Dalla medicina estetica all’area osteoarticolare, fino all’ambito uro-ginecologico, l’acido ialuronico trova applicazione in diversi ambiti terapeutici e alimenta un mercato mondiale stimato in 12,4 miliardi di dollari. Un settore nel quale ricerca, tecnologie produttive e capacità industriale diventano decisive per accompagnare la domanda e competere sui mercati internazionali. È in questo scenario che si inserisce l’investimento di Ibsa a Lodi, dove il gruppo farmaceutico ha inaugurato il nuovo stabilimento, rinnovato con un investimento da 13,5 milioni di euro e dedicato ai prodotti finiti a base di acido ialuronico. Lo stabilimento si estende su circa 12 mila metri quadrati e concentra produzione e competenze legate a questo ambito. Il progetto di ampliamento, avviato nel 2022 e articolato in tre fasi, è stato completato con un nuovo reparto dedicato alle formulazioni in siringhe preriempite. La capacità produttiva delle fiale-siringa di acido ialuronico passerà così dai sei milioni di unità annue del 2022 a 14 milioni. Si tratta di dispositivi preriempiti che, rispetto alle tradizionali ampolle in vetro, semplificano la somministrazione dei prodotti sterili iniettabili, riducendo il rischio di errori di dosaggio e migliorando sicurezza e praticità d’uso. L’intervento ha riguardato anche la modernizzazione dei reparti e delle infrastrutture e la riorganizzazione degli spazi di lavoro, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza dei processi e migliorare la funzionalità del sito.
“Quello che inauguriamo oggi rappresenta un ampliamento importante, perché riguarda la produzione di acido ialuronico, un ambito nel quale Ibsa è una realtà rilevante a livello globale. L’investimento ci permette di aumentare significativamente la capacità produttiva e di esportare questi prodotti in tutto il mondo”, ha spiegato Giuseppe Celiberti, ceo e general manager di Ibsa Italy. “Non si tratta semplicemente di ampliare la capacità produttiva, ma di aggiungere un nuovo tassello alla nostra capacità di competere e innovare sui mercati internazionali”, ha aggiunto Alessandro Ruggiero, chief industrial & open innovation officer di Ibsa. “Stiamo lavorando per rafforzare la competitività di Ibsa attraverso processi che trasformano ricerca, innovazione e tecnologie distintive in prodotti destinati ai mercati globali”.
Il potenziamento di Lodi si inserisce in un piano di sviluppo industriale più ampio. “Cinque anni fa abbiamo avviato un piano di sviluppo che ci ha visti investire oltre 40 milioni di euro in Italia”, ha raccontato Celiberti. “È un impegno concreto, che nasce dal forte legame che abbiamo con questo territorio e dalla volontà di continuare a crescere”. Tra gli interventi rientra il potenziamento dello stabilimento di Cassina de’ Pecchi (Milano), inaugurato poco più di un anno fa dopo un investimento di circa sei milioni di euro destinato ad ampliarne la capacità produttiva. A questo si aggiunge il nuovo quartier generale di Lodi, che completa il percorso di investimento del gruppo sul territorio anche attraverso nuovi spazi di lavoro.
Al radicamento sul territorio si affianca la crescita internazionale. “Gli investimenti nella produzione, nella ricerca e nella competitività ci permettono di rafforzare la nostra presenza nel mondo e di rispondere alle esigenze sempre più stringenti dei mercati, non soltanto europeo e americano”, ha spiegato Ruggiero. In questa strategia l’acido ialuronico rappresenta uno degli ambiti sui quali Ibsa ha maggiormente concentrato gli investimenti, gestendo internamente la filiera dalla materia prima al prodotto finito. Il potenziamento di Lodi punta quindi ad accompagnare una domanda distribuita tra aree terapeutiche e mercati differenti. La crescita dei volumi si lega anche allo sviluppo di tecnologie proprietarie, con l’obiettivo di trasferire su scala industriale i risultati della ricerca. È il caso della Nahyco Hybrid Technology, nata dalla collaborazione tra Ibsa e l’Università Vanvitelli di Napoli e utilizzata per sviluppare prodotti a base di acido ialuronico, in particolare per la medicina estetica e l’area osteoarticolare.
Un passaggio dalla ricerca alla produzione che richiede, accanto agli investimenti in impianti e tecnologie, competenze sempre più specializzate. Il gruppo conta attualmente 2.599 collaboratori nel mondo, di cui circa 700 in Italia, ed è presente con i propri prodotti in circa 90 Paesi. “La responsabilità verso le persone è un elemento centrale”, ha osservato Ruggiero. “Dal nostro fondatore abbiamo ereditato una visione che mette al centro le persone e le competenze, insieme agli investimenti nei siti industriali e allo sviluppo delle collaborazioni”. Un percorso nel quale l’espansione della capacità industriale procede quindi insieme allo sviluppo delle professionalità necessarie per sostenerla.