Antonella Fioravanti, raccontare il cambiamento climatico partendo dai batteri
di Gianluca DottiDopo aver sviluppato una molecola capace di disgregare la corazza del batterio dell’antrace, la biologa molecolare toscana, docente all’Université Libre de Bruxelles, si dedica agli effetti della crisi climatica sui microrganismi. Ed è pluripremiata per la divulgazione scientifica
Quando si parla di crisi climatica il pensiero va spesso ai ghiacciai che arretrano, alle ondate di calore estremo, agli incendi e alle alluvioni sempre più frequenti. Molto più raramente si considera ciò che accade su una dimensione meno percettibile, quella dei batteri, dei virus e dei funghi che regolano la fertilità dei suoli, le ciclicità della natura e la salute degli esseri viventi. Anche questo mondo microscopico sta reagendo all’aumento delle temperature, con conseguenze ancora in gran parte da comprendere, sia per i microrganismi che ci proteggono sia per quelli capaci di causare malattie. «Tento di offrire una visione d’insieme degli effetti della crisi climatica su quella che considero l’infrastruttura della vita sul pianeta», racconta Antonella Fioravanti, biologa molecolare e Guest Professor all’Université Libre de Bruxelles. «Comprendere in che modo i microrganismi, inclusi quelli patogeni, si adattano a un clima che cambia significa prevedere quali effetti avrà questa trasformazione sulla nostra salute e, in ultima analisi, sulla nostra sopravvivenza».
Proprio perché gli effetti del riscaldamento sono già visibili, la fase dell’analisi sta lasciando posto alla necessità di agire, per trasformare la conoscenza scientifica in consapevolezza diffusa. «Le tecnologie e le conoscenze necessarie sono già disponibili, ma i dati scientifici devono tradursi in politiche di mitigazione, di prevenzione e di sviluppo lungimiranti», osserva Fioravanti. «Investire per mitigare, prevenire e affrontare questa crisi significa creare lavoro, salvare vite e generare benessere, e qualsiasi narrazione contraria è priva di fondamento».
L’attenzione per i microrganismi nasce da un percorso iniziato in Toscana, all’Università di Firenze, in un corso di laurea di nuova istituzione pensato per formare ricercatori capaci di unire medicina, biologia e fisica. Un esperimento didattico impegnativo, con 48 esami in tre anni e un’ultima annualità dedicata alla tesi, che degli oltre trecento iscritti iniziali ha portato al traguardo poco più di una decina di studenti. Dopo una specializzazione dedicata alle terapie a livello molecolare, Fioravanti ha scelto di osservare la malattia dalla prospettiva opposta, quella dei patogeni, e si è trasferita in Francia per il dottorato. «Il tratto che contraddistingue il mio lavoro è l’approccio interdisciplinare, cioè la capacità di riunire tecniche, punti di vista e persone diverse per rispondere a una domanda biologica», sottolinea Fioravanti.
È questo approccio ad averla portata a Bruxelles, dove ha proposto un progetto a un istituto di ricerca che aveva fatto una scoperta sorprendente: dromedari, cammelli e lama producono – accanto agli anticorpi convenzionali, formati da due tipi di catene proteiche – delle molecole composte da una sola catena, la cui parte attiva può essere isolata in una struttura circa dieci volte più piccola, chiamata nanoanticorpo. «Proprio per le loro dimensioni ridotte, queste molecole riescono a raggiungere e legare porzioni del bersaglio inaccessibili alle difese tradizionali», spiega Fioravanti. L’idea era impiegarli contro il batterio dell’antrace, una malattia presente in natura da sempre, citata già nella Bibbia come quinta piaga d’Egitto e utilizzata in più occasioni come arma biologica, fino alle lettere contaminate inviate negli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001. A renderla temibile è la capacità del batterio di trasformarsi in spora, una forma dormiente che resiste per secoli nel suolo, insensibile alle alte temperature, agli acidi e ai disinfettanti.
Il bersaglio scelto era la corazza proteica che avvolge il microrganismo, nota fin dagli anni Cinquanta e ritenuta impossibile da colpire. «Il batterio investe una quantità enorme di energia per costruirla, e per questo ero convinta che fosse un elemento essenziale alla sua sopravvivenza», ricorda Fioravanti. «Ottenere in laboratorio i mattoni di quella struttura, che tendono ad aggregarsi immediatamente, ha richiesto un protocollo di diciotto ore consecutive prima dell’immunizzazione dei lama, ma il risultato è stato un nanoanticorpo capace sia di impedire la formazione della corazza sia di disgregarla quando è già costruita, lasciando il batterio senza difese».
Presentati per la prima volta nel 2016 a una conferenza internazionale sull’antrace, quei dati le hanno permesso di allestire un laboratorio dedicato e di proseguire le sperimentazioni, fino al premio di giovane scienziata dell’anno assegnato nel 2020 dall’Accademia Reale del Belgio. «Questa scoperta ha aperto una strada nuova nell’impiego dei nanoanticorpi contro i batteri, e stiamo estendendo lo stesso approccio ad altri patogeni per i quali mancano terapie efficaci», aggiunge Fioravanti.
Dopo quasi quindici anni all’estero, prima come ricercatrice in un istituto fiammingo di biotecnologie e poi come docente all’Université Libre de Bruxelles, da circa un anno e mezzo la sua famiglia è rientrata in Italia, e lei divide il proprio tempo tra il Belgio e la Toscana, dove presiede una fondazione scientifica pubblica attiva nel monitoraggio sismico, nella conservazione di una collezione di meteoriti e nel recupero della fauna selvatica. In parallelo, come valutatrice per i bandi di ricerca dell’Unione Europea, ha partecipato alla selezione dei progetti di una call dedicata alla biosicurezza. «Valutare le idee dei consorzi comporta decisioni sull’impiego di fondi pubblici, cioè delle tasse dei cittadini, e implica quindi una grande responsabilità», chiarisce.
Lo stesso rapporto tra conoscenza e scelte pubbliche guida il suo lavoro con le istituzioni, dal ruolo di consigliera dell’Ambasciata d’Italia in Belgio fino al titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, ricevuto nel 2022. «Anche i dati più rigorosi diventano una bussola per l’elaborazione delle politiche soltanto se raggiungono le persone e vengono spiegati ai decisori», precisa Fioravanti. Il valore dello scambio tra culture e punti di vista diversi ritorna anche nel modo in cui racconta la propria esperienza all’estero, lontana dalla retorica della fuga. «Essere definita un cervello in fuga mi offende un po’, perché la scienza si costruisce spostandosi e portando altrove le proprie conoscenze: ogni laboratorio dispone soltanto di una parte delle competenze tecniche e intellettuali necessarie a risolvere un problema», ammette Fioravanti. «Il problema è il rientro, perché chi ha trascorso molti anni all’estero si ritrova esterno al sistema, e per questo è necessario rafforzare l’università italiana sul piano delle assunzioni e dell’organizzazione».
Ricomporre in un quadro unitario un percorso di carriera articolato, e soprattutto un tema scientifico complesso che è stato affrontato finora soltanto per singoli frammenti, è l’obiettivo di Viaggio nel mondo invisibile, un libro (Aboca Edizioni) che raccoglie i risultati di uno studio presentato per la prima volta al Parlamento Europeo nel maggio 2025, durante la Giornata della ricerca italiana. Le sue pagine sono nate in un momento particolare: l’anno del ritorno in Italia, che avrebbe dovuto essere dedicato alla maternità, si è trasformato nell’occasione per portare a termine un progetto in cui credeva profondamente. «In questo lavoro ho riversato tutte le energie possibili, e le centinaia di incontri dedicati alla sua presentazione hanno dimostrato quanto il pubblico sia ricettivo su questi temi», ricorda Fioravanti. Il volume ha conquistato ex aequo il premio Science Book of the Year di Trieste Next, in settembre, e proprio ieri è arrivato anche il Premio per la Cultura Mediterranea, nella sezione Scienze dell’uomo, consegnato a Cosenza dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania a chi più contribuisce ad approfondire la conoscenza delle culture mediterranee. Un legame con un valore più che simbolico, dato che il Mediterraneo si sta scaldando più rapidamente della media globale.
Accanto alla ricerca e alla divulgazione, Fioravanti si dedica alle politiche a sostegno delle donne nelle discipline scientifiche, un tema che ha vissuto in prima persona negli anni in cui la carriera si è intrecciata con la nascita dei figli. «I diritti fondamentali di una donna, in questa come in altre professioni, vengono spesso subordinati alla sua condizione di madre, e l’ho sperimentato direttamente», conclude Fioravanti.