Google alle scuole americane: chi rinuncia all’IA non avrà più il motore di ricerca
di Pier Luigi PisaDal 2027 le scuole americane potranno decidere di tenere fuori dagli account degli studenti gli strumenti di intelligenza artificiale di Google. Ma chi rifiuterà completamente l’IA perderà anche l’accesso al tradizionale motore di ricerca
La corsa all’intelligenza artificiale si gioca anche nelle scuole, uno dei luoghi più importanti per le aziende che sviluppano questa tecnologia: è qui che bambini e adolescenti imparano a cercare informazioni, studiare e usare gli strumenti digitali che probabilmente li accompagneranno anche da adulti.
Le Big Tech però conoscono le preoccupazioni che circondano l’uso dell’IA durante gli anni della formazione.
Chatbot capaci di produrre in pochi secondi interi temi e di svolgere con facilità i compiti possono diventare una scorciatoia proprio mentre gli studenti devono imparare a ragionare sui problemi e costruire conoscenze in autonomia. Affidare al chatbot una parte del lavoro cognitivo espone al rischio che l’OCSE ha definito “pigrizia metacognitiva”: ottenere una risposta diventa più facile, mentre si esercita meno il processo necessario per arrivarci.
Tra le aziende della Silicon Valley che hanno riconosciuto apertamente il problema c’è Google. L’azienda di Mountain View sostiene di voler progettare l’IA per l’apprendimento “in modo responsabile”.
“Se vie è mai capitato di vedere uno studente usare strumenti di intelligenza artificiale per farsi aiutare nei compiti, probabilmente vi sarete chiesti: sta davvero imparando oppure sta semplicemente usando una scorciatoia? – ha scritto Google sul suo blog -. Domande come questa sono importanti e guidano il nostro lavoro quando sviluppiamo prodotti pensati per l’apprendimento”.
Google ha già introdotto strumenti come Guided Learning, pensati proprio per limitare l’uso dell’IA come scorciatoia. In questa modalità Gemini non consegna subito la risposta, ma accompagna lo studente passo dopo passo nella comprensione di un argomento o nella soluzione di un problema, attraverso spiegazioni e domande.
Guided Learning, che finora è stata una funzione accessibile attraverso il chatbot Gemini, sarà integrata nel motore di ricerca Google negli account degli studenti americani.
“Inizieremo con un progetto pilota in alcune scuole selezionate degli Stati Uniti entro la fine del mese – ha scritto Google - così da raccogliere e integrare i feedback degli insegnanti prima di estendere l’iniziativa ad altri distretti scolastici nei mesi successivi”.
Quella che può apparire come una evoluzione della propria offerta tecnologica è stata interpretata da osservatori e media americani come una strategia controversa.
Vediamo perché.
Google lascia la scelta sull’IA alle scuole
Nel comunicare i nuovi strumenti per l’apprendimento, Google ha affermato: “Crediamo che le scuole debbano avere il controllo sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle proprie classi e che gli amministratori debbano disporre degli strumenti necessari per gestirne l’impiego secondo l’approccio scelto dall’istituto”.
Per questo, dal 2027, l’azienda cambierà le modalità di accesso ai propri servizi per gli account scolastici K-12.
Negli Stati Uniti questa sigla comprende il percorso che va dal kindergarten, frequentato generalmente intorno ai cinque anni, fino al dodicesimo grado delle high school, che gli studenti concludono normalmente a 17 o 18 anni.
L’utilizzo di strumenti IA come Gemini, e i servizi associati, sarà disattivato in partenza e saranno gli amministratori scolastici a decidere se abilitarlo.
Google dice di aver modificato il proprio approccio dopo essersi confrontata con scuole, insegnanti, ricercatori e responsabili politici. Ma nel suo comunicato “dimentica” due informazioni importanti: la prima è che l’azienda, sull’IA, ha dovuto fare marcia indietro proprio in seguito al confronto con istituti e dirigenti scolastici, che avevano criticato la scelta di Big G di attivare di default le funzionalità di IA all’interno di Classroom – la piattaforma di Google che scuole e insegnanti usano per assegnare compiti, distribuire materiali e gestire le attività didattiche online – per le scuole K-12 che avevano già consentito agli studenti di accedere separatamente al chatbot Gemini dell’azienda.
La seconda informazione rilevante, sui cambiamenti introdotti dal colosso di Mountain View è invece emersa dalle domande del New York Times.
Il prezzo del rifiuto è Google Search
La libertà concessa alle scuole contiene infatti una condizione pesante.
Un istituto americano che volesse tenere completamente fuori l’intelligenza artificiale di Google dovrà rinunciare anche al motore di ricerca dell’azienda.
Chris Phillips, vicepresidente e responsabile della divisione Education dell’azienda, ha infatti detto al Nyt che ormai “la ricerca e l’intelligenza artificiale sono profondamente integrati”. Gli amministratori non potranno quindi spegnere le funzioni di IA mantenendo attiva la ricerca su Google: gli studenti perderanno l’accesso alla tradizionale lista di link e visualizzeranno un messaggio della propria scuola che ne segnala l’indisponibilità.
Sarebbe una rinuncia particolarmente costosa. Google Search accompagna ormai da oltre venticinque anni l’accesso alle informazioni sul web e ha trasformato il modo in cui studenti e insegnanti trovano documenti e materiali per studiare. Oggi Google lo sta ricostruendo intorno ai propri modelli di IA, fino a presentare la nuova Search come il più grande aggiornamento del prodotto in oltre un quarto di secolo.
Un dominio che pesa sull’apprendimento
Google parte da una posizione già molto forte nel mondo dell’istruzione. I suoi servizi sono utilizzati da anni da studenti e insegnanti, mentre i Chromebook – computer portatili economici basati sul sistema operativo ChromeOS di Google e largamente adottati nelle scuole americane – sono diventati una presenza abituale nelle aule.
Tra le grandi aziende tecnologiche, Google dispone quindi di una leva particolarmente potente: può integrare i propri modelli IA dentro un ecosistema che milioni di studenti utilizzano già ogni giorno.
La possibilità concessa agli istituti di rifiutare l’IA assume così un significato diverso quando a quella scelta viene associata la perdita di uno dei prodotti più utili e consolidati dell’azienda. TechCrunch ha sottolineato proprio questo squilibrio: "Considerata la posizione dominante dell’insieme di applicazioni Google nelle aule, questa decisione mostra quanto sia forte l’influenza dell’azienda nel settore dell’istruzione".
È proprio questa influenza tecnologica a dare a Google un vantaggio considerevole in una fase in cui scuole e famiglie stanno ancora cercando di stabilire quale spazio debba avere l’IA durante gli anni della formazione.