''Addio social e web'', così si può realizzare il sogno dei Radiohead
di ROSITA RIJTANO
È possibile eliminare le proprie tracce dalla Rete? Il tentativo della band inglese interpreta un desiderio diffuso. Forse illusorio
Aggiornato 2 minuti di lettura
BLACK OUT. Svanire, cancellare ogni traccia di noi. Una tentazione che oggi non può prescindere dai contenuti che produciamo nel corso della quotidiana vita digitale. Prodromi i Radiohead. How to disappear completely, come scomparire completamente, è del resto uno dei brani più conosciuti della band inglese. E proprio a quelle note è sùbito tornata la mente, quando domenica la pagina web ufficiale degli artisti è stata pian piano offuscata. Fino a diventare bianca, vuota. Così come l'account Twitter, i profili su Facebook e Google+. Tutto dissolto. O quasi.
Ma come hanno fatto? Quando si parla delle nostre attività e non di ciò che gli altri dicono di noi sulla Rete, cimentarsi nell'impresa non è poi così difficile. "Sui social potremo riuscirci pure manualmente, eliminando un post o un tweet alla volta", ci spiega Matteo Flora, fondatore di The Fool, società italiana che si occupa di reputazione online. Niente paura: esistono soluzioni più rapide e sul web si ha l'opportunità di trovare diversi strumenti disponibili gratuitamente. Da provare, tenendo ben presente un particolare: attenzione, una volta compiuta l'operazione è impossibile tornare indietro. Sul fronte Twitter ci sono, per esempio, Tweet Delete, Tweet Eraser o Tweeticide che consentono di far fuori ciò che abbiamo scritto sulla piattaforma di Jack Dorsey completamente o solo in un determinato lasso di tempo.
Per Facebook c'è Delete My Timelime: un'estensione di Chrome che sfrutta il browser per emulare i tasti schiacciati e così far sparire dalla bacheca i nostri contenuti. "How to disappear from the internet", in che modo scomparire da internet, è invece l'ambizioso titolo di una guida stilata nel 2014 da un sito di web hosting di base a Londra, WhoIsHostingThis. Un memorandum che ha l'obiettivo di aiutarci a ridurre le nostre tracce online. Dalla cancellazione dell'email all'uso del motore di ricerca DuckDuckGo che non ti traccia, passando per la falsificazione delle informazioni presenti sugli account che non possiamo rimuovere. Perché il desiderio di esser dimenticati spesso non è solo una scelta morettiana, ma un'esigenza. Due servizi lanciati nel 2010 hanno fatto storia: Seppukoo e Web 2.0 SuicideMachine. Entrambi consentivano agli utenti di staccare la spina dai social network attraverso una procedura automatizzata. E hanno fatto il boom di adesioni: un successo che non è piaciuto a Mark Zuckerberg, tanto che prima li ha resi inefficaci e poi li ha portati in tribunale. Instagram: un'immagine dal video comparso sul profilo ufficiale della band dopo la cancellazione ''totale'' dal webTuttavia celebrità e aziende, in genere, non usano il fai-da-te. Preferiscono rivolgersi a dei professionisti del settore che creano dei programmini ad hoc. "Si tratta di sistemi che generalmente sfruttano le API", prosegue Flora. "cioè l'interfaccia di programmazione di un'applicazione che gli stessi social mettono a disposizione dei programmatori. Usandole si possono cancellare tutti i contenuti con qualche ora di lavoro". Costo dell'operazione? "Dipende, ma non più di qualche migliaia di euro". "Il vero problema non è cancellare i contenuti dai propri canali ma dall'intero web", suggerisce Andrea Barchiesi, amministratore delegato di Reputation Manager: società di consulenza milanese che, dal 2004, si occupa di monitorare e influenzare la percezione che la Rete ha di un marchio. "In questo caso, le tariffe variano dalle migliaia di euro, per i casi più semplici, alle decine di migliaia di euro per quelli più complessi. Ma pensare di aver eliminato ogni traccia è solo un'illusione. Inoltre, non fa cessare la conversazione su di noi. Fa solo in modo che noi non partecipiamo. La soluzione, quindi, è creare una narrazione alternativa".
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare: ai tweet, alle foto o ai post che vengono ripresi dagli articoli di giornale; ai contenuti che vengono indicizzati dai motori di ricerca per un determinato periodo, ai servizi professionali che ti permettono di recuperare le timeline eliminate, anche dopo mesi. Senza dimenticare Internet Archive: un sistema informatico che, ci fa notare l'esperto di social media e marketing Luca Conti, dal 2006 fotografa a cadenza regolare campioni rappresentativi dell'intero web. Così basta poco: in un'istantanea anche i tweet di Thom Yorke, il cantante dei Radiohead, tornano online. Tutt'altro che dissolti.
Macché scomparsi, quando Yorke twittava
Oggi il profilo Twitter del cantante dei Radiohead, Thom Yorke, è completamente vuoto. Bianco. Ma i suoi cinguetti sono tutt'altro che scomparsi. Merito del progetto Internet Archive, conosciuto anche con il nome di way back machine, la macchina del tempo della Rete. Creato da Brewster Kahle, imprenditore statunitense, si tratta di un sistema informatico che periodicamente fotografa campioni rappresentativi del web. Una vera biblioteca digitale per conoscere ciò che è accaduto online.