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La filosofia dei dati di Sabina Leonelli, l’IA al servizio del pianeta e dell’interesse pubblico

La filosofia dei dati di Sabina Leonelli, l’IA al servizio del pianeta e dell’interesse pubblico

Titolare della cattedra di storia della tecnologia nella più grande università tecnica della Germania, a Monaco, promuove una scienza aperta ed equa, capace di orientare l’innovazione verso il bene dell’ambiente: «I modelli digitali devono nascere dall'ascolto dei territori che rappresentano».

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Le grandi aziende che addestrano sistemi di intelligenza artificiale – da Google a Meta fino a OpenAI e Anthropic, oltre agli analoghi europei e asiatici – gestiscono enormi quantità di informazioni, seguendo anzitutto i propri legittimi interessi economici, in uno scenario di competizione di mercato. In alternativa a questo modello, si sta facendo strada l'idea di una AI concepita non per massimizzare il profitto, ma per tutelare le persone, le altre specie viventi e l'ambiente che condividiamo. Un cambio di prospettiva che richiede di ripensare dalle fondamenta il modo in cui produciamo, condividiamo e utilizziamo la conoscenza scientifica.

«La questione che occupa il centro di questo filone di ricerca riguarda il significato dell'interesse pubblico nel modo in cui produciamo il sapere e sviluppiamo le nuove tecnologie», racconta Sabina Leonelli, professoressa di Storia e Filosofia della scienza e della tecnologia alla Technical University of Munich (TUM), la più grande università tecnica della Germania. «Come società abbiamo in parte smarrito la capacità di orientare lo sviluppo tecnologico, specialmente nel campo dell'intelligenza artificiale, verso un uso equo, esteso anche alle persone più vulnerabili e discriminate».

Cresciuta a Modena da padre italiano e madre greca, Leonelli si è formata al Conservatorio musicale e in un liceo sperimentale che univa indirizzo classico, scientifico e linguistico, un percorso che le ha permesso di sviluppare fin da giovane un interesse trasversale tra discipline umanistiche e non. «Mi piaceva l’idea di studiare la filosofia della scienza a partire dai contenuti prodotti dalla ricerca contemporanea, non dalla biografia degli scienziati del passato», ricorda Leonelli. In Italia, all'epoca, programmi universitari di questo tipo erano rari, così si è trasferita nel Regno Unito, dove è stata tra le prime studentesse di un nuovo corso di laurea in Science and Technology Studies allo University College London (UCL). Il percorso è proseguito con una seconda laurea alla London School of Economics e un dottorato iniziato a Londra e concluso ad Amsterdam, dedicato a come i biologi comprendono la natura attraverso lo studio di organismi modello: alcuni esempi emblematici sono il batterio Escherichia coli, il pesce “zebrafish” Danio rerio e il moscerino della frutta Drosophila melanogaster, mentre Leonelli si è concentrata su Arabidopsis thaliana (l’arabetta comune), una piccola pianta diventata negli anni un punto di riferimento per l'intero mondo della ricerca sui vegetali.

Durante il percorso di studi, Leonelli ha iniziato via via a interessarsi ai dati scientifici, in una fase in cui i temi dei big data e della data governance erano ancora lontani dal dibattito pubblico. «Il lavoro degli scienziati non consiste solo negli esperimenti fisici condotti nei laboratori, ma si intreccia continuamente – e sempre più – con la costruzione di grandi infrastrutture di dati e modelli», spiega. «Peraltro un’informazione non porta con sé un significato fisso, ma cambia interpretazione a seconda di chi la utilizza: uno stesso dato raccolto in un laboratorio scientifico, se passa nelle mani di un'agenzia governativa o di un'azienda, può essere letto con competenze diverse e messo al servizio di obiettivi che nulla hanno a che fare con quelli della ricerca originaria». Da questa intuizione è nata quella che lei stessa ha iniziato a chiamare filosofia dei dati, un campo che allora costituiva un territorio quasi inesplorato.

Dopo un periodo di post-dottorato, alla London School of Economics, Leonelli ha ottenuto una cattedra all'Università di Exeter, nel sud-ovest dell'Inghilterra, dove è rimasta per sedici anni: prima come professoressa, poi per un decennio come direttrice di un grande centro di ricerca su filosofia e studio sociale della biologia. In questo periodo il perimetro del suo lavoro si è ampliato fino a includere il rapporto tra infrastrutture digitali, pratiche scientifiche reali e aspettative della società civile (e dei governi) nei confronti della ricerca. «Esiste spesso un divario considerevole tra come vengono costruite le infrastrutture digitali da parte di ingegneri, da un lato, e dall’altro ciò di cui hanno effettivamente bisogno biologi, medici e ricercatori ambientali nel loro lavoro quotidiano», osserva la professoressa.

Dopo la Brexit, e il conseguente cambiamento del clima politico con una riduzione delle risorse disponibili per la ricerca nel Regno Unito, Leonelli si è trasferita a Monaco di Baviera insieme alla famiglia, portando con sé un programma di ricerca sempre più orientato verso l'uso della scienza per la democrazia, oltre che per affrontare temi globali come l'emergenza climatica.

A Monaco, oltre alla cattedra universitaria, Leonelli dirige la Ethical Data Initiative, una piattaforma che mette in rete organizzazioni internazionali impegnate sull'etica dei dati e dell'intelligenza artificiale, tra cui le Nazioni Unite, l'International Council for Science e la Research Data Alliance, con collaborazioni attive in Africa, Asia meridionale, America Latina e Sud Europa. «La gestione dei dati a livello globale è diventata decisiva per tutti, soprattutto per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale, ma gran parte di questa discussione resta in mano a compagnie private, con scarsa trasparenza sulle modalità di gestione e finanziamento», aggiunge.

Da questo lavoro è nato, proprio pochi giorni fa, il Manifesto di Monaco per una scienza aperta ed equa, un documento – di cui Leonelli è stata la principale revisore – che indica alle organizzazioni scientifiche e politiche di tutto il mondo come includere nella ricerca quei paesi e quelle istituzioni che oggi restano ai margini del sistema di conoscenza globale. «Rischiamo di trovarci in un mondo con poche organizzazioni in cui si concentrano tutta la visibilità e i vantaggi delle nuove tecnologie digitali, mentre chi produce conoscenze altrettanto fondamentali resta ai margini», specifica Leonelli. «Lavoriamo per esempio con un'organizzazione greca per l'agricoltura, impegnata a integrare conoscenze biologiche e agricole con il contributo diretto delle comunità locali».

Leonelli dirige anche il Public Science Lab, un laboratorio che lavora con enti pubblici e piccole comunità per collegare la ricerca scientifica alle esigenze dei territori. Tra i progetti più significativi in Italia c'è la collaborazione con il Comune di Bologna, insieme all'associazione modenese Pianeta APS, sulla costruzione di gemelli digitali urbani: modelli digitali che integrano dati su traffico, agricoltura, servizi sanitari e clima per aiutare l'amministrazione a gestire il territorio durante le emergenze climatiche, dalle ondate di calore ai rischi di allagamento. «L'obiettivo del lavoro consiste nel creare un dialogo tra scienziati, pubblica amministrazione e associazioni della società civile, dai diritti dei migranti alla comunità queer», racconta Leonelli. Un secondo progetto, chiamato Lucciole e cicale, porta lo stesso approccio dentro le scuole superiori, usando questi insetti come indicatori biologici della salute di un’area geografica per far riflettere gli studenti sui cambiamenti climatici e ambientali: da questo lavoro nascerà una mostra itinerante che da Monaco arriverà in Emilia-Romagna il prossimo maggio.

Il rapporto di Leonelli con l'Italia non si è mai interrotto, nonostante una carriera costruita quasi interamente tra Regno Unito, Paesi Bassi e Germania. Negli ultimi anni ha lavorato come valutatrice per il Governo italiano nell'ambito del PNRR relativamente a dati e supercalcolo, ed è fellow della Stazione Zoologica di Napoli, uno dei più importanti istituti di ricerca marina al mondo. Nelle prossime settimane sarà tra i relatori di BergamoScienza, e a dicembre parteciperà alle celebrazioni per il centenario dell'Istituto Nazionale di Statistica (l’ISTAT) a Roma. «Il mio contributo all'Italia, paradossalmente, risulta spesso più incisivo proprio grazie alla distanza», racconta Leonelli, che trae vantaggio anche dalla vicinanza geografica con la Baviera.

Il frutto di tutto questo lavoro sta convergendo in un nuovo istituto di ricerca finanziato dal governo tedesco, dedicato alle tecnologie trasformative e al cambiamento sociale, e anche in un libro a cui Leonelli sta lavorando sul concetto di intelligenza ambientale, pensato come alternativa all'intelligenza artificiale. «Voglio offrire un quadro concettuale che permetta a cittadini, politici e scienziati di orientare la tecnologia verso un futuro in cui rafforzi la capacità della società civile di decidere in modo democratico», chiarisce Leonelli.