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Zanzare, occhio all’effetto boomerang: i repellenti possono attirarle anziché respingerle

Uno studio basato sul riflesso pavloviano ha mostrato il paradosso: questi insetti possono imparare ad associare la sostanza chimica sgradevole al cibo. E quindi pungere di più. Ma c’è una soluzione

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Una cena in giardino, il cinema all’aperto, una passeggiata lungo il fiume possono essere guastati dalle zanzare che, dopo aver punto, lasciano sulla pelle fastidiosi pomfi arrossati e gonfi. Per tenerle alla larga esistono i repellenti, la maggior parte dei quali contiene N-N-dietil-meta-toluamide, un composto noto come Deet, sviluppato dall'esercito statunitense nel 1946.

Una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental Biology e frutto della collaborazione tra Clément Vinauger, professore associato del dipartimento di Biochimica del College of agriculture and life sciences del Virginia Tech, negli Stati Uniti, e Claudio Lazzari, professore emerito dell’Institut de recherche sur la biologie de l'insecte dell'Università di Tours, in Francia, mette in luce un paradosso: questi insetti potrebbero essere attratti dalla sostanza anziché allontanati.

"Quando la concentrazione del principio attivo sulla cute si riduce, una zanzara può percepirne ancora l'odore senza essere sufficientemente scoraggiata. Se riesce a pungere e quindi ad alimentarsi, lo stimolo olfattivo potrebbe, nel tempo, essere associato al pasto, anziché a un segnale da evitare”, spiega il docente statunitense.

Associazione tra stimolo e reazione

Per giungere a tali conclusioni, gli scienziati hanno utilizzato le zanzare Aedes aegypti, una specie che diffonde dengue, Zika, febbre gialla e chikungunya, malattie che infettano decine di milioni di persone ogni anno nel mondo. Le hanno addestrate secondo il principio del riflesso condizionato, teorizzato dal medico russo Ivan Pavlov agli inizi del Novecento. In particolare, le hanno poste vicino a una sacca di sangue caldo e, quando hanno iniziato a nutrirsi, hanno introdotto il Deet. Dopo aver ripetuto l'esperimento quattro volte, oltre il 60% degli esemplari ha imparato a collegare l’odore all'arrivo di un pasto.

In seguito, alle zanzare è stata data la possibilità di scegliere tra due mani: una non trattata e una trattata con il principio attivo. Quelle non addestrate hanno evitato quest’ultima, mentre quelle sottoposte al condizionamento ne sono state attirate.

Gli esperti hanno scoperto, inoltre, che la stessa associazione si poteva creare anche quando, al posto del sangue, veniva utilizzato lo zucchero come ricompensa.

L’importanza della giusta concentrazione

Attenzione, però. Questi risultati non significano che si debba smettere di usare il Deet, uno dei repellenti più efficaci, soprattutto nelle aree in cui le patologie trasmesse dalle zanzare sono diffuse.

"Se ci si trova in regioni tropicali dove il rischio di contrarre alcune malattie è elevato, bisognerebbe usare sempre un prodotto di questo tipo", suggerisce Vinauger. “L’importante è mantenere un’adeguata concentrazione: invece di utilizzarne una grande quantità in una sola volta, è consigliabile riapplicarlo regolarmente in modo che rimanga sempre attivo e fornisca una protezione costante”.

Una questione di salute pubblica

Lo studio attuale si basa su anni di esperimenti pionieristici portati avanti da Vinauger nel suo laboratorio. “Le zanzare impiegano informazioni sensoriali per selezionare i loro obiettivi e adattarsi agli ambienti in evoluzione”, chiarisce lo scienziato. “In particolare, evitano gli ospiti che le scacciano, combinano olfatto e vista per rintracciare con molta precisione le persone da colpire, reagiscono all'odore di determinati detergenti per il corpo. Stiamo cercando di capire non solo come ci individuano, ma anche come il loro cervello interpreta i segnali e li trasforma in comportamenti”.

Con la diffusione della zanzara Aedes in nuove regioni e la crescente resistenza agli insetticidi a livello globale, Vinauger ha affermato che “comprendere come questi insetti riescano a eludere le nostre strategie di controllo sta diventando sempre più importante per la salute pubblica”.