Vaticano

I tanti volti del Giubileo nel segno di Francesco

Papa Francesco e l'apertura della Porta santa di Bangui (afp)
La scelta di aprire la prima Porta santa in Africa, come simbolo di pace e di speranza. Il tema chiave della Misericordia. La cura dell'evento televisivo, pieno di colori e gioia. La valorizzazione di percorsi anche meno conosciuti della cristianità. Tutto, nell'evento che comincerà ufficialmente in Vaticano l'8 dicembre, è espressione del Bergoglio-pensiero. E si salda con la lezione del Concilio vaticano II
3 minuti di lettura
CITTA' DEL VATICANO - Giubileo. Si parte. A Bangui, capitale del Centrafrica, Paese più disastrato del Continente, piena periferia del mondo, la Porta Santa è stata aperta. Ora tocca a Roma, e tutto è pronto in Vaticano per la cerimonia con cui martedì 8 dicembre Papa Francesco spingerà con le sue mani la Porta della Basilica di San Pietro.

Un evento tanto discusso, finora, e che sicuramente ha anche altri volti rispetto a quelli già presentati. Iniziarlo a Bangui, ha detto il Pontefice, è stato un segno di pace e di speranza. Il vescovo di Roma lo ha fatto nel suo stile, imprimendo all'Anno Santo 2015 un marchio tipicamente bergogliano. Portarlo ora avanti, fino a novembre del 2016, vorrà dire conoscere anche altro. Ad esempio sarà un evento pieno di colori e di gioia. Segno di questo saranno proprio le immagini ultra definite e le inquadrature studiate per la diretta televisiva che il Centro televisivo vaticano (CTV) fornirà in mondovisione con una tecnologia di ultima generazione, per dare allo spettatore l'impressione di essere dentro l'avvenimento, quasi accompagnando fisicamente Papa Francesco nell'apertura della Porta.

Poi ci saranno i luoghi più suggestivi toccati dal principale cammino di fede del Giubileo. Dalla Basilica di San Giovanni in Laterano alla Basilica di San Pietro, passando per via dei SS. Quattro, Colosseo e Carcere Mamertino. Il Cammino Papale è uno dei quattro iter che condurranno i pellegrini alla scoperta dei luoghi più significativi della cristianità, un percorso di fede che - sulla sua strada - incontrerà alcune magnificenza storiche e artistiche di Roma, alcune poco conosciute.
[[ge:rep-locali:repubblica:128702549]]
Ma naturalmente non si dovrà prescindere dall'aspetto più intimamente spirituale. Ha spiegato lo stesso Jorge Bergoglio nella sua ultima intervista, trovando il tempo di concederla persino dopo il viaggio in Africa, al settimanale cattolico "Credere": "Ho sentito -  ha detto - che c'è come un desiderio del Signore di mostrare agli uomini la sua misericordia. Mi sono reso conto che occorreva fare qualcosa e continuare questa tradizione". Ecco così che Francesco spiega perché ha voluto mettere in risalto il tema della Misericordia per l'Anno Santo che sta per cominciare. "Il mondo di oggi ha bisogno di misericordia, ha bisogno di compassione, ovvero di patire con. Siamo abituati alle cattive notizie, alle notizie crudeli e alle atrocità più grandi che offendono il nome e la vita di Dio. Il mondo ha bisogno di scoprire che Dio è Padre, che c'è misericordia, che la crudeltà non è la strada, che la condanna non è la strada, perché la Chiesa stessa a volte segue una linea dura, cade nella tentazione di seguire una linea dura, nella tentazione di sottolineare solo le norme morali, ma quanta gente resta fuori". E continua: "È l'anno del perdono, l'anno della riconciliazione. Da un lato vediamo il traffico di armi, la produzione di armi che uccidono, l'assassinio d'innocenti nei modi più crudeli possibili, lo sfruttamento di persone, minori, bambini: si sta attuando, mi si permetta il termine, un sacrilegio contro l'umanità, perché l'uomo è sacro, è l'immagine del Dio vivo. Ecco, il Padre dice: 'Fermatevi e venite a me'. Questo è quello che io vedo nel mondo".
[[ge:rep-locali:repubblica:128702772]]
Sarà un grande impegno per Francesco. Lo si capisce già. Ma poi sarà anche il Giubileo delle sorprese. In fondo questo si è capito quando monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, al quale spetta il compito di organizzatore vaticano dell'Anno Santo, ha detto alla recente presentazione di un libro sull'argomento: "Il tema della misericordia è l'architrave che sorregge tutto il magistero di Papa Francesco ma per lui misericordia non è una parola, è un gesto concreto. E il Pontefice durante il Giubileo farà dei segni, un venerdì al mese, che ripercorreranno le opere di misericordia. Il primo gesto sarà l'apertura della Porta della Carità all'ostello Luigi di Liegro. Questo è per il venerdì di dicembre. Ma ogni mese ci sarà un segno. E anche i vescovi nelle loro diocesi dovranno riconoscere le esigenze concrete e dare le risposte".

Infine sarà anche l'occasione per ripercorrere i Giubilei del Novecento sotto un profilo storico, non meno interessante di altri aspetti. Dal primo Pontefice del secolo, Leone XIII, toccando il pontificato di Pio XI con l'Anno Santo del 1925 e quello del 1933, fino alle tragiche pagine del fascismo e della guerra mondiale, con Pio XII, il Papa della Roma occupata che, nel 1950, a guerra finita, indice un "Giubilaeum  maximum". Ma il Novecento è anche il secolo del Concilio Ecumenico Vaticano II, che segna una svolta profonda nella storia della Chiesa e nei rapporti sia interni che esterni al mondo cristiano. E' il Concilio fortemente voluto da Giovanni XXIII, il Papa che molti avrebbero immaginato figura di transito e che invece si rivela un gigante e un profondo innovatore. Giovanni XXIII non riesce a portare a compimento i lavori del suo Concilio: muore il 3 giugno 1963. Paolo VI, il suo successore, completerà la sua opera nello spirito di ecumenismo destinato a diventare l'impronta del nostro tempo. Non è un caso, allora, che siano proprio queste due figure di Pontefici, Giovanni XXIII e Paolo VI, quelle a cui Francesco si ispira e si richiama. E questo Papa ha indetto il nuovo Giubileo nel cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II.

Alle soglie dunque del grande evento le parole di Bergoglio, il suo invito alla tenerezza e alla condivisione si saldano naturalmente con la lezione di quel primo Concilio della modernità. E rinnovano simbolicamente nella memoria di molti la carezza che Giovanni XXIII mandò ai bambini dalla sua finestra, sotto la luna romana, la sera dell'11 ottobre 1962.
 
I commenti dei lettori