolo dispositivo, per i quali occorre agire tramite gli strumenti privacy specifici del browser o del sistema operativo.