Innovazione trasparente

Insurtech, dalla telemedicina al pay-per-use: la rivoluzione è sempre più data-driven

Insurtech, dalla telemedicina al pay-per-use: la rivoluzione è sempre più data-driven
Nonostante il buon livello di investimenti raccolti nel 2020, le startup digitali in ambito assicurativo faticano a scalare il mercato. Dall’intelligenza artificiale ai big data, la strada hi-tech appare comunque chiaro l’impatto dell’insurtech in tutti i segmenti dei business assicurativo
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Della tanto annunciata e promessa dirompenza dell’insurtech sul settore assicurativo finora si è visto solo qualche assaggio e poco più. Nonostante una crescita sostenuta, le reginette digitali delle assicurazioni ancora faticano a scalare il mercato e a conquistare quote considerevoli, anche perché nel frattempo le compagnie più tradizionali non sono certo rimaste a guardare. Ciò non significa però che la strada hi-tech non sia tracciata, come dimostra il superamento dei livelli pre-Covid 19 in termini di investimento nell’insurtech.

L’ultima edizione dell’Insurtech Global Outlook 2021 elaborato da Ntt Data fornisce una fotografia chiara e una lucida analisi dell’avanzata del cosiddetto “insurtech”, il paradigma che tramite l’applicazione delle tecnologie consente alle compagnie assicurative di innovare i loro processi già esistenti. Allo stesso tempo le rilevazioni degli investimenti nelle startup e nelle scaleup digitali del comparto assicurativo, e in particolare il focus sulle realtà più mature e consolidate, rafforzano l’idea che La strada della collaborazione the assicuratori tradizionali e insurtech sia un percorso avviato, con ancora molto potenziale inesploso. In ogni caso, il dato di fatto è che tra intelligenza artificiale, Internet delle Cose, cloud e big data, il settore delle assicurazioni preso nel suo complesso sta cambiando pelle e diventando sempre più data-driven, ossia guidato dai dati.

“Stiamo assistendo a una sempre maggiore attenzione verso l’Insurtech come spinta verso una completa digitalizzazione dei processi e dei servizi delle compagnie assicurative, anche e in particolar modo in ottica di ecosistema, innovando la propria value proposition verso la propria base clienti. Una direzione che sta subendo una ulteriore accelerazione a causa dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid 19”, sottolinea Sergio Dizza, head of Insurance di Ntt Data Italia.

Le aziende insurtech hanno vissuto l’ennesimo anno importante, nonostante gli effetti diretti e indiretti della pandemia. Non solo sono state in grado di superare l'incertezza generata dall’emergenza economico-sanitaria, ma sono anche riuscite a superare i livelli pre-Covid 19 in termini di capitali raccolti. Nel 2020, infatti, l’insurtech ha calamitato investimenti a livello globale per 7 miliardi di dollari. Nel calcolo sono incluse anche le rivaluitazioni di insurtech che si sono quotate in borsa durante l'anno come Lemonade e Root, con un impatto stimato di circa 1 miliardo di dollari: senza Ipo, gli investimenti risultano leggermente in calo rispetto all’anno precedente, seppur sempre su livelli rilevanti. Eppure, almeno finora, i pionieri digitali non sono riusciti ad ottenere una quota di mercato significativa, ad esempio Lemonade si ferma ad 0,1-0,2%. In ogni caso, osservano gli analisti di Ntt Data, questo è un momento chiave per stabilirsi sul mercato e dimostrare il famoso potenziale di dirompenza sui modelli di business.

Nel frattempo, la pandemia ha cambiato i modelli di consumo spostando gli equilibri anche nel settore assicurativo. Sotto la spinta della domanda crescente di personalizzazione, c’è stata accelerazione di nuovi modelli e servizi: sono cresciuti i modelli di pay-per-use, la telemedicina, gli strumenti diagnostici e la digitalizzazione della distribuzione. E nello stesso periodo, a suon di investimenti e nuovi ingressi sul mercato, hanno preso ancor più piede le piattaforme di brokeraggio e la cyber-assicurazione. La crisi pandemica non ha impedito alle assicurazioni di continuare il loro percorso di digitalizzazione, confermando che la visione delle compagnie sul valore della trasformazione digitale e sull'innovazione in generale resta più che valida.

Le stesse compagnie sono state dei driver degli investimenti nelle startup e nell’insurtech: nei forzieri delle startup sono infatti arrivati quasi 1,6 miliardi di dollari sborsati dalle compagnie (+61% rispetto al 2019), con 445 milioni di dollari diretti alle startup specializzate nell’insurtech. È interessante notare come le compagnie assicurative abbiano accentrato la maggior parte delle loro capitalizzazioni in startup in fase di crescita, con una media di 23 milioni per round nel 2020. Realtà dunque già abbastanza solide e mature che nella maggior parte dei casi stanno spingendo la transizione del settore assicurativo dalla protezione alla prevenzione.

“La nostra ricerca evidenzia l’avvio di una nuova fase nelle strategie di investimento nel settore insurtech – evidenzia Stefano D’Ellena, head of Insurance di everis Italia, la compagnia del gruppo giapponese che si occupa di consulenza e outsourcing - In particolare, assicuratori, venture capitalist e Big Tech hanno concentrato i capitali in startup mature, più adatte a complementare e spingere da subito il business assicurativo in ambiti ad alto potenziale, come l’ambito salute e benessere. Le compagnie vedono nell’insurtech un modo concreto per avviare crescite esponenziali, tipiche della digital disruption. Diventa quindi fondamentale definire una strategia sinergica tra crescita ordinaria e programmi di innovazione e trasformazione digitale”.

In questa fase di transizione generale la tecnologia la fa naturalmente da padrona. Le compagnie assicurative e le startup stanno sfruttando l’integrazione tra i big data e l’intelligenza artificiale per ridurre i costi dei sinistri, e aiutare i clienti a prevenire eventi indesiderati. Stanno cavalcando anche la crescita dei dispositivi connessi, dalle scatole nere dell’auto ai wearable per la salute, passando per i rilevatori di perdite e allagamenti in casa, o ancora per le polizze parametriche per il trasporto merci e i rischi speciali nel segmento commerciale.