«L’intelligenza artificiale non è soltanto una leva per la produttività; è una rivoluzione tecnologica e culturale che sta ridefinendo processi, modelli operativi e modi di lavorare, creando nuovi spazi di opportunità. E che in prospettiva reinventerà intere filiere». È la convinzione di Teodoro Lio, Amministratore delegato Accenture Italia, colosso della consulenza che negli ultimi anni ha investito massicciamente nell’IA, rilevando un ampio potenziale per migliore la vita in azienda e non solo.
Secondo uno studio della stessa Accenture, il 40% delle ore di lavoro sarà trasformato dalla nuova frontiera della tecnologia. Negli uffici del futuro lavoreranno fianco a fianco esseri umani e agenti IA, con i primi che dovranno istruire e dirigere le operazioni dei secondi.
Data la prospettiva, spiega l’esperto, è opportuno attrezzarsi per tempo in modo da non restare indietro rispetto alle iniziative più virtuose. «Il focus deve spostarsi rapidamente su come scalare e su come applicare l’intelligenza artificiale al patrimonio specifico di conoscenza del nostro Paese e delle nostre aziende – dati, processi, competenze – trasformandolo in valore concreto e misurabile nel conto economico». Anche perché, aggiunge Lio, questo consentirebbe di «superare quella shadow productivity che oggi sfugge alle metriche tradizionali». Il riferimento è alle attività, capacità o risultati interni a un’organizzazione che sfuggono alle normali rilevazioni perché non tracciate ufficialmente, magari perché si svolgono in modo autonomo, informale o tramite strumenti non riconosciuti formalmente.
«La sfida è quella di utilizzare la rivoluzione dell’IA, e gli enormi investimenti che ci sono dietro, per creare valore e consolidare la nostra posizione rispetto ad altri Paesi e generare innovazione che resti in Italia», aggiunge il numero uno di Accenture nella Penisola.
Il quale sottolinea come questo approccio consentirebbe di evitare l’emergere di un’AI divide, che rischia di lasciare indietro le imprese meno attrezzate e intere fasce della popolazione. «La storia ci insegna che chi non investe nei momenti cruciali resta indietro – conclude –. L’IA non può restare un tema per addetti ai lavori: deve diventare una responsabilità condivisa e una priorità strategica per l’intero sistema Paese».