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Cosa serve davvero alla Scuola 4.0

Cosa serve davvero alla Scuola 4.0
I fondi del PNRR ci sono, e si devono spendere in fretta, ma le scuole sanno come e in cosa investire?
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I 2,1 miliardi di euro previsti dal PNRR per la Scuola 4.0 ci sono e occorre muoversi a presentare i progetti, ma spesso i direttori scolastici non hanno le idee chiare su come fare. Allo stesso tempo, è evidente che formare adeguatamente le risorse del domani è fondamentale per colmare il gap digitale del nostro Sistema Paese.

“Ci troviamo nel pieno della quarta rivoluzione industriale, caratterizzata dalla convergenza fra ambienti fisici, maggiori interazioni con computer e intelligenze artificiali, e questo fenomeno abbraccerà in prospettiva ogni ambito professionale, settore, carriera - spiega Luigi Pessina, Global Education Program and Strategy Director di Intel -. Per essere preparati ai nuovi scenari del mercato del lavoro, la tecnologia è fondamentale e sono necessarie nuove competenze e nuove esperienze didattiche”.

Anche il Future of Jobs Report 2023 del World Economic Forum sostiene che l‘adozione crescente della tecnologia resterà un vettore preminente della trasformazione del business anche nei prossimi cinque anni. Se, da una parte, big data, cloud computing e intelligenza artificiale potrebbero portare alla riduzione di un quinto i posti di lavoro, d’altro canto la stima parla di una crescita cospicua delle opportunità in metà delle aziende. Insomma, se si vuole rimanere competitivi non c’è speranza: abbiamo il dovere di costruire nuove e più alte competenze professionali nelle nostre istituzioni scolastiche.

Il piano Scuola 4.0 si prefigge di trasformare le classi tradizionali in ambienti innovativi di apprendimento (Next Generation Classroom) e creare laboratori orientati alla formazione delle professioni digitali del futuro (Next Generation Labs). E, allo stesso tempo, si prevede un corposo programma di formazione alla transizione digitale per il personale scolastico.

Non è solo un’aggiunta di competenze, è un cambiamento di mentalità e metodo didattico. “In questo passaggio epocale è importante aiutare dirigenti e insegnanti a supportare al meglio gli alunni nell’apprendimento delle competenze chiave per il digitale – spiega Luigi Pessina –. Intel ha pensato a Skills for Innovation, iniziativa già attiva in diverse scuole italiane, con attività pratiche che ispirano gli insegnanti e coinvolgono gli studenti da remoto, a scuola o modalità ibrida.”

In cosa si può investire per una Scuola 4.0

Il piano Scuola 4.0 richiede di devolvere almeno il 60% dei fondi per “dispositivi e attrezzature digitali per l’allestimento degli ambienti innovativi di apprendimento e dei laboratori per le professioni digitali del futuro, nonché i relativi software, applicazioni e contenuti digitali esclusivamente finalizzati alla didattica”. Ci sono poi le spese ammesse per gli arredi, per i piccoli interventi di carattere edilizio, quelle tecnico-operative e per la progettazione. E anche questi investimenti devono essere finalizzati a favorire l’utilizzo delle tecnologie per l’apprendimento.

Concretamente, dunque, in cosa bisogna investire? “Le aule devono trasformarsi in ambienti di apprendimento collaborativo – sintetizza Pessina -. Devono essere pronte per esperienze didattiche votate all’interazione, al lavoro di gruppo in presenza e da remoto”.

Ciò in perfetta sincronia con quanto richiede la didattica moderna che pone definitivamente lo studente al centro del modello di condivisione del sapere, e il docente non è più solo colui che “eroga” la conoscenza ma diventa pienamente responsabile dell’apprendimento e della sua applicazione.

La connessione a banda larga, i software interattivi e dispositivi all’altezza sono gli strumenti tecnologici che supporteranno questo modello didattico. “La tecnologia oggi consente agli insegnanti di migliorare l'apprendimento con accesso a dati, contenuti e al cloud – prosegue il manager -. E li aiuta a creare ambienti di apprendimento più vicini alle esperienze e alle abitudini degli studenti, che utilizzano quotidianamente dispositivi informatici e il digitale. Lasciarli fuori dalle aule è un’occasione persa di preparare al meglio la prossima generazione di innovatori”.

Gli strumenti per la didattica moderna

Parlando degli strumenti che servono, non si prescinde dall’hardware: i PC devono garantire prestazioni all’altezza delle richieste di contenuti multimediali, e poi lavagne interattive e sistemi di proiezione multimediale. Poi ci sono le piattaforme applicative con forti funzionalità di collaborazione, le applicazioni per la realtà virtuale per esperienze realmente immersive, i modelli di gamification. Ma non si tratta solo degli strumenti per l’interazione con gli studenti. C’è anche tutta la componente di analisi dei dati, quella faccia nascosta della Luna di una piattaforma per la didattica che permette di personalizzare e adeguare l’insegnamento in tempo reale. Ovviamente, tutto il sistema deve essere progettato da un partner specializzato, implementato, personalizzato e, infine, protetto e manutenuto.

“In fase di scelta – suggerisce Pessina -, si deve definire la finalità del dispositivo. Se il PC sarà utilizzato per data science, simulazioni, intelligenza artificiale, videogiochi, è necessario orientarsi verso sistemi con processori Intel Core i5, Core i7 o Core i9. Mentre per la video collaborazione, la creazione di contenuti e la programmazione, potrebbe bastare un Core i3. Il tutto protetto a livello hardware dalla piattaforma Intel vPro, che facilita anche la manutenzione dell’intera flotta di PC scolastici”.

La tecnologia è solo per fasce d’età avanzate? No. Per la scuola dell’infanzia, per esempio, l’italiana SiComputer ha realizzato il banco digitale Penguin, che ruota di 180 gradi trasformandosi in banco tradizionale o digitale. Ed esiste anche il programma Intel Future Skills Program, che incoraggia i bambini a pensare in modo creativo, imparare dagli errori e appassionarsi alle materie scientifiche.