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Obama ai big dell'hi-tech: serve Grande Alleanza contro gli hacker

Obama ai big dell'hi-tech: serve Grande Alleanza contro gli hacker
(afp)
Defezioni eccellenti al Summit presidenziale sulla cybersicurezza e la crittografia a Palo Alto: mancavano Google, Facebook, Yahoo! e Oracle. Il presidente lancia il suo appello e dice: serve collaborazione, trasparenza e più fiducia nelle istituzioni. Tim Cook (Apple): ma la privacy dei nostri clienti non si tocca
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PALO ALTO (California) - Nelle intenzioni della Casa Bianca il vertice sulla cybersicurezza e la protezione dei consumatori - Summit on Cybersecurity and Consumer Protection - alla Stanford University di Palo Alto doveva essere un'occasione per superare le polemiche. Quelle, per esempio, sull'indebolimento dei parametri per la criptazione che oppone l'Esecutivo a quasi tutte le maggiori aziende statunitensi dell'alta tecnologia. Ma non solo: l'incontro sperava di lanciare una nuova era di collaborazione tra il pubblico e il privato negli Stati Uniti.  Per varare, nelle parole di Jeff Zients, capo del Consiglio Economico del presidente, un nuovo Piano Marshall teso a bonificare la grande palude dell'Internet. Insomma, Obama aveva caratterizzato fortemente il vertice di Palo Alto come una chiamata alle armi che intendeva porre la questione della sicurezza dei network computerizzati e dell'internet all'apice dell'agenda politica della nazione. Ma non è stato così. La Grande Alleanza ipotizzata da Washington non si è materializzata. E se Tim Cook, CEO della Apple e i CEO di American Express, Bank of America, Mastercard, AIG, Pacifc Gas and Electric e il presidente della Intel hanno partecipato all'evento, assordante è suonata l'assenza dal summit di aziende come Google, Facebook, Yahoo! e Oracle che, quando si viene alla cibersicurezza e alla protezione online dei consumatori, sono di gran lunga più importanti di qualsiasi costruttore di microchip o istituzione finanziaria.
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Lo scenario. Il meeting di Palo Alto arriva in una fase in cui molti nella comunità tecnologica americana esprimono forti preoccupazioni per il tentativo del governo americano di indebolire gli standard della criptazione delle informazioni personali sull'internet. E sebbene si fosse creata una convergenza di intenti tra la Casa Bianca e i grandi del web gli entusiasmi, anche a seguito delle rivelazioni di Edward Snowden, si sono progressivamente raffredati. Le visite di Obama a Facebook nei primi anni della sua amministrazione sono ormai un ricordo del passato come pure le frequenti puntate a Washington dei CEO delle maggiori aziende hi-tech Usa, appena qualche anno fa.

Il braccio di ferro. Lo scontro tra il governo e le aziende hi-tech ha raggiunto livelli di una tale durezza che lo stesso Cook, rivendicando il diritto della Apple a criptare i dati dei suoi clienti, di recente aveva affarmato che il governo l'avrebbe dovuto portare via in una bara prima di convincerlo ad aprire una backdoor che potesse essere usata dai "federali" per accedere ai prodotti della sua azienda. E l'intervento del CEO della Apple al Summit di Paolo Alto non si è discostato di molto da questa linea. Malgrado il fatto che abbia a sostenuto anche lui la necessità di stabilire livelli più alti di collaborazione tra il governo, le aziende hi-tech e gli operatori che devono difendere i loro network dagli attacchi degli hacker, delle spie e dei terroristi, Cook non ha mancato di sottolineare che le aziende hanno il dovere di proteggere i dati dei loro consumatori da intrusioni non autorizzate - e quindi anche da quelle governative - e che per tantissime persone difendere la propria privacy può diventare una questione di vita o di morte.

Cook: "Privacy a rischio, dobbiamo difenderla". Il numero 1 di Apple, che l'anno scorso ha rivelato di essere gay, è consapevole dei rischi che un cittadino corre quando le sue informazioni personali finiscono nelle mani delle persone sbagliate. "Viviamo ancora in un mondo in cui non tutti sono trattati alla stessa maniera", ha detto Cook durante il suo intervento. "Molta gente non può praticare la propria religione o esprimere la propria opinione liberamente o amare chi gli pare. Ad esserre a rischio non è solo la privacy, se non le proteggiamo mettiamo a rischio il nostro modo di vivere".
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Usa nel mirino degli hacker. E probabilmente la stragrande maggioranza degli americani, più di qualsiasi altro popolo, ha la percezione di come un cyberattacco possa stravolgere la vita di una persona. Secondo dati della Price Cooper Waterhouse (think-tank socio economica americana) resi noti dal Ministro del Commercio USA durante il meeting di Paolo Alto, nove americani su dieci hanno perso fiducia nel mondo digitale e sono convinti di aver anche perso il controllo della loro privacy e dei loro dati personali. Nel 2013 i conti  di oltre 100 milioni di consumatori statunitensi sono stati oggetto di hackeraggio. Nel 2014 oltre 15 milioni americani hanno subito il furto della loro identità. Secondo Jeh Kohnson, Segretario del Dipartimento di Sicurezza Nazionale americano, dal 2009 ad oggi i cyberattacchi nei confronti di aziende USA e dell'infrastruttura del paese sono aumentati di 5 volte mentre il 2105 con il recente hackeraggio dei dati personali di 80 milioni di assicurati di Anthem - una delle maggiori assicurazioni sanitarie USA - si avvia a stabilire un record storico.

Obama: "Internet è come il selvaggio West". "Tutti vogliono che il governo faccia lo sceriffo ma nei fatti siamo tutti online, e siamo tutti vulnerabili. I dirigenti aziendali presenti a questo meeting vogliono essere protetti pure loro e i loro figli, proprio come i consumatori e gli attivisti per la privacy. Vogliamo tutti che l'America continui a guidare il mondo nello sviluppo tecnologico salvaguardando la sicurezza e prevenendo altri attacchi. Ma il settore privato deve fare di più per bloccare i cyberattacchi contro gli Stati Uniti". La sicurezza dei network digitali non è una questione di partito e non è semplicemente una questione aziendale, ha sostenuto poi Obama, sottolineando che il governo americano è pronto a fare la sua parte promuovendo la collaborazione tra tutte le figure sociali nella lotta ai cyberattacchi, agli hacker e al ciber terrorismo. La cybersicurezza, ha aggiunto il presidente Usa, non è solo importante per gli individui e le famiglie ma è anche vitale per la crescita economica e morale del paese. "La cibersicurezza non è una cosa che può fare nemmeno il governo da solo, deve essere il frutto della collaborazione tra tutte le parti sociali", ha continuato Obama ribadendo i motivi che hanno indotto il governo a chiedere alle aziende americane di aprire le proprie banche dati agli esperti governativi.

Americani diffidenti. Ma riuscire a convincere i privati a diventare partner del governo a Silicon Valley è più facile a dirsi che a farsi. Le rivelazioni di Snowden realtive allo spionaggio tecnologico del governo USA nei confronti dei suoi cittadini e delle sue aziende, unite alle continue violazioni registrate dalle compagnie statunitensi - da Wall Mart, a Target passando dalla Sony e Home Depot - hanno intaccato profondamente la fiducia degli americani. Ed è proprio la fiducia che deve essere ristabilita ha riconosciuto Obama. "E' la fiducia che tiene assieme il paese", ha continuato Obama. Fiducia nel suo sistema bancario, nel suo sistema sanitario, nel suo sistema per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e nelle sue forze armate. "Quando si parla di sicurezza ciberentica si parla di fiducia", ha affermato Obama invitando tutti i presenti a lavorare assieme per stabilire quella che ha definito la costanza dei valori. Bisogna definire dei principi cardine che regolino i rapporti tra i cittadini le aziende e le istituzioni, ha aggiunto il presidente, comprendendo che questi rapporti non possono essere stravolti ogni volta che si presenta una nuova minaccia e che allo stesso tempo non possono rimanere immutabili di fronte a cambiamenti tecnologici e sociali radicali.

I quattro princìpi di Obama. Sono quelli sui quali si deve fondare proprio la nuova iniziativa comune che il presidente auspica. Eccoli: neutralità della rete; circolazione diffusa e tempestiva delle informazioni sui nuovi cyberattacchi e particolarmente dei dati tecnici e del profilo degli hacker; collaborazione tra pubblico e privato; immunità legale per le compagnie che informano il governo. E per provare agli astanti che il governo intende lavorare seriamente con i cittadini, le aziende di Silicon Valley e le università Obama ha scelto di firmare proprio a Palo Alto - e durante i lavori del Summit - un decreto presidenziale per facilitare l'accesso da parte delle aziende private alle informazioni sui cyberattacchi in possesso di organismi governativi come la National Security Agency. Agenzia questa che fino ad oggi non solo se le è tenute segrete ma che anzi ha attivamente cercato di scoprire le falle nei software delle aziende americane, comprandole dagli hacker al mercato nero.