Google e il paradosso dell'IA: più ricerche e più ricavi, ma il titolo crolla in Borsa. Ecco perché
di Pier Luigi PisaAlphabet, la società madre di Google e YouTube, ha perso oltre il 12% dopo i risultati del terzo trimestre 2026. Si tratta del crollo più pesante della sua storia. Ed è dovuto, in gran parte, alla tecnologia su cui sta puntando praticamente tutto
Dopo la pubblicazione dei risultati finanziari del terzo trimestre del 2026, Alphabet, la società madre di Google e YouTube, ha perso oltre il 12% in Borsa, bruciando 500 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta: il crollo più pesante della sua storia.
La caduta del titolo riflette l'accumularsi di quattro elementi: risultati pubblicitari inferiori alle aspettative, rallentamento dei ricavi Search, lenta monetizzazione di AI Mode e forte assorbimento di liquidità per gli investimenti.
A pesare su tutte queste voci è un comune denominatore: l’intelligenza artificiale.
Vediamo perché.
Google Search cresce ancora, ma rallenta rispetto alle attese
Secondo i dati ufficiali di Alphabet, i ricavi di Google Search sono passati da 56,57 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2025 a 63,35 miliardi nel terzo trimestre del 2026. Quindi Google ha incassato quasi 6,8 miliardi di dollari in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Il problema emerge quando si osserva la velocità di crescita dei ricavi legati alla ricerca sul web, il business più importante per Google. Quest’anno la crescita è passata dal 19% del primo trimestre al 17% del secondo, fino al 12% del terzo che si è concluso a settembre scorso. Gli analisti, inoltre, si aspettavano circa 65 miliardi di dollari di ricavi Search. Ne sono arrivati 63,35: uno scostamento negativo di circa il 2,5%.
Quindi ci sono due elementi distinti: il rallentamento della crescita e il mancato raggiungimento delle previsioni. Per il mercato finanziario entrambi contano molto, soprattutto quando un'azienda come Alphabet viene valutata sulla base di aspettative di crescita elevate.
Come l'IA sta cambiando il motore di ricerca
Ma cosa è successo? Perché i ricavi legati al Search frenano?
Tradizionalmente, Google guadagna attraverso gli annunci pubblicitari che compaiono accanto ai risultati delle ricerche.
Quando un utente cerca un albergo, un volo o un paio di scarpe, le aziende pagano Google per mostrare i propri annunci e raggiungere potenziali clienti proprio nel momento in cui manifestano interesse per un prodotto o un servizio.
Tutto questo ha funzionato finché è esistita soltanto la ricerca tradizionale: quella fatta di parole chiave digitate in una barra, una lista di link da consultare e annunci pubblicitari inseriti tra i risultati.
Questo modello esiste ancora oggi, ma viene messo in discussione dall’intelligenza artificiale che Google ha introdotto, in modo sempre più pervasivo, nel suo motore di ricerca.
Oggi chi utilizza Google può formulare una domanda in linguaggio naturale e ottenere una risposta elaborata direttamente dall’intelligenza artificiale. È la funzione AI Overview, una panoramica che sintetizza le informazioni più rilevanti sull’argomento cercato. Spesso l’utente trova già in questa risposta ciò di cui ha bisogno, senza dover aprire altri siti. Se vuole approfondire, può passare all’AI Mode, una modalità in cui Google si trasforma in chatbot e la ricerca diventa una vera e propria conversazione, simile a quelle che si possono avere con ChatGpt.
AI Mode cresce, ma genera meno ricavi pubblicitari
Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, ha dichiarato che nell’ultimo trimestre il tasso di crescita annuale del numero di ricerche su Google ha raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni. Inoltre, le ricerche in AI Mode sono mediamente tre volte più lunghe di quelle tradizionali.
Quello che sembra un segnale positivo è in realtà motivo di preoccupazione per gli investitori: Google sta facendo crescere l'utilizzo delle ricerche IA più velocemente di quanto riesca a monetizzarle.
È stato lo stesso Philipp Schindler, responsabile commerciale di Google, ad ammetterlo durante la conference call sui risultati trimestrali, rivolta ad analisti e investitori. Schindler ha riconosciuto che la forte crescita delle interrogazioni in AI Mode ha contribuito al rallentamento dei ricavi Search, perché queste ricerche generano attualmente una monetizzazione inferiore rispetto a quella tradizionale.
L’azienda di Mountain View ha già introdotto annunci pubblicitari in AI Mode, inizialmente negli Stati Uniti, e sta progressivamente ampliando la loro diffusione ad altri Paesi. Non è ancora chiaro però quanto questo modello sia efficace nel convincere gli utenti a cliccare sui contenuti sponsorizzati che accompagnano le risposte generate dall’intelligenza artificiale e, soprattutto, se possa garantire ricavi paragonabili a quelli della ricerca tradizionale.
È questa incertezza ad agitare Wall Street.
Perché Google, con l'IA, ha scelto di fare una scommessa al buio
Se la ricerca tradizionale era più redditizia, perché Google ha deciso di puntare su AI Mode anziché continuare a investire nel modello precedente?
Il motivo va cercato nei progressi della concorrenza. Google rischiava di perdere una parte del proprio traffico - e dunque del proprio mercato - a favore di chatbot come ChatGpt e Perplexity. Questi strumenti svolgono ormai anche molte delle funzioni di un motore di ricerca e negli ultimi anni hanno iniziato a mettere in discussione il predominio di Google nell’accesso alle informazioni online.
A Mountain View hanno capito che se gli utenti si fossero abituati a chiedere direttamente a un'intelligenza artificiale informazioni sui prodotti o consigli sugli acquisti, avrebbero progressivamente smesso di utilizzare Google Search. A quel punto Google avrebbe perso sia gli utenti sia i ricavi pubblicitari collegati alle loro ricerche.
Per evitarlo, Alphabet non ha potuto fare altro che integrare l'intelligenza artificiale direttamente nel proprio motore di ricerca, accettando una redditività inizialmente inferiore.
E oggi paga il conto di questa strategia.
La scommessa sui futuri ricavi della ricerca con IA
Questo non vuol dire, necessariamente, che il business di Google sia in declino.
le risposte conversazionali possono indurre gli utenti a effettuare più ricerche e a porre domande che prima difficilmente avrebbero digitato su Google. Questo potrebbe creare nuove opportunità pubblicitarie nel lungo periodo.
Sundar Pichai ha paragonato il passaggio all'intelligenza artificiale alla transizione verso gli smartphone avvenuta oltre dieci anni fa: prima migliorare l'esperienza di ricerca, poi sviluppare il modello di monetizzazione.
La scommessa è dunque accettare oggi ricavi inferiori per alcune tipologie di ricerca, nella prospettiva di conservare gli utenti e sviluppare un nuovo mercato pubblicitario.
“In AI Mode molte delle ricerche avvengono nelle fasi iniziali del percorso d’acquisto, consentendoci di intercettare nuove intenzioni commerciali di alto valore - ha detto Schindler agli investitori -. Inoltre, la maggior parte delle ricerche effettuate tramite AI Mode è aggiuntiva rispetto a quelle tradizionali, e crea nel tempo ulteriori opportunità di monetizzazione”.
OpenAI accelera sulla pubblicità in ChatGpt
OpenAI ha già dimostrato, almeno stando ai dati diffusi dall’azienda, che questa strada può funzionare.
A fine agosto 2026, a meno di 200 giorni dall’introduzione della pubblicità su ChatGpt, la società aveva raggiunto un ritmo di ricavi pubblicitari annualizzati pari a un miliardo di dollari.
Il 21 ottobre scorso ha annunciato che oltre 100.000 inserzionisti avevano già realizzato campagne sulla piattaforma, estendendo il servizio a 89 Paesi, tra cui l’Italia. Numeri che indicano una crescita rapida, anche se è ancora da dimostrare la sostenibilità economica del modello nel lungo periodo.
Introdurre la pubblicità nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale è però una questione delicata, diversa dal semplice inserimento di un link sponsorizzato tra i risultati di un motore di ricerca. Sia Google, con AI Mode, sia OpenAI, con ChatGpt, hanno scelto di mantenere gli annunci pubblicitari chiaramente riconoscibili e distinti dalle risposte dell’IA, assicurando che gli inserzionisti non possano influenzarne il contenuto. Ma la sfida riguarda anche individuare il momento giusto per proporre un annuncio, senza compromettere l’utilità delle risposte e la fiducia degli utenti.
Anthropic sceglie un modello senza pubblicità
C’è però chi ha scelto una strada opposta a quella di Google e OpenAI. Anthropic, la società che sviluppa il chatbot Claude, ha promesso di mantenere il proprio servizio privo di pubblicità, ribadendo questo impegno anche nel prospetto depositato lo scorso 26 ottobre presso la SEC, l’autorità statunitense che vigila sui mercati finanziari, in vista dell’imminente quotazione in Borsa.
La società guidata da Dario Amodei ritiene che introdurre annunci pubblicitari nelle conversazioni con l’IA rischierebbe di compromettere la fiducia degli utenti e di creare un conflitto di interessi.
Un chatbot finanziato dalla pubblicità, secondo Anthropic, potrebbe essere incentivato a prolungare le conversazioni e a favorire le occasioni di acquisto, anziché concentrarsi esclusivamente sulle esigenze di chi lo utilizza. Anche quando gli annunci sono chiaramente separati dalle risposte, il rischio è che gli obiettivi commerciali finiscano per influenzare il modo in cui il servizio viene progettato. Per questo Anthropic punta su abbonamenti e contratti con le aziende, rinunciando per il momento ai ricavi pubblicitari.
L’altro grande problema: Google spende moltissimo per l'IA
La reazione negativa della Borsa agli ultimi risultati finanziari di Google diventa più comprensibile considerando anche i costi che sta affrontando l’azienda.
Il free cash flow misura la liquidità che resta dopo le spese per investimenti. Alphabet ha registrato un valore negativo per il secondo trimestre consecutivo, dopo i -5,9 miliardi del secondo trimestre.
È un cambiamento rilevante per un'azienda che storicamente generava enormi quantità di cassa.
La preoccupazione degli investitori è che Google debba continuare a investire in data center e infrastrutture IA proprio mentre il suo motore di ricerca, che tradizionalmente finanzia questi investimenti, potrebbe diventare meno redditizio per singola interrogazione.
Questo non significa che Alphabet sia complessivamente in perdita. Nel terzo trimestre L’utile operativo di Alphabet è cresciuto del 30% rispetto allo stesso trimestre del 2025, raggiungendo i 40,6 miliardi di dollari.
Google Cloud raddoppia i ricavi, ma ha costi elevati
Google Cloud, la divisione di Alphabet che offre servizi di cloud computing, ha inoltre registrato nell’ultimo trimestre ricavi per 30,7 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 15,2 miliardi dello stesso trimestre del 2025.
È un risultato superiore alle aspettative, che mostra come Alphabet stia beneficiando della domanda di infrastrutture per l'intelligenza artificiale.
Il mercato, tuttavia, distingue tra due modelli economici.
Google Search è storicamente un'attività con margini molto elevati. Google Cloud richiede investimenti infrastrutturali ingenti e deve sostenere costi elevati per offrire capacità di calcolo.
Perciò un dollaro di fatturato aggiuntivo nel cloud può avere caratteristiche economiche diverse da un dollaro di fatturato pubblicitario Search.
Il timore è che Alphabet stia diventando più dipendente da attività che richiedono molto capitale, mentre il suo business pubblicitario affronta una transizione ancora incerta.