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Dal cannone anti-drone alla biometria: Italia hi-tech contro il terrorismo

Dal cannone anti-drone alla biometria: Italia hi-tech contro il terrorismo
Il primo è in produzione in Gb e costerà un milione di euro per controllare un'area con otto chilometri di raggio. Ma c'è anche molta prevenzione: nuovi sistemi di analisi biometrica e software capaci di analizzare velocemente i big data
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UN CANNONE a radio-frequenza per intercettare e abbattere droni controllati da terroristi. È uno dei nuovi strumenti che il mercato tecnologico si sta affrettando a sviluppare, per soddisfare una domanda di sicurezza che si prevede in forte crescita, nei prossimi mesi. Principali acquirenti: i Governi, le pubbliche amministrazioni. È stato proprio il prefetto di Roma Franco Gabrielli, qualche giorno fa, ad annunciare l'arrivo di un sistema di sicurezza in grado di proteggere la città da droni nemici durante il Giubileo. "Ad oggi la tecnologia ancora non c'è ma sarà presto disponibile", dice Andrea Rigoni, consulente di sicurezza informatica per Nazioni Unite e Nato. "Il solo sistema ora in via di sperimentazione è prodotto da un trio di aziende britanniche (Blighter, Chess Dynamics e Enterprise Control System) e costerà un milione di euro per controllare un'area con otto chilometri di raggio. Si basa su un ricevitore radar e di un cannone radio a quadrupla frequenza, abbinato a un cannone ottico per l'accecamento", aggiunge.

Il cannone alza un muro di interferenze che scollega il drone da chi lo sta controllando. Gli impedisce di azionare gli ordigni presenti. "Nelle priorità di progetti di ricerca Nato, c'è lo sviluppo di tecnologie migliori per rilevare esplosivi: la sfida è riuscirci anche in zone molto frequentate, come gli stadi o concerti", aggiunge Rigoni. "Si lavora anche a nuove tecnologie da inserire a bordo di aerei di linea, per rilevare l'avvicinamento di missili terra-aria. La Nato sta sviluppando software di simulazione per addestrare i piloti a questi scenari, incluso il volo con perdita di spinta dai motori", continua.
 
Il cannone è la vetta tecnologica per difendersi da un attacco già in atto. Ma molte innovazioni in arrivo per la sicurezza anti-terrorismo riguardano invece la prevenzione: quindi il supporto alle attività di intelligence. Anche a questo, probabilmente, serviranno i 150 milioni di euro che il Governo ha annunciato di stanziare per la cybersecurity nazionale. Al Digital Day di Torino, a fine novembre, il premier Matteo Renzi si è detto favorevole all'uso di tecnologie più capillari: "mettere in comune tutte le banche dati, per far sì che ogni telecamera sia a disposizione delle forze dell'ordine, per taggare i potenziali soggetti".  Si tratta di nuovi software che analizzano le immagini delle videocamere di sicurezza, con algoritmi di intelligenza artificiale (i più evoluti usano il paradigma del "deep learning"): i più recenti possono identificare le persone anche se il volto è in parte coperto o camuffato; dal linguaggio del corpo, dall'andatura, dalla corporatura. Una rete di videocamere, disposti in luoghi diversi della città, può seguire il sospettato quasi ovunque. I software confrontano le immagini delle videocamere con una banca dati, delle persone "schedate" in precedenza. "Al momento lo fanno alcuni aeroporti internazionali, ma non in Italia. L'infrastruttura necessaria per farlo su larga scala sarebbe troppo complessa e costosa", dice Rigoni.
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Qui il fronte concreto di sviluppo, che dovrebbe arrivare anche in Italia, riguarda il potenziamento dei sistemi di analisi di dati complessi (big data), non necessariamente immagini. In particolare i sistemi di "behavioral analysis" per il riconoscimento di comportamenti potenzialmente legati ad attività terroristiche. Telefonate, acquisti, spostamenti in auto, aereo, treno... Tutti questi dati, messi assieme (quindi non presi singolarmente, ma incrociate) possono far scattare l'allarme "sospetto terrorista". "Si tratta di sistemi basati sia su Osint (Open Source Intelligence) sia su fonti di dati chiuse". "Tali sistemi potrebbero presentare alcune criticità da un punto di vista privacy", riconosce Rigoni. Una volta identificato un sospetto, le forze dell'ordine possono seguirlo in modo più preciso e accurato: oltre che con le classiche intercettazioni telefoniche, possono scattare a questo punto le indagini con il riconoscimento del sospetto nelle immagini delle video camere di sicurezza. Oppure il rilevamento del suo timbro vocale nelle telefonate o persino in luoghi pubblici.
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Negli Stati Uniti le forze dell'ordine già da tempo ricorrono a sistemi di intercettazione alternativi. Seguono il sospetto con la tecnologia Stingray, contenuta in una valigetta. Simula l'antenna cellulare di un operatore telefonico e così cattura il segnale del cellulare, di cui poi può seguire gli spostamenti.