Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre, un attacco informatico ha colpito i sistemi di refrigerazione di centinaia di supermercati francesi. Alcune apparecchiature hanno raggiunto temperature fino a 50 °C e i negozi interessati hanno eliminato grandi quantità di alimenti freschi e surgelati. I criminal hacker avrebbero interferito con lo sbrinamento degli impianti, una funzione gestita dai sistemi di controllo elettronici.
Il caso solleva una domanda che riguarda anche le abitazioni. Cosa accade quando un oggetto connesso alla rete diventa accessibile a un estraneo? Le conseguenze dipendono dalla funzione del dispositivo e possono comunque avere strascichi spiacevoli.
Una videocamera espone immagini private, una serratura intelligente governa un accesso fisico, un elettrodomestico smart è collegato ad account specifici, un termostato regola il riscaldamento.
Il frigorifero di un supermercato appartiene a un’infrastruttura di controllo molto più articolata rispetto agli elettrodomestici di consumo, ciò non vuole dire che questi ultimi non siano esposti a rischi.
OT e IoT, due prospettive sul mondo connesso
Prima di capire come proteggere i dispositivi casalinghi, è opportuno fare dei distinguo tra OT e IoT. La sigla OT, Operational Technology, indica le tecnologie impiegate per monitorare e comandare processi e apparecchiature fisiche. Nella definizione offerta dal National Institute of Standards and Technology (NIST), rientrano nella categoria OT i sistemi di controllo industriale, l’automazione degli edifici, i trasporti e i dispositivi che misurano o modificano le condizioni dell’ambiente. Negli impianti di refrigerazione l’OT regola temperature, cicli operativi e allarmi. Un’intrusione, come i fatti occorsi in Francia dimostrano, può compromettere continuità del servizio, qualità dei prodotti e sicurezza delle persone.
Parallelamente, IoT significa Internet of Things, Internet delle cose. Descrive l’insieme di oggetti dotati di capacità di rilevazione o intervento sul mondo fisico e di collegamenti digitali. Secondo le definizioni tecniche del NIST, il perimetro comprende dispositivi, applicazioni di controllo e servizi remoti. L’OT descrive soprattutto la funzione operativa, l’IoT la dimensione dell’interconnessione e le due categorie possono sovrapporsi. Un impianto industriale raggiungibile in rete è un esempio di questa convergenza, così come una caldaia domestica gestita da sensori e applicazioni.
Per ridurre la complessità, possiamo dire che rientrano nella categoria dei dispositivi IoT televisori intelligenti, videocamere di sorveglianza, videocitofoni, termostati, lampadine connesse, serrature elettroniche, robot aspirapolvere, lavatrici e frigoriferi intelligenti. Anche gli altoparlanti con assistenti vocali, come Amazon Echo e Google Nest, appartengono all'ecosistema IoT, perché acquisiscono comandi e interagiscono con altri dispositivi e servizi.
Gli smartwatch e i braccialetti per il monitoraggio dell'attività fisica sono esempi di IoT indossabile. Raccolgono informazioni attraverso sensori e le trasmettono a uno smartphone o a servizi online.
Un televisore smart raccoglie dati, una telecamera mostra la casa
Il pericolo delle smart tv riguarda sia le vulnerabilità del software sia il trattamento delle abitudini di visione.
Nel 2017, negli Usa, il produttore di smart tv Vizio è stato accusato dalla Federal Trade Commission (FTC, ente in qualche modo paragonabile alla nostra Autorità garante della Concorrenza e del mercato, l’AGCM) di raccogliere dati sui contenuti visualizzati dagli utenti. Un rischio per la riservatezza di cui non si tiene conto quando di acquista un dispositivo intelligente.
Nel 2023, un altro procedimento ha riguardato Amazon Alexa, per la conservazione delle registrazioni vocali dei bambini e le carenze nelle procedure di cancellazione dei dati.
Telecamere domestiche e baby monitor aggiungono una componente più intima, perché immagini, voci e orari di presenza possono essere raggiunti attraverso account violati o sistemi gestiti con protezioni insufficienti. Nel procedimento riguardante Ring la FTC ha contestato l’accesso indebito ai video da parte di personale e soggetti esterni e carenze di sicurezza che avevano favorito intrusioni negli account. I rischi comprendono quindi tanto le falle degli apparecchi, quanto la gestione dei dati conservati dai fornitori.
La stessa logica si estende a videocitofoni, serrature, prese e termostati intelligenti. Le credenziali dell’account, l’applicazione sul telefono e il servizio remoto del produttore partecipano al funzionamento complessivo.
Un accesso abusivo potrebbe consentire la consultazione di informazioni, l’attivazione di comandi o la modifica di impostazioni, secondo le autorizzazioni disponibili e le caratteristiche di ciascun prodotto.
Lo smartphone custodisce le chiavi, il router collega le stanze
Gli smartphone occupano una posizione particolare. Gestiscono app, notifiche e credenziali utilizzate per azionare i dispositivi della casa. Un account sottratto mediante phishing, una password riutilizzata o un’app compromessa possono diventare un punto di accesso ai servizi collegati.
La verifica in due passaggi aggiunge una barriera contro gli accessi indesiderati, ma non sempre chi eroga servizi online la rende disponibile e, parimenti, è una soluzione valida ma non una panacea.
Il router casalingo è lo snodo attraverso cui passano gran parte delle connessioni domestiche. La guida ufficiale della FTC alla sicurezza del Wi-Fi raccomanda credenziali amministrative dedicate, cifratura WPA3 o WPA2, aggiornamenti del firmware e una rete ospiti separata. Soluzioni sulle quali ci soffermiamo più avanti.
Dalla casa a bersagli lontani: gli oggetti usati per altri attacchi
Un dispositivo compromesso può diventare parte di una botnet, una rete di apparecchi comandati a distanza per eseguire attività ostili su larga scala. L’8 ottobre 2026 il Dipartimento della Giustizia statunitense ha comunicato il sequestro di strumenti utilizzati in operazioni attribuite a soggetti collegati alla Cina. Secondo gli atti giudiziari citati dal dipartimento, una rete di dispositivi IoT infettati da una variante del malware Mirai veniva utilizzata anche per cercare vulnerabilità in altre reti. Ciò dimostra che un dispositivo IoT domestico protetto in modo perfettibile può diventare uno strumento di aggressione verso terzi, spesso a insaputa del proprietario.
Il ruolo dei produttori di dispositivi IoT
Una parte dei produttori di dispositivi IoT continua a privilegiare il contenimento dei costi, la facilità d'uso e la rapidità di commercializzazione rispetto alla sicurezza informatica.
Questo compromesso emerge soprattutto nei prodotti economici, segmento al cui interno investire nella protezione del software e garantire aggiornamenti per anni comporta costi aggiuntivi. Il problema è documentato anche da una ricerca pubblicata su Nature a maggio del 2026, che analizza le vulnerabilità strutturali dei dispositivi connessi.
Più in generale, i dati confermano che la sicurezza riceve ancora oggi attenzioni insufficienti da parte dei produttori. Un’indagine pubblicata a inizio 2026 dalla IoT Security Foundation ha rilevato che solo il 40,53% dei 491 produttori esaminate mette a disposizione dei ricercatori dei canali attraverso i quali segnalare le vulnerabilità e questa pratica è di importanza capitale, perché mette in evidenza la disponibilità dei produttori a migliorare i rispettivi dispositivi.
Tuttavia, è opportuno sapere che la situazione sta cambiando anche grazie alla legislazione. Infatti, il Cyber Resilience Act europeo impone ai produttori requisiti di sicurezza fino dalla progettazione, gestione delle vulnerabilità e aggiornamenti durante il periodo di supporto.
Le principali disposizioni si applicheranno dall'11 dicembre 2027, mentre gli obblighi di segnalazione delle vulnerabilità attivamente sfruttate sono già operativi dall'11 settembre 2026.
Siamo in un momento in cui diversi produttori di dispositivi IoT sacrificano la sicurezza in nome delle politiche di pricing e si sta passando, in modo progressivo, da una caratteristica commerciale facoltativa a un requisito obbligatorio.
Come mettere in sicurezza i dispositivi IoT
Gli accorgimenti necessari possono essere eseguiti da utenti mediamente specializzati o, in alternativa, possono essere affidati a tecnici del settore la cui parcella non andrebbe vista come un costo secco ma come una garanzia di maggiore sicurezza all’interno delle nostre case.
La prima difesa è il router domestico, il dispositivo attraverso il quale gran parte degli oggetti intelligenti comunica con internet. La FTC raccomanda di proteggere il Wi-Fi con WPA3 oppure WPA2, modificare le credenziali amministrative predefinite e mantenere aggiornato il firmware, cioè il software che controlla il funzionamento dell'apparecchio.
È opportuno creare una rete separata per gli oggetti IoT, utilizzando una rete ospiti con isolamento effettivo dei dispositivi oppure una configurazione dedicata. In questo modo, un eventuale apparecchio compromesso incontra maggiori ostacoli nel raggiungere computer e smartphone contenenti informazioni personali o professionali.
Ogni dispositivo dovrebbe utilizzare credenziali individuali e robuste. Per gli account dei servizi cloud è consigliabile attivare l'autenticazione a due fattori, quando disponibile. Occorre inoltre mantenere aggiornati i dispositivi e le applicazioni che li controllano. Gli aggiornamenti correggono vulnerabilità informatiche e migliorano la protezione delle comunicazioni.
Un'altra precauzione consiste nel disattivare le funzioni superflue, soprattutto l'accesso remoto, il WPS e l'UPnP sul router, quando la loro presenza risulta superflua per il funzionamento degli apparecchi. La FTC raccomanda anche di verificare periodicamente i dispositivi collegati alla rete, rimuovendo quelli inutilizzati o ormai privi di aggiornamenti di sicurezza.
Per quanto riguarda le videocamere, è utile controllare le autorizzazioni degli utenti, gli eventuali registri di accesso e le impostazioni relative alla conservazione dei filmati. Per gli altoparlanti intelligenti conviene verificare le opzioni disponibili per la memorizzazione e la cancellazione delle registrazioni vocali. Per i televisori è consigliabile esaminare le impostazioni di tracciamento delle abitudini di visione. Inoltre, è opportuno aggiornare il software dei dispositivi ogni qualvolta i produttori ne rilasciano versioni aggiornate.
Anche l'acquisto richiede attenzione. Prima di scegliere un apparecchio connesso è opportuno verificare per quanti anni il produttore garantisce aggiornamenti di sicurezza, quali dati raccoglie e quali funzioni restano disponibili in caso di interruzione dei servizi online.
La sicurezza domestica dipende dunque dall'intero ecosistema, dal router ai singoli apparecchi, dalle applicazioni ai servizi cloud. Una telecamera, un orologio o un frigorifero connesso sono anche sistemi informatici. La loro protezione richiede la stessa attenzione riservata a computer e smartphone, con una complicazione ulteriore, giacché un attacco può produrre conseguenze direttamente nell'ambiente fisico in cui viviamo.
La lezione che arriva dai supermercati francesi riguarda il rapporto tra comodità e responsabilità. Il controllo a distanza offre servizi e interventi più rapidi, mentre ogni nuova interfaccia richiede protezione, manutenzione e una chiara distribuzione dei compiti tra fabbricanti, installatori e utilizzatori. In una casa sempre più connessa, la sicurezza informatica parte dagli oggetti comuni e arriva alla tutela degli spazi in cui viviamo.