Innovazione trasparente

Dall’industria 4.0 alla società 5.0: la sfida della sostenibilità digitale by-design

Dall’industria 4.0 alla società 5.0: la sfida della sostenibilità digitale by-design
L’ideale della comunità digitale a misura d’uomo, lanciato nel 2016 dal Giappone, è tornato di moda dopo l’esperienza della pandemia. Dalla rivoluzione industriale al cambiamento climatico, l’obiettivo è immaginare processi di sviluppo sostenibili fin dal principio
2 minuti di lettura

E se fosse il buon governo della rivoluzione digitale a risolvere i grandi problemi che affliggono le società contemporanee, dal cambiamento climatico alle disuguaglianze sanitarie, dalla scarsità di risorse energetiche allo sviluppo urbano passando per la crescita industriale?

L’interrogativo che nel 2016 ha dato i natali al paradigma della società 5.0, immaginata dal governo giapponese guidato da Shinzo Abe nell’ambito della cosiddetta “Abenomics”, sta tornando prepotentemente di moda. Complice l’esperienza della pandemia e l’avanzata della sostenibilità digitale, i concetti di equità, prosperità, sicurezza e sostenibilità sono infatti sempre più legati all’innovazione tecnologica. E chissà che i piani nazionali e internazionali di rilancio non riescano a gettare le basi di una società hi-tech realmente a misura di uomo, in grado di far convergere l’intelligenza artificiale, i big data, il cloud e le altre innovazione dei nostri tempi verso i grandi problemi strutturali delle nostre società.

La società 5.0, che nel 2016 ha rappresentato la risposta governativa giapponese agli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni unite, rappresenta di fatto un precursore della grande sfida che i governi di tutto il mondo si sono posti dopo lo scoppio della pandemia da Covid 19, ossia ridisegnare gli equilibri sociali, economici, tecnologici e ambientali in un’ottica di sostenibilità.

L’emblema di questo intento, la cui applicazione concreta è tutt’altro che semplice e immediata, è rappresentata dai piani nazionali di rilancio dell’economia lanciati in questi mesi dalle grandi potenze. Tutte le iniziative messe in campo finora risultano infatti costruite sui due pilastri della digitalizzazione e della sostenibilità, intese non come due entità distinte ma come un paradigma integrato.

Nella strada che porta alla società 5.0 l’innovazione digitale lascia il passo al concetto più ampio di innovazione sociale, intesa come utilizzo della tecnologia e sviluppo di modelli imprenditoriali che abbiano come primo obiettivo l’impatto positivo alle vite delle persone e delle società, secondo una logica di valore diffuso e condiviso. In questa direzione si inserisce ad esempio il concetto di industria 5.0, evoluzione della quarta rivoluzione industriale che punta sull’integrazione del concetti di sostenibilità all’interno dei paradigma che sta trasformando fabbriche e impianti, con un focus sull’incidenza dell’uomo nei processi produttivi.

L’idea di fondo è che l’economia del futuro debba essere sostenibile by-design, ossia fondata su modelli produttivi che integrino la diffusione di valore condiviso in ogni tassello del processo. Concretamente, ciò significa ad esempio valorizzare il contributo offerto da un artigiano o da un designer nel disegno di prodotto e garantire un livello di personalizzazione estremo ai consumatori. O ancora, immaginare i robot industriali non come delle macchine sostitutive dei lavoratori, bensì come degli strumenti in grado di collaborare con l’essere umano, consentendo a quest’ultimo di svolgere attività a maggior valore aggiunto e non più attività pericolose, gravose e ripetitive.

L’industria è tra gli ambiti che più di altri si sta avvicinando al paradigma della società 5.0, ma i settori in cui questo paradigma può trovare uno scarico a terra sono praticamente infiniti. Tanto per rimanere in tema di esperienza pandemica, si può fare l’esempio della sanità. Collegare e condividere le informazioni tra gli utenti di dati medici, comprese le registrazioni dei controlli medici, così come le registrazioni delle cure e dell'assistenza infermieristica. Mettere in pratica i servizi di assistenza medica a distanza. E ancora, usare l'intelligenza artificiale e i robot nelle strutture di assistenza per sostenere l'indipendenza delle persone.

Alcune di queste innovazioni fanno già parte delle nostre vite, soprattutto nei Paese digitali più avanzati, ma la realtà è che finora la società ideale del Terzo Millennio a misura d’uomo è rimasta poco più di un ambizioso ideale. Nel frattempo, il cambiamento climatico, le disuguaglianze sanitarie e gli altri grandi problemi sono ancora lì a mordere il futuro delle nuove generazioni e del Pianeta. Se uniamo questo scenario al momento storico che stiamo vivendo, per la società 5.0 è forse già arrivato il momento dell’ultima chiamata.