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Beeple a Wave by Vento: “Con l’IA l’arte può diventare qualcosa di vivo”

A Torino, Mike Winkelmann, in arte Beeple, racconta come IA e robotica stanno trasformando l’arte. Dai suoi cani robot alle immagini generate dalle macchine, è convinto che l’IA resti uno strumento, mentre definisce sempre più sottile il confine tra digitale e reale

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Intelligenza artificiale, robotica e arte si incontrano alle OGR di Torino nella prima giornata di Wave by Vento (qui l’agenda completa), la conferenza tecnologica in programma dal 7 al 9 ottobre 2026.

Sul palco Fucine Mike Winkelmann, meglio conosciuto come Beeple, è stato protagonista dell’incontro “Art in the Age of Thinking Machines”, moderato da Sarah Suzuki, Associate Director del Museum of Modern Art (MoMA) di New York.

Il punto di partenza del confronto è il modo in cui le nuove tecnologie stanno modificando perfino un linguaggio apparentemente tradizionale come la scultura. Secondo Beeple, con Intelligenza artificiale e robotica un’opera non deve più necessariamente essere un oggetto immobile: può muoversi, osservare ciò che la circonda, reagire all’ambiente e produrre risultati che l’artista stesso non è in grado di prevedere completamente.

I cani robot che osservano il mondo

L’esempio più evidente sono i Regular Animals, creature robotiche quadrupedi con teste umane. Beeple spiega che il progetto combina discipline molto diverse tra scultura tradizionale, robotica, sound design, animazione, schermi e stampa. I robot producono suoni, si muovono nello spazio e utilizzano telecamere per osservare ciò che incontrano. A un certo punto si accovacciano e producono una stampa dell’immagine elaborata, un gesto che lo stesso artista descrive ironicamente come il momento in cui “fanno la cacca” producendo la propria visione del mondo.

Anche i volti umani applicati ai cani robot fanno parte del messaggio di Regular Animals. Beeple evoca Picasso e Warhol, ma anche Elon Musk, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos. L’accostamento mette a confronto due forme di influenza, quella esercitata nel Novecento dagli artisti capaci di cambiare il modo di guardare e interpretare la società, e quella che oggi appartiene ai grandi protagonisti della tecnologia, le cui piattaforme e i cui algoritmi contribuiscono a determinare ciò che miliardi di persone vedono ogni giorno.

Picasso e Warhol, osserva Beeple, hanno contribuito a cambiare il modo di vedere il mondo attraverso la loro arte. Oggi una parte sempre maggiore della realtà viene invece filtrata dagli algoritmi delle piattaforme digitali e, indirettamente, da chi quelle piattaforme controlla. “Sempre più spesso il modo in cui vediamo il mondo è modellato dai miliardari della tecnologia”, spiega.

Quando ciò che sembra assurdo diventa normale

Il nome Regular Animals nasce proprio dall’idea dell’assurdo che diviene normale. Oggi un cane robot con una testa umana appare inevitabilmente bizzarro, ma Beeple immagina un futuro nel quale oggetti simili potrebbero diventare abbastanza comuni da smettere di stupire.

Il discorso si sposta quindi sul modo in cui gli esseri umani antropomorfizzano le IA. L’artista cita come esempio le discussioni sulla possibilità un’intelligenza artificiale abbia o meno “un’anima”. Per Beeple è significativo già il fatto che si utilizzi facoltà umana parlando di un programma informatico e ciò, sottolinea, dimostra quanto facilmente tendiamo ad attribuire caratteristiche umane alle macchine.

In futuro, ipotizza l’artista, potrebbe persino crescere il numero di persone convinte che determinati sistemi artificiali siano in qualche modo vivi e che debbano possedere diritti o ricevere particolari forme di trattamento. Beeple evita però di presentare questa prospettiva come qualcosa di desiderabile o inevitabile, limitandosi a descriverla come una possibilità di cui tenere conto.

L’intelligenza artificiale è uno strumento

Quando il discorso arriva direttamente alla creazione artistica, la posizione di Beeple si fa più definita. L’intelligenza artificiale è per lui soprattutto uno strumento.

L’artista racconta che nella sua pratica quotidiana la tecnologia ha sempre avuto un ruolo centrale. L’IA ha però modificato radicalmente la velocità e la precisione con cui è possibile trasformare un’idea in immagine. Oggi chiunque può descrivere dettagliatamente una scena, specificando personaggi, abiti, espressioni, ambiente, illuminazione e stile, e ottenere in tempi molto brevi un risultato vicino a ciò che aveva immaginato.

Per spiegare perché questo non elimini necessariamente il ruolo dell’artista, Beeple ricorre alla fotografia. Anche la macchina fotografica è stata considerata in passato uno strumento capace di produrre un’immagine quasi istantaneamente, apparentemente sottraendo importanza alla mano dell’autore.

Con l’IA, continua, potrebbe accadere qualcosa di simile e, quando la tecnologia sarà diventata comune, l’attenzione tornerà progressivamente sull’intenzione dell’artista, sul significato dell’opera e sulla ragione per la quale una particolare immagine è stata realizzata.

Non esistono più due mondi

Il passaggio più ampio dell’intervento riguarda infine il rapporto tra tecnologia e realtà. Beeple sostiene che la distinzione tra mondo virtuale e mondo fisico sta perdendo significato. Anche chi non utilizza direttamente le IA, osserva, sarà comunque influenzato dalle sue conseguenze. Lo stesso è già avvenuto con internet e con i social network: “Non esistono un mondo virtuale e poi un mondo reale. Si stanno fondendo”, dice. Ed è proprio questa trasformazione che, secondo Beeple, dovrebbe diventare uno dei temi centrali dell’arte contemporanea.

Per l’artista, quindi, l’interrogativo non è soltanto se una macchina possa produrre immagini. È molto più ampio e tende a sviscerare che cosa accade quando la tecnologia diventa parte permanente del modo in cui vediamo, interpretiamo e rappresentiamo il mondo.