«Bisogna costruire qualcosa di solido, utile e bello». Brunello Cucinelli prende in prestito Vitruvio per raccontare il futuro di Pietrafitta, frazione di Piegaro, nella Valnestore umbra, a una trentina di chilometri da Perugia, in un territorio la cui storia è legata da decenni alla produzione di energia. Qui la lignite estratta dalla miniera locale alimentava la centrale termoelettrica e attorno a quell’attività sono cresciuti lavoro, famiglie e comunità.
Oggi quel grande sito industriale si prepara a una seconda vita. Non più lignite, ma dati, capacità di calcolo e conoscenza, dentro il Parco dell’Innovazione Contemporanea di Pietrafitta che avrà nel nuovo data center una delle sue infrastrutture principali e attorno al quale far crescere ricerca, sanità, formazione e nuove opportunità per i giovani.
La bellezza, però, non è un dettaglio marginale né un vezzo per architetti stravaganti. Cucinelli richiama la Siena medievale, quando l’estetica della città veniva considerata un interesse della comunità e ciò che si aggiungeva di nuovo era sottoposto a regole pensate per preservarne e accrescerne l’armonia. Costruire significa lasciare qualcosa di migliore di ciò che c’era prima e questa dovrà essere la stessa vocazione della riqualificazione di Pietrafitta, recuperando un pezzo della storia industriale umbra senza cancellarlo e trasformandolo in un luogo capace di parlare il linguaggio del presente.
L’ideazione e la progettazione sono promosse e sostenute da Foro delle Arti, holding della famiglia Cucinelli, e da Umbria Data Garden, società operativa di nuova costituzione nata con l’obiettivo di accompagnarne lo sviluppo e la realizzazione. Umbria Data Garden avrà il compito di coinvolgere partner industriali, tecnologici e finanziari, attraendo investitori che ne condividano la visione e possano contribuire, con competenze e risorse, alla progressiva realizzazione del Parco dell’Innovazione Contemporanea.
Il progetto è stato illustrato nell’ex centrale di Pietrafitta dalla presidente della regione Umbria Stefania Proietti, dal sindaco di Piegaro Roberto Ferricelli, dal sindaco di Panicale Giulio Cherubini e da Riccardo Stefanelli, amministratore delegato di Brunello Cucinelli SpA e di Umbria Data Garden Srl.
Il data center fino a 100 milioni tra controllo dei dati e potenza di calcolo
Il futuro data center di Pietrafitta è ancora un progetto aperto e proprio dalla sua configurazione dipenderanno dimensioni, investimento e ruolo sul territorio. Il punto da definire sarà soprattutto il bilanciamento tra storage e capacità di calcolo, due componenti che potranno convivere all’interno della stessa infrastruttura in proporzioni diverse sulla base della domanda del mercato. Da una parte ci sarà la conservazione dei dati in prossimità di chi li produce e li utilizza, rafforzandone anche il controllo; dall’altra la capacità computazionale, necessaria per mettere potenza di calcolo a disposizione dell’intelligenza artificiale, della ricerca scientifica e della sanità.
A incidere sull’investimento sarà anche la tipologia di hardware installato nei singoli rack, che può modificarne sensibilmente il valore. La configurazione finale verrà quindi calibrata sulla domanda attesa, in particolare da sanità pubblica, ricerca e regioni, e nello scenario con una componente computazionale più rilevante l’investimento potrebbe arrivare a circa 100 milioni di euro.
«Abbiamo immaginato un luogo in armonia con ciò che lo circonda e, allo stesso tempo, capace di dare spazio alle idee del nostro secolo attraverso le tecnologie più innovative e sostenibili – spiega Riccardo Stefanelli, amministratore Delegato di Brunello Cucinelli S.p.A. e di Umbria Data Garden S.r.l. – recuperando questi spazi vogliamo creare uno spazio aperto alla conoscenza, all’incontro e alla crescita delle persone, capace di custodire la memoria di ciò che è stato e di guardare a ciò che verrà. Anche il data center sarà sviluppato seguendo questa logica, con una configurazione che verrà definita progressivamente sulla base delle esigenze che emergeranno e con la possibilità di crescere nel tempo».
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche Brunello Cucinelli, che ha chiarito il ruolo della famiglia nel progetto e ne ha sottolineato la vocazione umanistica.
«L’idea è quella di creare per l’Umbria una sorta di data center sartoriale, pensato sulle caratteristiche e sulle esigenze della nostra regione. Un’infrastruttura che, richiamando Vitruvio, dovrà essere solida, utile e bella; funzionale, robusta e capace di inserirsi armoniosamente nel territorio. Mi piace pensare che questo progetto possa avere anche una dimensione umanistica. Proprio ieri Microsoft ha parlato di ‘superintelligenza umanistica’, un’espressione che sento molto vicina alla nostra visione. Questo potrebbe diventare, in qualche modo, un data center umanistico per la nostra regione, nel quale la tecnologia rimanga al servizio dell’uomo. Ci tengo però a chiarire un punto: non sarà la famiglia Cucinelli a realizzare il data center. Noi abbiamo sostenuto l’idea e la progettazione. Una volta completato e approvato il progetto, sarà necessario individuare soggetti, investitori e partner, italiani, europei e internazionali, interessati a partecipare alla sua realizzazione».
Il progetto può però contare su alcune caratteristiche del sito particolarmente favorevoli, a partire da circa sette ettari disponibili, una sottostazione elettrica ad alta tensione, la dorsale in fibra e i bacini d’acqua legati alla precedente attività industriale, elementi che permettono di immaginare uno sviluppo progressivo e scalabile. Potenza installata, consumi, sistema di raffreddamento e impatto ambientale non sono invece ancora definiti e rientreranno nella progettazione tecnica necessaria per arrivare alla fase autorizzativa.
La domanda potrebbe arrivare innanzitutto dal territorio, dalla sanità pubblica alla ricerca, dalle università alle pubbliche amministrazioni e alle imprese umbre, che potrebbero accedere sia ai servizi di conservazione dei dati sia alla capacità di calcolo avanzato. Tra le ipotesi emerse c’è anche quella di riservarne una quota a startup e spin-off universitari che oggi devono acquistare potenza computazionale dai grandi provider internazionali. In questo scenario, Pietrafitta diventerebbe non soltanto un luogo dove custodire ed elaborare dati, ma anche un’infrastruttura al servizio della ricerca e della nascita di nuove imprese tecnologiche sul territorio.
Un polo dell’innovazione in Umbria
Il data center sarà però soltanto una componente di una trasformazione più ampia dell’ex sito industriale. Dove possibile, verranno recuperati edifici e strutture esistenti, affiancandoli a nuovi spazi destinati alla ricerca, alla formazione e alle imprese, con l’obiettivo di costruire nel tempo un vero polo dell’innovazione. Il nuovo sito di Pietrafitta non vuole diventare l’ennesimo parco tech efficiente ma impersonale e costruito senza rapporto con ciò che lo circonda, ma un luogo capace di mettere in relazione capitale privato, competenze industriali, ricerca e istituzioni.
«L’intenzione è quella di realizzare insieme un ecosistema strategico dove far nascere e crescere le future generazioni di innovatori. – commenta Stefania Proietti, presidente della regione Umbria – Dopo oltre vent’anni, la regione Umbria mette a disposizione le risorse necessarie per avviare la riqualificazione di quest’area. Abbiamo già stanziato 2,5 milioni di euro, con atti pubblicati, per intervenire su una parte del sito attraverso demolizioni, bonifiche e rifunzionalizzazioni, facendo spazio al futuro Parco dell’innovazione. L’obiettivo è anche accompagnare l’Umbria verso una maggiore sovranità del dato, dotandoci di capacità computazionale e della possibilità di elaborare e custodire i dati attraverso infrastrutture sulle quali possiamo avere un controllo diretto. Nella situazione internazionale che stiamo vivendo, poter disporre delle proprie infrastrutture e dei propri sistemi di backup assume un’importanza ancora maggiore. La riqualificazione dovrà procedere tutelando anche gli elementi di archeologia urbana sottoposti alla soprintendenza, che fanno parte della storia e della memoria di questo luogo. Alcune strutture saranno quindi conservate e recuperate, altre demolite o trasformate. Il cronoprogramma verrà stabilito nelle fasi successive, ma stimiamo che i lavori di riqualificazione possano richiedere circa un anno».
A Pietrafitta si riafferma infine anche un’idea di mecenatismo contemporaneo che va oltre il sostegno tradizionale all’arte e alla cultura. In un tempo in cui la tecnologia concentra capitali, infrastrutture e potere in poche mani, scegliere di investire su un territorio, sulla ricerca e sulle competenze significa dare al capitale privato anche una funzione pubblica. Un tempo si costruivano biblioteche, teatri, opere d’arte; oggi si può contribuire anche a creare luoghi dove si produce conoscenza, si formano giovani, si fa ricerca e si mette capacità di calcolo a disposizione di università, imprese e comunità.