Wave by Vento
L’editoriale

L’IA che salva l’Europa

L’IA che salva l’Europa

L’editoriale del direttore di Italian Tech sul nuovo album, domani in edicola con La Repubblica

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La discussione sull’intelligenza artificiale di questi ultimi mesi è stata monopolizzata dai modelli sempre più potenti e dalle loro capacità teoricamente distruttive. Algoritmi fuori dal controllo umano, scenari apocalittici e appelli allarmistici (e furbetti) delle Big Tech che da una parte chiedono un rallentamento nello sviluppo e, dall’altra, rilasciano versioni delle loro IA ogni volta più performanti.

Prendiamoci una pausa da questo racconto che, per gli interessi in campo (geopolitici e finanziari), necessita sempre di diversi livelli di lettura. E giriamo lo sguardo verso un ambito di questa tecnologia che potrebbe dare all’Europa un ruolo di primo piano, rompendo il duopolio Usa-Cina.

La physical AI – tra i temi protagonisti di Wave, uno dei principali eventi europei su tecnologia e innovazione che si svolgerà a Torino dal 7 al 9 ottobre – consiste in quei modelli incorporati in sistemi fisici capaci non soltanto di eseguire istruzioni, ma di percepire l’ambiente, interpretarlo e adattarsi a situazioni che non erano state previste in anticipo. Non i classici robot, insomma. Ma macchine che “guardano”, decidono e agiscono nel mondo reale.

Il Capgemini Research Institute le ha fotografate in un rapporto realizzato intervistando 1.678 dirigenti in 15 settori industriali diversi. I numeri raccontano un’accelerazione. Il 79% delle organizzazioni dichiara di essere già impegnato in qualche forma di IA fisica; il 27% sta già sperimentando implementazioni reali o le sta portando su scala. E il 65% pensa di arrivare alla piena diffusione entro cinque anni.

Non significa che tra poco avremo tutti un umanoide in casa. Anzi, il rapporto è piuttosto prudente: problemi di affidabilità, destrezza, sicurezza e costi devono ancora essere risolti. La trasformazione più immediata riguarda robot più specializzati: nei magazzini, nelle fabbriche, nell’agricoltura, negli ospedali, nelle attività di ispezione o negli ambienti pericolosi. Secondo lo studio, i principali incentivi agli investimenti nella physical AI sono la difficoltà di trovare lavoratori e l’aumento del costo del lavoro: rispettivamente il 74% e il 69% dei dirigenti li indicano come fattori di spinta.

La robotica intelligente, in sintesi, arriva mentre le economie avanzate invecchiano e alcune professioni diventano sempre più difficili da coprire. La physical AI potrebbe essere dunque una risposta anche ai cambi demografici che stanno vivendo Italia ed Europa. Ma anche una risorsa preziosa per il Vecchio Continente che con Paesi ad alta industrializzazione come Italia e Germania sta cercando di competere in un mondo sempre più pervaso (colonizzato?) dall’IA.